Yasmina Reza ” Babilonia “

rez.pngHo letto questo breve romanzo tutto d’un fiato, non mi è piaciuto e alla fine ho fatto fatica a spiegare a me stesso perché non mi è piaciuto, dal momento che ci sono molti ingredienti apprezzabili.

La protagonista e voce narrante, Élisabeth, è una donna sessantenne moderatamente soddisfatta del suo lavoro, con un marito serio e noioso, una vita senza emozioni e la sensazione che sia giunto il momento di farne un bilancio. Stringe una strana amicizia con un vicino, Jean-Lino, a sua volta sposato. Le due coppie sono infelici ciascuna a modo suo.  Élisabeth è in qualche modo attratta da Jean-Lino proprio perché è un uomo senza qualità, e l’amicizia fra i due – che nasce incontrandosi sulle scale, sono gli unici in tutto il palazzo a non usare l’ascensore – si basa proprio sulla comprensione o meglio sull’intuizione delle comuni solitudini.

Le prime pagine scorrono senza grandi avvenimenti, e culminano in una tristissima festa. Ma dopo la festa c’è un omicidio che coinvolge una delle due coppie – non dirò quale per lasciare la sorpresa, dirò solo che le cronache dei giornali lo definirebbero ‘ per futili motivi ‘ – e il libro si trasforma in un noir filosofico dove troviamo temi importanti come l’inesorabile trascorrere del tempo, la solitudine, l’incomunicabilità. Il romanzo ha forti valenze simboliche: si apre con una foto disperata di Robert Frank, e altre sue foto appaiono qua e là, tratte dal suo libro The Americans – ” il libro più triste del mondo ” -;  per non parlare della scelta del nome di una immaginaria periferia di Parigi – Deuil-l’Alouette, Il lutto e l’Allodola, e ovviamente il lutto richiama l’omicidio e l’Allodola è la moglie di Jean-Lino, cantante dilettante – e del cognome italiano di lui, Manoscrivi. Nello stile di Reza ci sono poi molti aspetti assurdi e grotteschi, con un classico del pulp come due personaggi che infilano il cadavere in una valigia, e per chiuderla dapprima uno ci si siede sopra, poi entrambi e poi addirittura ci si sdraiano sopra tutti e due! Non solo in questa scena, una sapiente miscela di comico e tragico.

Insomma, ci sono molti elementi che potrebbero rendere il libro interessante, e a questi aggiungiamo una prosa molto fluida ed efficace. Un breve esempio: ” Non avere nessuno significa non avere nemmeno se stessi. Chi ti ama ti rilascia un certificato di esistenza “. E allora da cosa deriva la mia insoddisfazione? Credo da una certa sensazione di un romanzo  troppo scritto a tavolino, con ingredienti studiati apposta per essere azzeccati  ma personaggi un po’ artificiali. Soprattutto, io avevo il ricordo di Il dio del massacro – da cui è stato tratto lo spietato film Carnage – e Felici i felici, raccolta di racconti ottimamente recensirti per l’Asino da Kurtz. In Babilonia invece, pur trovando la dimensione grottesca e surreale nella quale Reza si muove molto bene, e anche la profondità di analisi psicologica, non ho visto quel sarcasmo e quello spietato cinismo che avevano reso quei due libri precedenti davvero unici. Babilonia è il primo romanzo tradotto in Italia – vedo però da Internet che non è l’unico da lei scritto – e mi viene quindi il dubbio che la sua dimensione migliore sia quella del racconto e della drammaturgia, dove le sue doti di folgorante sintesi risaltano appieno. Forse questo succede meno nel romanzo ( tecnicamente anche Babilonia è più un racconto che un romanzo, ma la lunghezza lo rende difficilmente classificabile ) ma naturalmente bisognerebbe leggerne altri. Non dubito che presto li vedremo pubblicati: Calasso, quando azzanna un osso succulento, lo spolpa fino in fondo. Fin troppo.

Traddles

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One thought on “Yasmina Reza ” Babilonia “

  1. Buon articolo. Aggiungo alcune impressioni personali di lettore
    Con Felici i Felici (2013) e con Babilonia (2016) Yasmina Reza entra a suo modo nella forma romanzo, nel senso più esteso. Felici i felici a mio parere me è un romanzo, perché come in America Oggi di Altman si intrecciano e interagiscono le storie degli stessi personaggi a comporre un quadro. Babilonia è più un racconto lungo in senso tradizionale, con colpo di scena noir; ma la bravura di Yasmina Reza lo rende fuori dall’ordinario. La bravura di Reza secondo me sta nella sua capacità di scattare di lato prima che il discorso diventi moraleggiante o cinico, in questo suo saper far affiorare anche una sola parola di pietas, magari svagata, magari rapidissima, sta il suo talento. Babilonia, in particolare, è una storia di amicizia intesa come impacci condivisi, da Elizabeth e Jean-Lino, e sebbene gli investigatori non credano del tutto al fatto che la loro sia un’amicizia che non si basi su attrazione sessuale, nei fatti è così, la loro vicinanza e fondata su una tenera solitudine, che Reza chiama amicizia. Ciao

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