Jean Rhys “Io una volta abitavo qui”

io.pngicona-voto-asino2icona-voto-asino2Jean Rhys è una figura piuttosto tormentata. Nata in Dominica, va a studiare a Londra e poi continua la sua vita da bohémienne a Parigi. Non ha successo nella carriera di attrice e poi si dedica alla scrittura, dove pure non riesce a sfondare nonostante l’aiuto dell’amico Ford Madox Ford. Quando sembra sparita dal mondo, e molti la credono addirittura morta, nel 1966, a ormai 76 anni,  arriva al successo con Il grande mare dei sargassi. Successo tardivo che poco la aiuterà a dare serenità a una vita travagliata, e morirà 13 anni dopo distrutta dall’alcoolismo.

Figura un po’ maledetta, farà parte probabilmente della schiera di scrittori noti per un solo libro. E Il grande mare dei sargassi meriterà comunque di essere ricordato: un libro ispirato, spietato, prequel di Jane Eyre, riabilita a sorpresa la figura della ‘cattiva’ Bertha Mason. Qualche anno fa è stato pubblicato anche un suo breve romanzo, Quartetto, che io ho trovato appena passabile, ma James Ivory ne ha tratto un film che forse, contrariamente al solito, è migliore del libro. Questa invece è una raccolta di brevi a volte brevissimi racconti scritti nell’arco di 50 anni. Io li ho trovati piuttosto discontinui – e l’arco temporale così ampio può confortare la mia impressione – alcuni ben riusciti, altri traballanti, ma li ho letti comunque con piacere per due motivi. Il primo è una scrittura  tagliente ed essenziale; senza riaprire una polemica già vista sull’Asino, una scrittura decisamente femminile, nell’unico senso che io do a questo termine, che non vuole dire migliore o peggiore, più o memo attenta ai sentimenti, ma che per qualche ragione che non so spiegare razionalmente basta leggere poche righe per capire che chi scrive è una donna. Il secondo motivo è che questi racconti appartengono ad un genere ormai scomparso da decenni, per ovvi motivi storici: la letteratura ” coloniale “,  col fascino un po’ decadente dello sguardo degli Europei che vivono nei paesi esotici. E in questi racconti, chiaramente autobiografici almeno nell’ispirazione, abbiamo le due facce della medaglia. Prima vediamo la protagonista, bambina o adolescente, trovarsi da europea nei paesi dei Caraibi; poi da donna giovane e in seguito anziana vivere in una Europa che non la accetta mai pienamente in quanto in qualche modo estranea. E, da giovane, si trova in un’Inghilterra snob dove una anziana signora ricorda, quando a sua volta lei era giovane, i personaggi famosi che frequentava nella elitaria Cambridge e ha uscite come queste: ” Povero Darwin . Si è avventurato nel labirinto della creazione e ha perso il suo Creatore” oppure ” Naturalmente la traduzione dal persiano di Fitzgerald non può dirsi precisa “. Non c’è da stupirsi che la povera Rhys si sia data all’alcool!

Insomma, se non lo leggerete non perderete niente di fondamentale, ma se vi piace il genere qualche soddisfazione questo libro ve la può dare. E almeno quattro dei racconti li definirei decisamente belli, compreso quello che dà il titolo alla raccolta: un racconto fulminante di una sola pagina.

Traddles

 

 

 

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