Jonathan Coe “La famiglia Winshow”

coe.jpgicona-voto-asino2icona-voto-asino2icona-voto-asino2Nessuno ha ancora parlato di questo più che degno autore, e quindi mi affretto a colmare la lacuna.

Soprattutto in questo romanzo, certamente il migliore fra quelli che ho letto, Jonathan Coe mi è parso una specie di Pennac (si intende, quello dei giorni belli) britannico: brillante e acuto, racconta con ritmo e gran senso del romanzo e della narrazione la storia di una orribile e potentissima famiglia -i Winshow, appunto- che incarna il cinismo e la mancanza di scrupoli del capitalismo, sia passato che presente.

Tutto nasce da un omicidio che, onde coprire i suoi loschi traffici con il nazismo, Lawrence Winshow commissiona a danno del fratello Godfrey, fatto poi risultare ufficialmente abbattuto dalla contraerea tedesca durante una missione di guerra.

La sorella Tahita, l’unica altra anima buona della famiglia e la sola ad aver capito tutto, accusa senza mezzi termini Lawrence, guadagnandosi in tal modo un ricovero permanente in manicomio.

Di lì Tahita incarica Michael Oven, un giovane giornalista-scrittore originale e un po’ stranito, di condurre un’inchiesta onde raccogliere le prove dell’omicidio del fratello.

Michael, nonostante i vari decenni trascorsi, accetta ed incomincia a peregrinare fra i vari membri della famiglia (tre generazioni: nel libro c’è anche un albero genealogico alla maniera dei Kennedy), tutti rappresentati in modo efficace e felice; tra questi il cinico finanziere, il politico maneggione, la giornalista opinion-maker dal feroce e cannibale qualunquismo.

Coe regge benissimo e con brio il gioco per quasi 500 pagine, con una serie di personaggi che entrano ed escono, intersecandoli con altre varie storie fra le quali quella, assai bella, dell’amore fra Michael e Fiona; il tutto, spesso, con un puntiglioso riferimento all’allora imperante thatcherismo e alla bieca privatizzazione da questo imposta a danno delle classi più deboli, dove spicca la descrizione delle pietose condizioni dell’ospedale pubblico nel quale viene ricoverata la povera Fiona.

Un bel libro, ottimo per il periodo vacanziero.

Poronga

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