Lev Tolstoj “Due ussari”

tol.pngicona-voto-asino2icona-voto-asino2icona-voto-asino2icona-voto-asino2In una città della provincia russa giunge come un ciclone il conte Turbin, chiassoso ed esuberante ufficiale dalla prorompente vitalità. In una febbrile girandola Turbin seduce la bella vedova Anna Fedorovna, salva dal disonore un compagno d’armi che ha perso da un baro i soldi non solo suoi ma anche del reggimento, fa baldoria notte e giorno con zingare maliarde ecc. ecc.. Questa prima parte si chiude bruscamente con la notizia che, un giorno, Turbin muore “ucciso in un duello con non so quale straniero, che aveva preso a frustate per la via”.

Vent’anni dopo, nella stessa cittadina, giunge il figlio di Turbin. Anch’egli è un ufficiale russo e viene alloggiato nella casa dell’ormai matura Anna Fedorovna.

Lì incontra Liza, la bella figlia di Anna e forse di Turbin (quello morto), e cerca di sedurla.

Il ragazzo, pur bello, è la sbiadita e, si scoprirà, alquanto meschina, copia del padre.

Il racconto si chiude con il commilitone Polozov, segretamente e teneramente innamorato di Liza, che grida: “Conte Turbin! Voi siete un mascalzone!“.

Il racconto è decisamente bello, perfettamente costruito, e dà anche prova della grande capacità di introspezione e descrizione umana di Tolstoj.

Poronga

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