Umberto Eco “Il Cimitero di Praga”

eco.pngSimonino Simonini è un vecchio avventuriero: spia, falsario, infiltrato garibaldino, all’occorrenza omicida senza rimpianti, campione di amorale cinismo, è un uomo totalmente anaffettivo unicamente interessato -l’esclusione vale anche per le donne- al denaro e al cibo.

Avendo perso la memoria (e già questo accorgimento si rivela usato e soprattutto deboluccio), cerca di recuperarla scrivendo un diario grazie a sprazzi di rimembranza, in ciò aiutato anche dal suo alter-ego Abate Dalla Piccola (anche questa non è certo una novità sul piano della narrativa) che alla fine si scopre essere… (ma il colpo di scena è tutt’altro che sconvolgente).

Ogni tanto fra i due si inserisce il Narratore, che riassume alcuni pezzi di storia.

Il romanzo/racconto si innesta sui fatti, in particolare le vittorie garibaldine, che portarono all’unità d’Italia (la simultaneità fra l’uscita del libro e il 150º anniversario dell’unità alimenta sospetti di furbaggine), ma non solo: l’affresco è più ampio e comprende le manovre massoniche e quelle contrapposte del clero, soprattutto gesuitico, cui si aggiunge l’antisemitismo già allora dilagante, con tanto di vagheggiamento di una “soluzione finale”, e che forse è il principale protagonista del libro.

L’opera nel suo complesso è fiacca e in definitiva poco interessante, nonostante gli intrighi di cui si nutre, che finiscono per diventare stucchevoli. Né riscatta granché la postfazione dell’autore.

Nel complesso un romanzo deludente e, visto il suo volume, sconsigliabile; in ogni caso lontanissimo dal sontuoso “Il nome della rosa” che, assieme a “Come fare una tesi di laurea” (la cui utilità ai tempi per me non fu inferiore al piacere con cui lo lessi), rappresenta il meglio della produzione libraria di Umberto Eco.

Però non ho detto “Apocalittici e integrati”.

Poronga

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One thought on “Umberto Eco “Il Cimitero di Praga”

  1. Bene, allora sul Cimitero di Praga siamo tutti d’accordo. E quello che penso in generale di Eco romanziere l’ho detto parlando del Nome della rosa.
    Apocalittici e integrati fu ai tempi una lettura godibilissima, e credo lo sia tuttora. Ma meglio ancora Diario minimo.

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