John M. Coetzee “L’infanzia di Gesù” e “I giorni di scuola di Gesù”

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Voglio dare una soddisfazione a Poronga: recensisco un libro che non ho letto – come lui a volte sospetta che io faccia. Ma lo recensisco assieme ad uno che ho letto, lo giuro su David Copperfield. Quello che non ho letto è il primo, L’infanzia di Gesù, titolo che condivide con un libro di Ratzinger/Benedetto XVI che credo che, almeno in Italia, sia stato molto più venduto. Io ho letto invece il secondo, I giorni di scuola di Gesù che ne è la continuazione e che si richiama con grande frequenza  a quanto successo nel primo libro.

Breve riassunto di una storia abbastanza strampalata: un bambino, Davìd, deve abbandonare un posto non si sa quale non si sa perché per andare dopo un lungo viaggio in un altro posto pure esso non si sa quale.

Durante il viaggio si perde con la madre, che forse è Inés ma magari anche no, e Simòn, che certamente non è il padre ma ne fa le veci – qui si accende una lampadina – lo aiuta a ritrovarla. Il bambino ha sei anni ma è stranamente maturo per la sua età – altra lampadina – anche se piuttosto strano: per esempio ha letto tutto il Don Chisciotte. Nel luogo di arrivo si parla spagnolo, e viene insegnato ai nuovi arrivati, ma loro parlano un’altra lingua. Inoltre, tutti quelli che arrivano nel nuovo posto non usano i loro veri nomi, sempre accennati ma mai esplicitati, ma nomi nuovi. Quando nella prima città dove sono arrivati le autorità impongono di mandare Davìd a scuola, e per di più si tiene un censimento – nuova fortissima lampadina – al quale Davìd non viene registrato, i tre fuggono in un’altra città ( qui inizia il secondo libro). Qui scelgono comunque di evitare le scuole pubbliche e di iscrivere il bambino ad una strana Accademia di danza gestita da una altrettanto strana coppia e con l’ingombrante presenza di Dmitri, un ambiguo tuttofare con tendenze pedofile, innamorato della maestra di danza. Fra varie vicende esoteriche, avviene il dramma: Dmitri uccide la maestra e… più o meno finisce qui, con alcuni dilemmi morali e il problema di come continuare l’educazione di Davìd.

Se vi sembra un modesto guazzabuglio, chiedo scusa ma è esattamente quello che è sembrato a me e non riesco a fare di meglio. Nonostante la mia stima per Coetzee, di cui ho apprezzato molti romanzi, qui non ho trovato davvero nulla di interessante, con due parziali eccezioni: la figura di Simòn, conscio della propria inadeguatezza a gestire un bambino così fuori dal comune, se non altro per il rispetto che si deve da duemila anni a quel povero Cristo di Giuseppe ( padre putativo: quel putativo mi ha sempre dato da pensare ). E soprattutto la figura di Dmitri, l’unica che spicca, un misto fra Smerdjakov e Uriah Heep, con un pizzico di Hannibal the Cannibal. Perché uccida la bellissima maestra, che ama e dalla quale, nel modo più improbabile, è persino riamato, resta un mistero che intriga. Troppo poco per salvare questo libro, e credo anche il primo – in effetti, sparare giudizi su libri che non si sono letti provoca un piacevole senso di trasgressione o, se vogliamo, un senso di onnipotenza nella fiducia del proprio fiuto: mi ero tenuto lontano da L’infanzia di Gesù, anche ma non solo per la concomitanza del libro del Papa.

Contrariamente a quanto faccio di solito, essendo rimasto piuttosto sconcertato, sono andato a cercarmi qualche recensione, per farmi spiegare quello che non avevo capito da quelli più bravi di me. Più che altro ho trovato pareri imbarazzati di gente che, per rispetto a Coetzee, non voleva dire chiaramente che non si capiva cosa avesse in mete, ma più o meno lo diceva fra le righe. Ho anche letto una dichiarazione dell’autore a proposito del primo libro, dove dice che avrebbe voluto pubblicarlo senza titolo, o meglio mettendo il titolo dopo l’ultima pagina, per lasciare scoprire solo alla fine che Davìd è Gesù. Non so se era una buona idea, ma mi sembra che se un lettore legge tutto il libro, non ne capisce il senso profondo e bisogna spiegarglielo col titolo, poco importa se alla prima o all’ultima pagina, qualcosa non funziona. Ripeto che non ho letto L’infanzia di Gesù, ma in I giorni di scuola di Gesù il gioco ormai è scoperto, e il lettore viene trascinato per 250 pagine nell’attesa del colpo di scena che, più che un bambino di sei anni che legge il Don Chisciotte, riveli l’arcano, ma nulla succede, o a me così pare. Non mi sembra che basti una certa atmosfera di mistero sulla provenienza del terzetto, né i luoghi indefiniti e alcuni particolari esoterici e numerologici. Non chiedevo l’acqua in vino, ma da Coetzee sinceramente mi aspettavo di più.

Aspetto altri pareri. E per dare il colpo finale a Coetzee, che ripeto è un grande scrittore e ha sicuramente meritato il Nobel, si può chiudere il romanzo con questa frase. ” Over the horizon the first star begins to rise. “? Via, allora è meglio ” Era una notte buia e tempestosa “.

Traddles

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2 thoughts on “John M. Coetzee “L’infanzia di Gesù” e “I giorni di scuola di Gesù”

  1. Pingback: John M. Coetzee “Aspettando i barbari” | asinochinonlegge

  2. Concordo in tutto. I giorni scuola: una gran perdita di tempo. L’ infanzia era meglio: c’era almeno un’idea. Poi l’editore deve avergli chiesto di dargli una continuazione e lui ha messo insieme qualcosa raccogliendo qua e là, dandosi anche un po’ di arie filosoficheggianti, con l’idea che tutto gli è ormai concesso: anche queste operazioni meramente commerciali. Avevo amato dei suoi libri precedenti, però. Peccato.

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