Noah Harari “Homo deus”

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Questa non è una recensione, sono pensieri innescati dall’ultimo libro di Harari, che mi servono per comunicarvi lo spessore di questo testo, che peraltro non ho ancora finito di leggere, ma è tale l’urgenza di raccontare il suo valore, che non posso fare a meno di scriverne sull’Asino, promettendomi di integrare. La cosa peraltro ha un senso, perché il libro coinvolge così tanti temi, che in fondo, forse è meglio discuterne separatamente.

Il libro parla del futuro dell’Homo Sapiens e fa delle ipotesi. Per trattare ciò evidentemente parte dal presente e talvolta dal nostro passato. Il tema che sto per trattare è una analisi del presente, su cui bisogna riflettere per progettare il futuro.

Sono sempre stato onnivoro e credo che l’Homo Sapiens lo sia a dispetto di tutte le mode e le culture. Penso che l’H.S. sia biologicamente onnivoro e che le disquisizioni che negano questa realtà siano solo fantasie ideologiche. Questo non vuole dire che se un uomo, si ciba solo di vegetali muoia, ma certo l’evoluzione lo ha programmato per una alimentazione che comprende cibi di provenienza animale. Se qualcuno ha voglia di fare diversamente, può farlo e non muore, ma questo conta poco.

L’altra questione di cui sono sempre stato convinto, e che il buon H. ha messo in crisi nel mio modesto pensiero, è che per dar da mangiare a tutti, non possiamo fare troppo gli schizzinosi: per intenderci, occorre produrre cibo in modo efficiente economico ed industriale. Ad esempio credo che il bio sia uno snobismo che si possono permettere solo i ricchi della terra e che gli OGM se ben gestiti, siano indispensabili se non vogliamo che in futuro molte persone sulla terra rischino la fame (parliamo sempre di poveri, perché i ricchi evidentemente non hanno di questi problemi…).

Harari però, nel suo libro, mi ha messo la famosa pulce nell’orecchio e mi ha fatto capire che la questione non è così semplice e su questa circolano pericolosi pregiudizi. Soprattutto perché nel mondo si fa ricorso ad una alimentazione basata principalmente a cibo di origine animale.

Occorre partire un po’ più da lontano ed il nostro, lo fa con la consueta lucidità e onestà intellettuale: bisogna capire innanzi tutto in che cosa noi uomini differiamo dagli animali, perché è qui che sta il punto.

H., da persona seria quale è, non affida il discorso a filosofie, religioni fedi ed ed altri esercizi della mente, ma riporta quanto si evidenzia dal metodo scientifico (l’unico verificabile che al momento conosciamo..) e ci mostra dati alla mano, che la differenza tra il Sapiens ed alcuni pochi altri animali (i mammiferi, alcuni uccelli, i polipi e pochi altri…) non è così grossa come crediamo. Sembra strano, ma non si sta scherzando: per molti aspetti che riguardano noi e loro, la scienza per quel che è in grado di verificare oggi, dice proprio questo.

Risultato, l’uomo non è così superiore a loro tanto da disporne come desidera: la questione è discutibile. L’uomo ha il diritto di cibarsi degli animali (dato che è una incontrovertibile questione biologica) ma, purtroppo, al contrario di quello che ci hanno insegnato le religioni, noi non siamo così diversi, non abbiamo un ‘anima o una coscienza che ci differenzi in modo così sostanziale dagli altri mammiferi. Abbiamo sì qualche circonvoluzione cerebrale in più, ma questo non giustifica l’idea di appartenere ad una “categoria” diversa. Quindi, abbiamo il diritto di ucciderli e cibarci di loro, come il leone fa con la gazzella, ma non abbiamo il diritto di sottometterli e farli soffrire.

Qui arriva il punto: come facciamo? Come la mettiamo con il discorso che facevo prima, sul fatto che se vogliamo dare da mangiare a tutti sulla terra, dobbiamo ricorrere all’industri alimentare? La questione, secondo me diventa di strategia economica e di scelta alimentare. Se vogliamo che un hamburger costi 1 euro e vogliamo mangiarne 10 alla settimana e che un litro di latte ne costi 1,5 e vogliamo farlo fuori in un paio di giorni (dati forse un po’ esagerati, ma se si guarda come si cibano negli USA, non siamo lontani…) , siamo costretti a produrre in un certo modo e questo modo, anche se siamo coscienziosi e riusciamo a preservare il benessere animale fisico (che peraltro non è sempre garantito) sicuramente (lo dimostra la scienza) non preserviamo il benessere psichico e provochiamo significative sofferenze.

La questione, che è stata ambigua finora, è che non abbiamo un diritto conferito da Dio dopo la creazione di pagare un hamburger così poco, solo perché noi abbiamo un anima e loro no e in più sono stati creati per soddisfare i nostri desideri.

Dio è morto, o almeno questo Dio, e noi questo diritto non l’abbiamo, per cui, eticamente, non possiamo produrre in questo modo.

Ma la notizia buona è che non abbiamo bisogno di mangiare un hamburger al giorno da 1 euro: da un punto di vista biologico, abbiamo capito che così facendo, non solo creiamo sofferenza agli animali, ma ci esponiamo a rischi sanitari significativi anche noi. Quello che ci occorre è mangiare un hamburger alla settimana del costo di 10 euro, e questo, fa in modo che il nostro modo di produrre cambi in modo sostanziale, garantendo benessere animale, vita sana per noi e compatibilità con l’ambiente.

Ovviamente, quel che voglio dire è che la scelta di privilegiare l’origine animale del cibo, è una scelta che non solo non sarà ancora per molto tempo compatibile con l’ecosistema, ma non può più essere considerata neppure una scelta etica.

Morale, non è che Harari mi abbia fatto diventare vegetariano, ma sicuramente mi ha fatto ripensare alla questione alimentare ed agli annessi filosofici che gli stanno intorno. Non è banale: è un discorso profondo su chi siamo e come è strutturata la nostra cultura. Non possiamo più evitare riflettere sui nostri pregiudizi che riguardano la visione dell’ambiente e di come interagire con esso, perché se finora tutto ha retto in qualche modo, sicuramente nel futuro non sarà più così e dovremo attrezzarci opportunamente se non vogliamo che l’Homo Sapiens scompaia dal pianeta per sua stessa mano.

Non è un discorso nuovo, la questione animale è vecchia e ne abbiamo sentite a non finire da posizioni del tutto fideistiche. La novità è che H. non ci fa un discorso filosofico, o meglio, ci parla di una questione etica, e quindi filosofica, ma ci fornisce i dati scientifici che la corroborano. L’approccio mi sembra totalmente originale e molto convincente.

“Breve storia del futuro” è il sottotitolo dell’ultimo lavoro di Noah Harari e, per un uomo che si affaccia al XXI secolo il tema è significativamente interessante.

Penso che vi siano veramente poche persone, con un minimo di consapevolezza e almeno un figlio sotto i quarant’anni, che non provino un senso di soffocante angoscia, quando pensano al futuro che aspetta il pianeta e i propri discendenti.

Abbiamo vissuto gli ultimi 50 anni di storia, in un periodo che, nonostante tutto, ci ha regalato anni decisamente migliori di quelli che li hanno immediatamente preceduti. Non vi sono stati conflitti epocali, problemi come fame, malnutrizione, malattie sono diminuiti d’intensità in tutto il pianeta. Il numero di morti per cause non naturali è diminuito in percentuale, rispetto a quello del mezzo secolo precedente. Sono stati in fondo 50 anni tranquilli.

Ora, affacciandoci al terzo millennio, i problemi apparsi sul tavolo sembrano essere molteplici. Ci sono questioni a breve, a medio e a lungo tempo. Quelle che si presentano a medio e lungo, mi sembrano le più preoccupanti ed è di queste che H. si occupa nel suo libro. Tra quelle a medio periodo quella ambientale appare la più urgente e complessa da affrontare ed H. ci dice la sua, come sempre, con assoluto pragmatismo, scevro da false ideologie.

Esistono alcuni scenari compatibili con i dati che attualmente possediamo. Il pianeta Terra al momento è come una belva inferocita per le ferite che gli abbiamo inferto ed ha tutta l’intenzione di farcela pagare. La temperatura si sta incontrovertibilmente alzando a un ritmo un po’ imprevedibile (nonostante le smentite di qualche politico idiota e qualche scienziato disonesto e prezzolato come il nostro Antonio Zichichi), l’acqua potabile inizia a scarseggiare a livello planetario, il clima mondiale ha iniziato a generare mostri e le risorse energetiche non sono ancora un problema risolto (anche se si stanno facendo grandi passi avanti).

Per H. stiamo ingaggiando una corsa contro il tempo, con il pianeta. Il riscaldamento naturale sommato a quello di origine umana da una parte, contro la tecnologia e le politiche di sviluppo, dall’altra. Ovviamente vi sono due soluzioni possibili: se vince il pianeta, vi lascio immaginare che cosa succede: la Terra ha attraversato, da quando la vita è presente, ben cinque estinzioni di massa (David Wallace Wells, New York Magazine, USA) ed una sesta estinzione non farebbe sicuramente scalpore….Ma, il nostro, non pensa che questa sia l’unica possibilità: infatti esiste la possibilità che scienza e tecnologia siano ormai così potenti da poter aggirare il problema, se ben utilizzate. Attenzione, ho detto aggirare, non risolvere! Che la terra si stia trasformando in un pianeta scarsamente abitabile, è possibile, ma grazie appunto alle nuove tecnologie l’uomo potrebbe diventare un nuovo soggetto non più del tutto organico, ma una specie di ibrido con caratteristiche sovrumane dotato di elementi in parte naturali ed in parte artificiali. Ora non saltate sulla sedia, non accusate di fantasia delirante: esistono già mentre sto scrivendo, organismi di questo tipo. Io non lo sapevo (come credo molti di voi) , ma già esistono degli esseri chiamati robo-topi, che sono delle cavie di laboratorio in grado di essere guidate con un telecomando (si, tipo le automobiline radiocomandate con cui giocava mia figlia…) da un operatore umano. Come è possibile? Non sembra neppure troppo complicato: mappando il cervello dei topi e riconoscendo alcuni centri di elaborazione dati, sono stati applicati degli elettrodi nella aree interessate dal moto, per cui premendo il tasto “destra”, al topo in questione verrà il “desiderio” di girare a destra, per cui girerà a destra…e così via.

Ovviamente la questione è solo all’inizio e la strada da percorrere lunga, ma con grande probabilità, l’ H.S. Riuscirà ad estendere questa pratica anche a sé stesso e creare individui con capacità estreme e pianificate a tavolino. La biotecnologia e la bioingegneria faranno il resto e non è impossibile che in un futuro non lontanissimo la Terra si popoli di soggetti, in grado di vivere in condizioni estreme, senza grandi limiti alla longevità,senza l’obbligo di lavorare e produrre per vivere (ci saranno “macchine” che penseranno a questo) e che abiteranno un pianeta infuocato e infernale, vivendo una realtà in gran parte virtuale.

Ognuno obbietterà sul valore e sull’inquietante significato di tutto ciò: che senso avrà la parola umanità, che scopo, che fine, in una situazione del genere? Difficile rispondere…H. ci dice, con una buona dose di cinismo, la sua, ma non vi rovinerò la sorpresa e questa ve la lascerò scoprire dalla lettura del suo libro. Sappiate che è inquietante, ma a pensarci veramente bene, neanche troppo…in fondo è ciò che è sempre accaduto….

Come dicevo, la questione ambientale è rilevante a medio periodo, ma con più ampio respiro i problemi che si pongono ai Sapiens non sono da meno. Il tema più “scottante” è forse quello legato alle possibilità che scienza e tecnica daranno all’uomo nel lungo periodo. H. ipotizza scenari veramente delicati e si chiede se l’uomo sarà in grado di gestirli.

Il problema più consistente è quello dell’intelligenza artificiale, infatti in un futuro non lontano saremo in grado di produrre macchine con una mente molto simile alla nostra, che imparano dai propri errori, che analizzano e risolvono problemi, dotati di una intelligenza e di una rapidità di calcolo impensabile per un umano (già oggi, è diventato assolutamente impossibile per un campione di scacchi riuscire a vincere una partita con un computer..). Che cosa accadrà, quando queste macchine avranno una diffusione capillare e la loro intelligenza verrà applicata ai campi più svariati? Che cosa accadrà quando vi sarà un “internet-di-tutte-le-cose” e il frigorifero dialogherà con l’auto, che andrà a fare la spesa da sola e con la fabbrica di surgelati che modulerà la sua produzione del tal prodotto, in funzione delle richieste dei consumatori in tempo reale? Che cosa accadrà, quando masse di individui diverranno assolutamente inutili, perché non vi saranno più ne fabbriche, ne eserciti? Che cosa accadrà, quando gli algoritmi che elaborano i big-data, sapranno su di noi stessi, più di quanto noi sappiamo ed a loro ricorreremo per avere consigli su che studi intraprendere, su quale ragazza indirizzare i nostri desideri affettivi e sessuali, su quale professione scegliere per il nostro futuro? Che cosa accadrà, quando le “macchine” sapranno a priori quale saranno i risultati delle elezioni? Che cosa accadrà…….? Che fine farà la democrazia, la libertà di scelta, il desiderio e la passione degli uomini….?

Anche qui, il nostro grande H. ha delle risposte precise e ben dettagliate, ovviamente anche se ipotetiche. Ma anche questa volta non vi rovinerò la sorpresa e lascerò che le scopriate da soli gustandovi la lettura.

Vi suggerisco soltanto una cosa: non demordete, arrivate alla fine, perché fino all’ultima pagina H. riuscirà ancora a sorprendervi, ponendo questa volta a voi la domanda nodale, lasciandovi smarriti e perplessi a pensare a tutto ciò che avete appreso dal suo libro e al significato recondito che può avere…..

Mr. Maturin

 

2 thoughts on “Noah Harari “Homo deus”

  1. Salve Poronga, il messaggio di Harari credo si anche il non aggrapparsi testardamente all’onnivorismo biologico come bussola delle nostre scelte. Ciò che facciamo e scegliamo è determinato in minima parte dal nostro disegno biologico, è la cultura il vero motore dell’agire, anche se rende l’uomo piu infelice e malato. La sua frase “biology enables, culture forbids” fa capire che non v’è nessu agire sbagliato o giusto dal momento stesso che esso è possibile, siamo noi che decidiamo quali comportamenti attivare/vietare a seconda dei nostri valori e convinzioni( quindi cultura). Per cui non è sbagliato mangiare carne, assolutamente, ma non è nemmeno sbagliato non mangiarla, è solo una questione di scelte. Scelte che possono dipendere in maniera soggettiva da diverse variabili:’impatto sulla salute ( possiamo decidere di dar priorità al piacere e non alla salute per esempio), impatto ambientale, valori etico morali, economia…insomma tutto è ammesso. L’importante è prendere atto di cosa ogni scelta comporti…alle lobby poi farsi guerra tra loro per accapararsi la fetta di mercato più grande!!
    CBA

  2. Mi permetto solo di consigniarti un documentario “food choice”. Lo trovi su netflix ma immagino sia anche in rete. Un punto di vista interessante almeno da ascoltre.
    CBA

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