Irvine Welsh “Serpenti a sonagli”

wel.pngicona-voto-asino2.pngicona-voto-asino2.pngicona-voto-asino2Irvine Welsh, scozzese ruspante, è esattamente come te lo immagini: corpulento, cranio rasato, tatuaggi, maglietta a mezze maniche (preferibilmente nera) anche a dicembre, ventrazza birrosa.

L’ho sentito l’anno scorso al Festival di Mantova e mi è sembrato un tipo decisamente rimarchevole, non solo e non certo per il suo aspetto.

Autore del bellissimo “Trainspotting”, forse oscurato dall’omonimo film, l’ho ritrovato in questo libro di racconti che ne confermano il particolarissimo talento; sembra scrivere “come viene viene”, ma in realtà scrive da dio.

Ecco quindi tre tipi strafatti in giro per il deserto del Nevada e una inimmaginabile fellatio fatta per salvare il malcapitato dal morso di un serpente velenoso proprio “lì”; un tizio scapestrato che gestisce un bar alle Canarie  cercando una vana fuga da moglie e figlia; tre amiche di Chicago glamour e assatanate costantemente sull’orlo di una crisi di nervi; un film-maker e sceneggiatore che proprio quando sta forse finalmente sfondando si imbatte in una Miss Arizona d’altri tempi appassionata di imbalsamazione…

Credo che questo libro piacerebbe molto a Joe Lansdale, che sembra aggirarsi tra le sue pagine.

Non si va certo per il sottile: “Cynth diventa tutta squinzietta oca come tendono a fare certe tardone ogni volta che c’è in giro un quarto di manzo fresco”. E la morale è sempre la stessa: “Non c’è pace per i dannati”.

Poronga

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