Donatella Di Petrantonio “L’arminuta”

lar.pngicona-voto-asino2icona-voto-asino2icona-voto-asino2icona-voto-asino2Non sono convinta (a differenza del nostro Poronga) che i premi letterari vengano quasi sempre assegnati a libri che non lo meritano. Né che quelli che scrivono di libri sui giornali siano per lo più fanfaroni boriosi e incompetenti.
Trovo invece che quando si parla di narrativa contemporanea sia facile (e in fondo forse anche giustificato) dare spazio e credito ai propri gusti, alle proprie idiosincrasie, ai propri, personalissimi interessi.

Per questo non mi ha lasciata stupefatta ( ma contenta sì) la notizia che quest’anno il Premio Campiello l’ha vinto un libro MOLTO bello: L’Arminuta di Donatella Di Pietrantonio.


Un libro perfetto nel senso che non contiene una sola parola di troppo, scritto con uno stile acuminato, lucente, quasi chirurgico. Un libro che parla di madri impossibili, crudeli per troppo amore o per patologica indifferenza, e di un affetto tra due sorelle che si scelgono al di là di tutto ciò che le separa.
Un libro femminile, nei temi e nello stile, essenziale, spietato, incapace di qualsiasi tipo di compromesso.

la signora nilsson

8 thoughts on “Donatella Di Petrantonio “L’arminuta”

  1. Urca, lo Strega a il Campiello a due bei libri in un anno solo! Corro a comprarlo.

    PS per la signora nilsson: prova a leggere “La ferocia” o “Resistere non serve a niente” (premi Strega 2015 e 2014: quello 2016 non l’ho neppure avvicinato, superando le 1200 pagine: ma chi crede di essere, Proust?), e poi ne riparliamo

  2. Beh, allora dopo questi giudizi bisognerà proprio leggerlo. Anche per accettare la provocazione, che ultimamente la signora nilsson ha lanciato più volte, del ‘ libro femminile ‘.
    P.S. visto che siamo arrivati addirittura ai consigli personali, mi permetto anch’io di dare un suggerimento alla nilsson, che so apprezzare il genere del racconto. Leggi ‘ Spietati i mansueti ‘ di Lisa Ginzburg. Ci troverai esattamente le caratteristiche con le quali hai descritto ‘L’arminunta ‘: ‘ Un libro femminile, nei temi e nello stile, essenziale, spietato, incapace di qualsiasi tipo di compromesso ‘.

  3. Caro Traddles, sapevo che non mi avresti deluso! Attendo tuo giudizio sull’ Arminuta anche se ti devo confessare che leggendo la tua recensione del libro della Ginzburg, avevo deciso di soprassedere, benché io ami i racconti. Forse TROPPO spietato….

  4. L’ho letto e ne do un giudizio positivo, ma con riserva, dissentendo un pò dalla signora nilsson e da Michela Murgia che, nella fascetta, la definisce ” una delle più importanti scrittrici italiane “. In dettaglio, ho trovato molto bella nella sua crudezza la storia, belli i personaggi, in particolare le due sorelle. Belli anche i dialoghi, con pennellate di abruzzese primitivo. Quello che invece non mi ha convinto è un certo uso della scrittura che ho trovato troppo volutamente ‘ ad effetto ‘ in certi momenti. Faccio alcuni esempi. ” Mi alitava in faccia il caffè che aveva bevuto da poco, misto all’odore delle sue gengive. ” L’odore delle gengive? Via, glielo si può perdonare perché dalla terza di copertina si apprende che l’autrice fa la dentista. ” Allora, mi sono seduta per terra, lì a fianco, come un punto vicino al suo silenzio “. ” … indicando tutt’intorno con un gesto rosso “. ” Sul mio petto momenti di fresco a forma di cuore “. ” Mi sono sdraiata su un fianco e raccolta in posizione fetale sopra il minuscolo popolo dell’erba “. ” E’ andata poi nella morte ultima a centonove anni ” – credo voglia dire che è morta a quella veneranda età. Ma ultima di cosa? ” La voce incantava, ci tintillavano dentro minuscoli campanelli “. Insomma, una scrittura che vorrebbe stupire per profondità e raffinatezza. Io, non me la bevo.
    Per finire, mi sembra strano che nell’Abruzzo cattolico degli anni ’70 sia ancora viva l’usanza pagana di dare ai morti le monete per pagare Caronte ( molto poetico, ma non ci credo ). E – mi scuso per la pedanteria – agli uomini la barba non cresce sopra la mascella, ma sopra la mandibola. Strano errore, per una dentista! Ma una volta c’erano i lettori nelle case editrici per correggere questi errori. Purtroppo, quei tempi sono lontani quasi quanto quelli di Caronte.

  5. Che bel libro! La storia di questa bambina “prestata”, che all’età di tredici anni viene restituita senza tanti complimenti alla famiglia d’origine, tra l’altro passando da una vita agiata a una di povertà, è raccontata con in modo magistralmente essenziale e con una partecipazione umana ed emotiva sorvegliata ma autentica e ricca.
    Non meno bella della figura dell’Arminuta (che se non sbaglio non viene mai chiamata per nome) è quella della sorella minore Adriana, selvatica, rapida, intelligentissima, e la narrazione del rapporto che a poco a poco si crea fra le due, e che fa dire alla protagonista, nel magnifico finale del libro: “Mia sorella. Come un fiore improbabile, cresciuto su un piccolo grumo di terra attaccato alla roccia.”.
    Alla fine ti verrebbe voglia di sapere, al di là dei piccoli e fugaci cenni che Donatella Di Pietrantonio ci dà, che fine hanno fatto i giovani personaggi di questo romanzo: l’Arminuta, Adriana, Sergio e Giuseppe.
    Un libro più che bello: quindi tre teste e mezzo.

    PS: le ultime chiose di Traddles mi hanno fatto venire in mente una mia amica che al cinema faceva commenti strepitosi. Tipo in un thriller, quando la giovane e inerme protagonista, intenta a cucinare, sta per essere aggredita dal mostro:
    “Ma quanto sale ci mette?”.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...