Andrea Villa “Nelle isole del sole”

vil.jpgicona-voto-asino2icona-voto-asino2icona-voto-asino2icona-voto-mezzoasinoQuasi tutti gli italiani che hanno fatto le medie o una vacanza nelle isole dell’Egeo, sanno che in un periodo storico non lontano, l’Italia ha governato su un piccolo gruppo di isole dell’Egeo Orientale.

Pochissimi sanno come si svolsero i fatti di quella dominazione.

Tutto iniziò nel 1912, durante la guerra Italo Turca, quando l’Italia che aveva l’intenzione di occupare la Libia, allora sotto il dominio dell’impero Ottomano, decise di inferire un colpo più vicino al cuore dell’Impero e pertanto si concentrò sulle isole del Dodecanneso, veramente prossime alle coste della odierna Turchia, iniziando dall’isola di Astipalia (che divenne Stampalia).

La nostra dominazione iniziò con un atteggiamento costruttivo e collaborativo nei confronti delle popolazioni occupate (se così ci è concesso dire, in una operazione comunque di colonizzazione).

Si pensò fin dall’inizio a foraggiare lo sviluppo della agricoltura e dell’allevamento (ovviamente con intento opportunistico, ma decisamente utile anche agli abitanti delle isole), ma soprattutto si gettarono le basi per uno sfruttamento turistico di queste zone. Rodi fu l’obbiettivo principale di questa operazione, infatti vi furono costruiti alberghi di pregio e addirittura un campo da golf. Le cose si misero bene e l’isola principale dell’arcipelago diventò ben presto una meta turistica ricercata ed ammirata. Lo sviluppo economico premiò di fatto anche gli abitanti e tra occupanti ed occupati si instaurò un clima di efficace collaborazione.

L’isola di Leros invece, divenne il centro militare italiano e vi fu posta l’importante base aeronavale, equipaggiata con navi della marina e soprattutto i prestigiosi idrovolanti, vanto della nostra tecnologia aeronautica.

Ma fin qui non è ancora gran ché, perché il succo della vicenda è che si volle costruire, nelle vicinanze della base navale, un nuovo villaggio, che prese il nome di Porto Lago (ora Lakki) applicando i più moderni e rigorosi dettami della innovativa Architettura Razionalista.

Sia da un punto di vista urbanistico che da quello estetico costruttivo, non si badò a spese ed impegno e venne realizzato un piccolo vero gioiello del Movimento Moderno, dotato di servizi e comodità impensabili in quell’epoca, in una sperduta isola greca, abitata fino al giorno inanzi, da pastori con una economia di sussistenza.

Inizialmente dunque, le cose andarono abbastanza bene ed i nuovi dominatori vennero presi quasi in simpatia (in questo caso nel confronto con i vecchi, fu un po’ come sparare sulla croce rossa…gli Ottomani come padroni di casa non dovevano essere un gran ché…). Vi fu integrazione tra i coloni italiani e la popolazione residente, l’economia e la cultura trovarono uno sviluppo evidente e tutto sembrava marciare per il meglio. Tutto ciò si dovette soprattutto al Governatore del Dodecanneso Mario Lago, in onore del quale venne intitolato il porto più importante dell’isola.

Come è noto, in breve tempo, le vicende italiane volsero al peggio e con l’avvento del Fascismo, quell’atteggiamento iniziale nei confronti della colonie mutò improvvisamente. La dominazione italiana si inasprì, fu potenziato l’aspetto militare e Leros divenne a tutti gli effetti l’arrogante roccaforte italiana dell’Egeo.

Le difficoltà economiche sorte in madrepatria si riverberarono sulle colonie, che iniziarono a soffrire per la scarsezza degli approvvigionamenti. L’ideologia fascista abbandonò quei propositi iniziali di integrazione e sviluppo e si procedette ad una “italianizazione” forzata degli abitanti. Nelle scuole si fece in modo di mettere da parte la cultura e la lingua greca e si insegnò soltanto l’italiano. Il potere italiano si fece più arrogante e repressivo.

Il culmine di questa involuzione fu la nomina a governatore di Cesare Maria De Vecchi, che applicò le leggi razziali e soppresse le autonomie religiose. Iniziò di fatto la persecuzione sia dei cittadini greci ortodossi che degli ebrei, e come al solito questi ultimi ebbero la peggio.

La situazione economica e politica in Italia si stava deteriorando a ritmo serrato e nelle colonie, si interruppero quasi totalmente i rifornimenti perché la madrepatria, impegnata nel conflitto mondiale non fu in grado di foraggiare i suoi possedimenti d’oltre mare.

Le sorti della guerra sono ben note, ma per il Dodecanneso il peggio arrivò con l’Armistizio dell’ 8 settembre 1943.

I Tedeschi decisero che la dominazione italiana doveva finire. Affermarono che la Fortezza di Leros doveva cadere e così si adoperarono per fare.

Gli Americani, nel frattempo, decisero che l’Egeo Orientale non aveva importanza strategica e lo abbandonarono.

Rimasero gli Inglesi al nostro fianco, ma anche loro, afflitti da mancanza di mezzi al par nostro. Per le isole si stava mettendo male.

Ci furono episodi drammatici: le poche navi di rifornimento partite dall’Italia alla volta delle colonie furono facile bersaglio della marina e della aviazione tedesca. Navi cariche di profughi che tentavano di lasciare le isole per tornare in patria subirono la stessa sorte. Morti, migliaia di morti.

Nel Dodecanneso si diffuse la fame e il terrore. Non solo scarseggiava il cibo, ma divenne inquietante la mancanza di munizioni per fronteggiare l’urto con i Tedeschi, che concentrarono il loro sforzo su Porto Lago. La Fortezza doveva cadere ed attraverso scontri sanguinosissimi e poco conosciuti, la Fortezza cadde.

Il primo attacco tedesco fu portato dalle truppe aerotrasportate che si paracadutarono sull’isola (contrariamente al parere di alcuni generali tedeschi, che temevano un sanguinoso insuccesso). Gli Italiani e gli Inglesi, nonostante la povertà di mezzi, non avevano in animo di cedere così facilmente alla potenza nemica, e pertanto, terrorizzati di finire nelle sue mani trasformarono l’azione dei paracadutisti in una carneficina. La contraerea di stanza sull’isola combatte eroicamente fino alle ultime esigue risorse. L’attacco tedesco fu respinto nel sangue.

Ma la momentanea vittoria italo inglese non poteva durare a lungo: vi era una sproporzione di forze assoluta ed una determinazione ossessiva da parte tedesca nel cacciare gli italiani da quelle isole. Quella prima drammatica sconfitta fomentò ulteriormente l’odio tedesco nei confronti dei militari italiani e gli attaccanti sfoderarono una potenza sproporzionata, inaudita, per vendicare quella prima sconfitta. Leros venne prima bombardata dagli Stukas tedeschi e successivamente attaccata dal mare. Nel sangue, nel sacrificio e nel dramma  Leros cadde. Era il 16 novembre del 1943.

Nel libro, al di là dei fatti storici che qui ho brevemente riassunto, ci sono infiniti episodi che testimoniano tutta la complessa vicenda. Ci sono storie personali, di solidarietà e fratellanza tra uomini appartenenti a diversi paesi e ci sono fatti drammatici e violenti che narrano invece l’odio e il sopruso. Sono i fatti dei cittadini e dei semplici militari che subiscono il corso della storia, che travolge individui inermi ed inconsapevoli. La guerra sconvolge i destini, squassando le vite di chi non ha il potere di decidere. Sono nel più, storie commoventi e ricche di umanità.

Un bellissimo, toccante museo, nelle vicinanze di Lakki, ricorda questi avvenimenti con numerosissimi reperti, foto e filmati di repertorio. Se vi capiterà di passare per Leros, questa visita è d’obbligo.

Mr. Maturin

2 thoughts on “Andrea Villa “Nelle isole del sole”

  1. Ottima segnalazione, di un episodio poco noto della nostra storia. La cosa che mi incuriosisce di più è l’atteggiamento degli Inglesi – che immagino non fossero teneri, e anche giustamente, con gli Italiani – che si trovarono praticamente da un giorno all’altro ad averli da nemici ad alleati e combattere dalla stessa parte – fra l’altro, a mio modesto parere, quella giusta – contro i nazisti. Il libro parla di questo aspetto? Non è proprio come quando un calciatore cambia squadra, e credo che ci siano molti problemi non solo militari ma anche sociali e psicologici davvero complessi.

    • Il libro non tratta profondamente questo aspetto, ma da quel che si capisce ci fu da parte inglese sicuramente rispetto e stima per i militari italiani presenti sull’isola. Non ci fu grande collaborazione sul piano militare, ma pare di capire che gli Inglesi in quella situazione non avessero effettivamente i mezzi per metterla in atto. Effettivamente, forse, Il governo inglese decise che il Dodecanneso non era così importante strategicamente da impegnare forze da affiancare agli Italiani per difenderlo…

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