Sàndor Màrai “Volevo tacere”

sand.pngDi Màrai credo che abbiamo tutti apprezzato Le braci, il libro che lo rivelò ai lettori italiani e non solo. Adelphi ha poi pubblicato una dozzina  di altri suoi romanzi; anche se nessuno ha raggiunto i livelli del primo,io li ho trovati quasi tutti belli, con due sole eccezioni, La sorella e Sinbad torna a casa. Mi è piaciuto persino La recita di Bolzano – su Casanova, figura che in genere trovo irritante sia nei libri che nei film. E per finire la carrellata, segnalo agli amanti dei cani Truciolo ( e anche agli amanti dei gatti: Truciolo è una figura di cane indimenticabile, ma anche un gran bastardo, alla faccia del ‘migliore amico dell’uomo’ ).

Ma veniamo a questo libro, che ha un incipit folgorante. ” Volevo tacere. Ma il tempo mi ha chiamato e ho capito che non si poteva tacere. In seguito ho capito che il silenzio è una risposta, tanto quanto la parola e la scrittura. A volte non è neppure la meno rischiosa. Niente istiga alla violenza quanto un tacito dissenso. “.

Potrebbe sembrare un inizio alla Primo Levi, l’urgenza di dare testimonianza degli eventi che si sono vissuti. Meno drammatici, almeno sul piano dell’esperienza personale, ma altrettanto epocali. Màrai ci parla di cosa è avvenuto in Ungheria nei dieci anni fra il 1938 e il 1948. Dall’annessione dell’Austria alla guerra che vide gli Ungheresi alleati dei Tedeschi, all’invasione dei nazisti nel 1944 e poi dei Sovietici nel 1945, fino all’esilio che Màrai scelse tre anni dopo. Come ci dice lui stesso non lo fa da storico, ma da scrittore e cittadino. Le premesse, date le indubbie qualità letterarie, sono le migliori, ma il risultato è deludente. Forse proprio per l’incapacità di calarsi in panni non suoi, quelli dello storico, rinunciando o mettendo a tacere la sua vera natura di letterato. Come descrizione storica ce ne sono innumerevoli più penetranti, anche solo per una prospettiva più distante – il libro è stato scritto nel 1949. E come letteratura, la mano del grande scrittore emerge solo a tratti.

Che interesse può avere questo libro, scritto quasi settanta anni fa, per il lettore italiano di oggi? A mio parere quasi nessuno. C’è una serie di ritratti di personaggi politici ungheresi dell’immediato dopoguerra che possono interessare solo gli specialisti o gli appassionati. C’è un ritornello quasi ossessivo – ” il giorno in cui Hitler entrò a Vienna ” – ripetuto almeno una ventina di volte – e non voglio dire che non sia un evento fondamentale. C’è una critica all’accondiscendenza dei governi francese e inglese, la spartizione della Polonia in accordo con Stalin. Ma c’è bisogno dell’ennesimo libro su questi fatti, se non ha eccezionali qualità storiche o letterarie?- e questo libro non le ha.

Bisogna dire che il manoscritto era andato perduto ed è stato ritrovato solo quattro anni fa. E soprattutto bisogna dire che Màrai non volle pubblicarlo. Sappiamo tutti quanti capolavori sono stati salvati pubblicandoli contro la volontà dei loro autori, ma in questo caso forse era meglio rispettarla. O perlomeno – e questa è una critica all’Adelphi – lasciarlo a disposizione degli studiosi in una ” Fondazione Màrai “, ma non proporlo in una collana destinata al grande – si fa per dire, siamo in Italia – pubblico.

P.S. Se vi state chiedendo come mai io abbia letto fino in fondo un libro che così poco ho apprezzato, visto che Poronga ci ha appena parlato di Pennac e dei suoi diritti del lettore, non è che io non riconosca il diritto di piantare lì un libro. Però mi succede molto di rado, perché l’esperienza mi ha insegnato che, se lo scrittore è valido, c’è sempre da cogliere qualcosa di buono. Semmai, preferisco adottare una lettura un po’ veloce. In questo libro, fra molte noiose descrizioni di fatti stranoti e di personaggi storici giustamente ignoti, ho colto almeno tre piccole luci che voglio riportare. Un proverbio ungherese ” non si può scacciare il diavolo con Belzebù ” ( riferito a Hitler e Stalin ma mi vengono in mente molte situazioni politiche dell’Italia di oggi, seppur meno tragiche ); una descrizione dell’equilibrio politico dell’impero austro-ungarico come ” assolutismo temperato dalla negligenza “; e infine il fatto che fra le due guerre in Ungheria c’era il ” Ministro della Religione e della Istruzione pubblica ” ( auguri! ). Per il resto, secondo me, potete risparmiare 17 euro.

Traddles

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