Richard Ford “Tra loro”

ford.jpgicona-voto-asino2icona-voto-asino2icona-voto-asino2icona-voto-mezzoasinoLa giuria di “La lettura” lo ha eletto libro dell’anno per il 2017.

Vinta la diffidenza legata all’analogo riconoscimento dato in passato all’imbarazzante “La verità sul caso di Harry Quebert” di J. Dicker, e stante d’altra parte l’importanza dell’autore, mi sono cimentato con questo breve libro che Ford dedica ai genitori.

Si tratta in realtà di due scritti, il primo dedicato al padre e il secondo alla madre, distanziati di una trentina d’anni; in entrambi i casi una sorta di ricordo-riflessione su due persone qualunque, brave, di non grandi pretese, di non grande cultura, e dalle piccole vite.

Il padre era un commesso viaggiatore di discreto successo, morto prematuramente di cuore, di cui contavano più le assenze dal lunedì al venerdì che le presenze quando, esausto, tornava a casa per il weekend.

Oggi lo ‘vedo’ come un uomo grande, grosso e sorridente, ritto oltre una barriera fatta d’aria, che mi guarda, forse mi cerca con lo sguardo, riconoscendo in me suo figlio, ma non avvicinandosi mai abbastanza perché io possa toccarlo”.

La madre era una donna intelligente, simpatica, vitale, duramente colpita dalla perdita del marito, preoccupata fino all’ultimo di essere se possibile di aiuto all’unico figlio avuto, e di non pesargli troppo, neppure nel corso della malattia che la colpì, uccidendola.

Il libro è decisamente bello: mi ha colpito in particolar modo il modo sommesso col quale viene esposto un punto di vista sui fatti ed esistenze sempre insolito:

“Se dovessi farlo direi che, proprio perché ero suo figlio, oggi posso riconoscere che la vita è breve e ha delle manchevolezze, e che ancora una volta, per essere accettabile, richiede cruciali elusioni e riempimenti. Quasi tutto se ne va, tranne l’amore”.

“Qualcosa, però, me ne rendo conto, una qualche essenza della nostra vita, mia e di mia madre, queste parole non bastano a chiarirla: come se non ci fossero abbastanza parole e abbastanza memoria per ricostruire una vita e farlo nel modo giusto“.

Soprattutto ho trovato bella la rievocazione perplessa, pensosa, cauta, sobriamente affettuosa, di due vite così anonime eppure così importanti. Ed è solo alla fine che Ford si lascia andare a dire: “Quando qualcuno mi chiede della mia infanzia dico sempre, come ho testimoniato in questo libro, che ho avuto un’infanzia meravigliosa, e che i miei genitori sono stati genitori meravigliosi”.

Toccanti, forse più per merito della narrazione che in sé, le rare immagini in bianco e e nero che corredano il racconto, oltre che quella di copertina che mi piace pensare sia del piccolo Richard Ford.

Poronga

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2 thoughts on “Richard Ford “Tra loro”

  1. Sì, un bel libro, sicuramente un libro di qualità. A tratti commovente come può esserlo la rievocazione del rapporto fra i genitori e fra loro e Ford, che a volte sembra quasi scusarsi di essersi intromesso ” tra loro ” a, se non disturbare, almeno mutare un rapporto che era a suo modo perfetto. E anche una interessante descrizione della ” American way of life ” nel sud degli Stati Uniti negli anni fra i ’20 e i ’50. Ottima la scrittura e buona anche la traduzione. Oltre alle frasi già riportate da Poronga, a me è piaciuta questa: ” La morte inizia molto tempo prima di quando arriva. Persino nel cuore della morte c’è ancora della vita che deve essere vissuta. “. Curioso anche il fatto che il libro si componga di due parti, scritte a distanza di 30 anni (io ho decisamente preferito quella scritta più tardi, che è messa però per prima ). . Per me non il miglior libro uscito nel 2017, ma concordo col voto di 3 teste e mezzo.
    P.S. Caro Poronga, non voglio fare il solito pedante e mi spiace rovinare una tua poetica fantasia, ma è ovvio che la foto di copertina non è del piccolo Richard: secondo te esistevano quelle scarpe negli anni ’50?

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