John Fante “La strada per Los Angeles”

fan.pngicona-voto-asino2icona-voto-asino2icona-voto-asino2John Fante è un autore italo-americano molto legato alle sue origini abruzzesi, tanto che in diversi suoi godibili romanzi protagonista è la ruspantissima famiglia dei Molise, trapiantata negli USA.

Fante, almeno in Italia, ha goduto, direi meritatamente, di un periodo di grande riscoperta grazie alla sua penna sapida e veloce, condita da una dose di non comune humor, anche se le storie che narra, soprattutto nei suoi racconti, sono spesso tremende (non a caso era lo scrittore preferito di Bukowski).

Questo romanzo non parla però dei Molise ma è il primo libro della trilogia su Bandini, ed è quello che mi è piaciuto di più, anche del maggiormente celebrato “Chiedi alla polvere”.

Arturo Bandini è un diciottenne onanista, iperbolico, fannullone, bambinescamente mitomane (grande la scena in cui spara ai granchi), dalla inguaribile megalomania.

Lettore autodidatta di Nietzsche e di altri vari testi di filosofia, di cui qua e là ammette di non capire molto, si serve di queste letture per tentare di porsi nei rapporti con gli altri -massimamente con la sorella, assieme alla quale e alla madre vive un’esistenza abbastanza squallida, tanto che a loro deve pensare lo zio materno- su un piedistallo, dall’alto del quale declama frasi roboanti quanto scombiccherate.

Ne viene fuori -il paragone sarà vieto ma secondo me è centratissimo- il ritratto di una specie di Don Chisciotte del periodo della post-depressione degli anni ’30, che viene maltrattato da tutti e che si maltratta (Bandini è anche autolesionista).

Bandini si ficca in imprese più grandi di lui e comunque disperate, ma nonostante tutto va avanti, verso nuove, ingloriose e sonanti débâcle, in una sorta di autismo suicida.

Come giustamente dice Sandro Veronesi nella bella introduzione, ne viene fuori un personaggio leggendario, solo, bastonato, e perditore come pochi.

Tutto ciò è sorretto dalla grande vis comica e narrativa di Fante, in certi momenti spassosissimo, ad esempio nel già citato episodio dei granchi, in quello delle “prove d’artista” di Bandini, o quando è alle prese con la segretaria “troppo racchia”.

Una citazione tanto per dare un’idea di come scriveva John Fante: “I suoi occhi parevano ostriche fradice su un foglio di carta di giornale“.

Poronga

2 thoughts on “John Fante “La strada per Los Angeles”

  1. Io ricordo una ‘ riscoperta ‘ di Fante risalente a molti anni fa, lessi appunto ‘ Chiedi alla polvere ‘ e restai piuttosto freddo. Ma confesso il mio scarso amore per questo tipo di scrittori americani contemporanei. Visto quello che dice Poronga, farò un altro tentativo. Però devo dire che – i gusti sono gusti – quella citazione “I suoi occhi parevano ostriche fradice su un foglio di carta di giornale“ non è che proprio mi faccia impazzire, anzi mi sembra piuttosto di maniera. Che è il motivo per cui faccio fatica ad apprezzare questi scrittori. Ci proverò.

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