Harold Pinter “I nani”

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Harold Pinter ha fatto parte di quel gruppo di scrittori, noto come ” i giovani arrabbiati ” che sconvolse la società inglese negli anni ’50.

Io non sono così vecchio, ma quando cominciai ad interessarmi alla letteratura inglese, all’inizio degli anni ’70, lo sconvolgimento causato da quei monellacci era ancora vivo. Pinter era a tutti gli effetti un esponente importante del gruppo, ma se aveste chiesto allora chi erano i rappresentanti di maggior spicco, vi avrebbero parlato di Waterhouse, Sillitoe, Kingsley Amis ( padre, molto più talentuoso, di Martin Amis ). Magari i più raffinati avrebbero citato John Wain – n.b. senza e finale – grande scrittore e letterato quasi sconosciuto in Italia e purtroppo ormai trascurato anche in patria ( fra l’altro, se a qualcuno può interessare, Wain paradossalmente si arrabbiava moltissimo quando veniva iscritto al filone degli arrabbiati ). O anche, per restare al teatro, Osborne. Eppure, di tutto quel gruppo di scrittori di indubbio talento, l’unico a vincere il Nobel è stato Pinter. Forse partito più lentamente ma che poi ha dato al teatro contributi di indubbio valore per molti decenni. E ha scritto anche le sceneggiature di un gran numero di film notevoli per grandi registi da Losey a Kazan a Ivory per finire con Kenneth Branagh.

Meno nota, almeno a me, la sua attività di romanziere e quindi, essendomi capitato fra le mani quasi per caso questo libro, non mi sono fatto sfuggire l’occasione di leggere finalmente per la prima volta un suo romanzo. I nani è stato scritto da Pinter poco più che ventenne all’inizio degli anni ’50, poi mai pubblicato – anche se nel 1960 ne trasse una breve commedia – e finalmente rivisto nel 1989 e dato alle stampe con alcuni tagli. Dirò senza mezzi termini che il manoscritto poteva anche restare nel cassetto e non sarebbe stata una grande perdita. Volendo essere più indulgenti, si possono trovare due motivi di interesse. Il primo è una descrizione della vita e dello stato d’animo dei giovani protagonisti in una Londra povera, che porta ancora tutte le ferite della guerra – ma altri ‘ giovani arrabbiati ‘ più portati per la forma del romanzo hanno scritto opere molto migliori. E poi, per chi è interessato a Pinter, questo libro mette già in luce molte caratteristiche del Pinter maturo, e si può ben essere indulgenti con un ventenne. Ma è evidente che la struttura stessa del romanzo è debole, e Pinter pensa e scrive già come un drammaturgo e non come un romanziere. Alcuni tratti dei personaggi sono ben delineati, i dialoghi densi, ma è il tessuto connettivo ad essere debole. Ho visto che poi Pinter ha scritto un’altra decina di romanzi, non so di che livello, ma non c’è dubbio che il terreno dove si muove più a suo agio, tanto da diventare un maestro e meritarsi il Nobel, sia quello della drammaturgia.

Traddles

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