Roberto Finzi “Asino caro”

asi.pngUn amico, che conosce l’Asino, mi ha regalato questo divertente libriccino che ha per protagonista proprio il nostro simpatico equino. Finzi è uno storico dell’economia, quindi abituato a cercare le fonti più disparate, e fa una carrellata di molti secoli sul ruolo dell’asino e sul modo in cui è stato percepito dagli uomini. A partire da una contraddizione messa in luce nientemeno che dall’Encyclopédie di Diderot e D’Alembert che lo definisce ” animale quadrupede ben conosciuto per numerosi difetti e molteplici buone qualità, di modo che non c’è alcun animale che sia più disprezzato e più utilizzato “. Riguardo al suo carattere ci informa che è ” un animale stupido, lento e pigro ” salvo contraddirsi poche righe dopo definendolo ” coraggioso, resistente al lavoro e paziente “.  Più benevolo e coerente è invece un trattato di agronomia del ‘500 che ne canta le lodi ” mansueto, lavoratore infaticabile … capace di percorrere ogni landa, anche la più impervia “.

Dei motivi per cui l’epiteto ‘ asino ‘ ( o gli equivalenti ‘ somaro ‘ e ‘ciuco ‘ termine questo che si trova per la prima volta in uno scritto di Michelangelo! ) sia venuto a significare ignorante, stupido, zotico e via dicendo possiamo forse incolpare Galeno, il più famoso medico dell’antichità dopo Ippocrate. Chissà perché così fortemente convinto della stupidità dell’asino, negò la connessione, intuita da medici precedenti, fra circonvoluzioni cerebrali e intelligenza. Dato che l’asino ha molte circonvoluzioni ed essendo indubitabile che sia stupido, le circonvoluzioni non hanno nulla a che fare con l’intelligenza. Ipse dixit, e secondo molti storici della medicina questo ha bloccato gli studi di neurologia per i successivi 15 secoli! Se ci fosse stato un po’ più di rispetto per il povero asino…!

Vada al diavolo Galeno, però intanto il povero asino viene ricompensato della sua pazienza con maltrattamenti e bastonate ma in realtà è stato un animale utilissimo. Ancora adesso, nonostante l’avvento delle macchine agricole, nel mondo ve ne sono 40 milioni, per lo più concentrati nelle zone meno sviluppate di Asia, Africa e America Latina. Un grande pregio rispetto per esempio al suo molto più esigente cugino cavallo è quello di accontentarsi di poco cibo e del tipo più povero. Questo da sempre ha fatto del cavallo la cavalcatura dei ricchi e dell’asino quella dei poveri.

Finzi ci accompagna in un lungo tour storico, e vediamo l’asino nelle antiche religioni, nella Bibbia, poi nelle fiabe, da Esopo fino ai Grimm e a Perrault. In filosofia ne hanno parlato diffusamente Aristotele e Giordano Bruno, e poi naturalmente c’è il famoso asino di Buridano. In letteratura, oltre alle già citate fiabe, non si può prescindere da L’asino d’oro di Apuleio ( prima o poi dovrebbe meritare una recensione sul nostro Asino ) oltre al suo equivalente e di poco precedente greco scritto da Luciano di Samosata. Appare nel Sogno di Shakespeare, ma soprattutto ha una parte fondamentale nel Don Chisciotte, dove l’asino di Sancho Panza è l’inevitabile contraltare del destriero dell’hidalgo. E a sottolineare l’importanza dell’animale per la povera gente, quando Sancho torna a casa, la prima cosa che la moglie gli chiede non sono le notizie sulla sua salute, ma le condizioni dell’asino. E naturalmente l’asino ha un ruolo, non secondario, in La fattoria degli animali di Orwell. Per tornare all’Italia, abbiamo il Bertoldo e poi il capolavoro di Collodi, con Pinocchio e Lucignolo che vengono tramutati in asini.

Ancora a proposito dell’Asino d’oro,  vicino a Parma c’è un ciclo pittorico in 17 tavole dedicato all’opera di Apuleio, dipinte da un allievo di Giulio Romano. In Appendice al libro di Finzi vengono riprodotte e commentate. Direi che una gita da quelle parti è un must per tutti gli Asinisti. C’è poi l’asino in politica. In America da quasi 200 anni l’asino è il simbolo del Partito Democratico. Immagino che stia a significare la semplicità rurale e il duro e paziente lavoro ma,  anticipando quanto dirò alla fine sulla presunta lussuria del nostro animale, bisogna dire che negli ultimi 60 anni almeno due Presidenti democratici hanno fatto onore al simbolo. Il povero Trump invece, che credo ne sarebbe felice, deve accontentarsi del placido elefante simbolo dei Repubblicani. In Italia invece fece solo una fugace apparizione alle Europee del 1999. Però si chiamava proprio L’Asino il più famoso e acuto periodico di satira politica, chiuso nel 1925 dal regime fascista dopo oltre 30 anni di vita e di sberleffi.

L’asino ha un ruolo importante anche nel cristianesimo, con la Madonna che fugge da Erode a dorso di un asino, Gesù che entra nel tempio di Gerusalemme cavalcandone uno, e naturalmente l’asino nella grotta di Betlemme. Attenzione però, perché non è tutto oro ( e argento e mirra ) quel che luccica. E questo mi porta all’ultimo argomento che voglio affrontare, con preghiera ad eventuali minorenni di astenersi dalla lettura. Ci sono alcune interpretazioni per le quali nella coppia di alitanti il placido bue – non a caso castrato – rappresenta la parte buona, mentre l’asino quella cattiva. Ciò sarebbe dovuto a una certa natura diabolica dell’asino, che infatti in molte occasioni diventa proprio uno strumento del demonio per indurre in tentazione le sue vittime. Come mai ? Torniamo all’Encyclopédie:  ” l’asino ha un membro più grande in proporzione del corpo di ogni altro quadrupede “.  Il fatto era ben risaputo già nell’antichità, tanto da fare dell’asino, grazie al suo tam vastum genitale ( c’è bisogno della traduzione? )  il prediletto di Priapo, e anche Apuleio ci gioca pesantemente, facendo dire a Lucio:  ” E di questa disgraziata metamorfosi non trovavo nessun dato positivo, se non il fatto che una mia certa dote naturale cresceva e cresceva … ”  E forse questo getta anche luce sul perché il nostro fondatore abbia scelto come nickname proprio Poronga…

Insomma, fra le molte caratteristiche di questo animale ritenuto a torto non intelligente, testardo ma paziente, pigro ma gran lavoratore, c’è anche una irrefrenabile lussuria. Asinisti, meditate!

Traddles

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3 thoughts on “Roberto Finzi “Asino caro”

  1. Veramente il nome Poronga, personaggio minore della “Cognizione del dolore” (se non ricordo male è il falegname), l’ho scelto in omaggio a Gadda; vatti poi a fidare dell’Ingegnere…

  2. 1. Beh, a dire la verità dotto è Finzi. Che poi oggi con internet è molto più facile. Io mi sono limitato a pescare qua e là.
    2. Eh sì, di Gadda è meglio non fidarsi. Un burlone.

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