Eshkol Nevo “Tre piani”

ne.pngNevo è forse il più interessante nella generazione dei quarantenni in quella incredibile fucina di scrittori che è Israele. In questo nuovo libro raggiunge livelli di maturità e di profondità decisamente superiori rispetto ai pur già notevoli libri precedenti. Soprattutto, si candida ad essere in senso pieno uno scrittore civile, cioè uno di quegli scrittori che non si limitano a raccontare storie interessanti e a scrivere bene, ma che scavano nell’animo della civiltà contemporanea e, anche con spietatezza, ne mettono in luce i problemi morali.

L’azione si svolge in un condominio di un sobborgo borghese di Tel Aviv, e i protagonisti, solo marginalmente legati fra loro, abitano tre piani diversi. Si intuisce da subito, e viene esplicitato verso la fine, che i tre piani rappresentano la tripartizione freudiana di Es Io e Super-Io. La cosa viene accentuata dal fatto che le tre parti del libro – che potrebbero anche reggersi ciascuna da sola – sono dei lunghi monologhi dei tre protagonisti.

Il primo, Arnon ( l’ES ), racconta in una lettera ad un amico scrittore i suoi tormenti da quando ha il dubbio ossessivo che la figlia bambina sia stata molestata da un vicino, un vecchio affetto da Alzheimer. Tutte le evidenze sono contro i suoi sospetti, la moglie cerca di aiutarlo a calmarsi, ma la pulsione primordiale dell’Es non vuole sentire ragioni. Anche perché chi ha veramente problemi col sesso è proprio Arnon.

La seconda protagonista, Hani ( l’Io ) è una moglie che si sente trascurata dal marito sempre in viaggio per lavoro e teme che il suo equilibrio psichico stia vacillando, anche in seguito a gravi disturbi mentali della madre. Si sfoga in una lunga lettera alla migliore amica, e racconta di come la sua vita sia stata sconvolta dall’imprevisto arrivo del cognato. Questi è una strana figura di truffatore finanziario, senza dubbio un lestofante ma, al contrario del freddo marito, uomo pieno di vita e di umanità, che sa mostrare un affetto e una capacità di comunicare con i nipoti di cui il padre non è mai stato capace. Hani è allo stesso tempo attratta e intimorita, affascinata e turbata dal cognato, mentre il marito detesta il fratello e non vuole averci nulla a che fare. Il modo in cui, nella lettera all’amica, Hani descrive per filo e per segno come il marito reagirebbe e obietterebbe alle sue lamentele – un modo perfettamente razionale ma perfettamente inadeguato, perché vuole portare sul piano razionale ciò che nasce e deve rimanere sul piano emotivo -, vale secondo me più di molti trattati di vita coniugale nel descrivere le difficoltà di relazione fra i due sessi. Ed è anche, sa pur amaramente, divertente.

La terza inquilina, Dovra ( il Super-Io ) è naturalmente la figura più complessa. Giudice in pensione, vedova, trova lo spunto per le sue riflessioni nel ritrovamento casuale di una vecchia segreteria telefonica, con un nastro che riporta la voce del marito. E alla segreteria telefonica comincia a parlare, come se parlasse col marito morto, e nel dialogo viene fuori l’amore ma anche il risentimento nei confronti del marito, soprattutto per il dramma avvenuto anni prima quando vi fu una rottura totale fra l’unico figlio e il padre i cui caratteri erano inconciliabili, e ciò aveva provocato tremendi dilemmi morali alla madre. La vicenda, dopo la morte del padre, ha poi avuto degli sviluppi che non racconterò per lasciarli scoprire ai lettori, ma che rendono le cose sempre più complesse. E in questo lungo monologo con una segreteria telefonica Dovra si sfoga e chiude i conti col marito, amato ma ingombrante e autoritario. E a lei è affidata anche la riflessione finale del libro a proposito della metafora freudiana: ” I tre piani dell’anima non esistono dentro di noi. Niente affatto. Esistono nello spazio fra noi e l’altro… L’importante è parlare con qualcuno. Altrimenti, tutti soli, non sappiamo nemmeno a che piano ci troviamo, siamo condannati a brancolare disperati nel buio, nell’atrio, in cerca del pulsante della luce. ” E poche pagine prima aveva fatto questa riflessione sempre sullo stesso tema: ” Se mi chiedessero cos’è l’amore direi: la certezza che esiste, in questo mondo bugiardo, una persona completamente onesta con te e con la quale tu sei completamente onesto, e fra voi è solo verità, anche se non sempre dichiarata.

Questo lo scheletro del romanzo. Ma quello che importa è che ogni pagina è densa di contenuti, di dilemmi morali impliciti o espliciti, ogni riga ci parla della profondità e della difficoltà delle relazioni umane. E il tutto con una scrittura che per di più scorre benissimo.

Traddles

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5 thoughts on “Eshkol Nevo “Tre piani”

    • A me questo libro ha veramente irritato… Finora ho letto solo il primo piano e non so se riuscirò a leggere gli altri due… Non mi ha sfiorato il sospetto che si riferisse alla tripartizione freudiana, quello che mi irrita davvero è il modo in cui è scritto, la prevedibilità e al contempo improbabilità delle storie che ci propina tramite la giovane francesina, l’esito scontato, e la pretesa finale di lasciare tutto in sospeso.. Niente, avendo ora letto l’entusiastica recensione di Traddles in cui ho molta fiducia,e anche il commento di Librini andrò avanti a leggerlo, pur se temo fortemente che sia una scrittura segmentante…
      Silver 3

      • Scontato, forse, nel senso di prevedibile. Ma, insomma, anche la vita di ciascuno di noi è prevedibile: moriremo tutti. Tranqui, ogni opinione e’ lecita. Io per esempio non riesco a finire il Cimitero di Praga di Eco… E moltissimi lo osannano. Ci riproverò!

  1. Anche stavolta Eskol Nevo non mi ha completamente convinto. Indubbiamente ci sono dei pregi, specie nella descrizione di alcuni dei protagonisti di ciascun “Piano”, ed in particolar modo Arnon, che è fondamentalmente un uomo violento, ossessionato dal timore che la piccola figlia sia stata oggetto di violenza sessuale, ma che allo stesso tempo non esita ad esporla a questo rischio solo per riuscire ad arrivare primo in palestra in modo da poter scegliere una delle migliori bike per la lezione di spinning…; Eviatar, che si è dimostrato un truffatore senza alcuno scrupolo di lasciare sul lastrico una serie di poveracci fregando loro i risparmi di una vita, ma che al contempo è anche un uomo pieno di vitalità e soprattutto di umanità, doti che mette a frutto soprattutto con i bambini con i quali dimostra prodigiose capacità di costruire un filo diretto e di conquistarli; Michael, il marito di Dovra, uomo retto e magnetico, ma che dimostra un rigore addirittura disumano nei confronti del figlio, per esempio sottoponendolo a una specie di processo per una marachella commessa all’età di otto anni, e che costa una rottura definitiva col figlio, strameritata dal padre, molto meno dalla madre, la cui unica colpa è forse solo di non avere saputo proteggere abbastanza il figlio da questo fanatico dal magnetico fascino, di cui era perdutamente innamorata.
    Però ci sono altrettanti difetti, a partire da questa costruzione di ispirazione freudiana, che ho trovato tanto inutile nell’economia del libro, quanto forzata e artificiosa: vorrei proprio sapere quanti se ne sarebbero resi conto se essa non venisse enunciata nella presentazione del libro; e questo secondo me è un difetto gravissimo. Su questo si innesta un ulteriore difetto basilare, cioè che non si capisce bene, o almeno io non l’ho capito, il senso complessivo di questo romanzo, cosa Nevo intende dire, e dove intenda arrivare.
    Può darsi che E. N. sia il migliore della generazione dei nuovi scrittori israeliani, e in effetti non me ne vengono in mente di superiori; certo è che non arriva neppure alle ginocchia dei “grandi vecchi”, quali Yeoshua e Oz.

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