Josè Saramago “L’uomo duplicato”

saram.pngQuesto libro, bellissimo, ha quasi del miracoloso perché è un concentrato di fantasia e vitalità che Saramago ha scritto alla bellezza di 88 anni.

Tertuliano Maximo Alfonso è un tranquillo professore di storia delle medie. È uno di quei non-eroi tipici di Saramago che vive seminascosto fra lezioni, pietanze in scatola riscaldate, un amore neghittoso, una certa indolente sonnolenza, ma che a un certo punto una vicenda pazzesca viene a stanare.

Su consiglio di un suo collega, cui ha confidato di attraversare un momento di semidepressione, noleggia un film (nulla di che), lo guarda, e se ne va a letto.

Tuttavia, nel cuore della notte, T.M.A. si risveglia, percepisce una presenza, e piano piano realizza che questa presenza è un personaggio del film, poco più che una comparsa, che gli somiglia come una goccia d’acqua.

Incomincia allora una febbrile ma scientifica ricerca del sosia, che si intreccia con il racconto della stanca, per parte di lui, relazione con Maria da Paz, che nel romanzo si rivela essere una donna a di poco splendida (ah, le grandi figure femminili di Saramago!) e che, nonostante ciò, T.M.A. ha deciso di lasciare.

L’attore-sosia, Daniel Santa Clara, viene infine scoperto, contattato, inseguito fino a che, pur recalcitrante, accetta un incontro con T.M.A.

I due si trovano, si confrontano, perfino si spogliano, e constatano quasi con orrore di essere identici; perfino i nei, perfino la voce.

Giurano di non cercarsi e di non vedersi mai più, ma poi uno dei due rompe il patto. Si ritrovano, e fra i due scoppia una sorta di conflitto.

E due uomini in conflitto cosa possono fare? Ovvio, si fregano a vicenda la donna, profittando della loro identità.

Come lo facciamo procedere e finire questo romanzo pazzesco? In un modo pazzesco, che ovviamente non racconto.

Aggiungo solo che già per l’impianto questo libro è straordinario; in aggiunta ci si mette la altrettanto straordinaria penna di Saramago, lieve quanto incisiva.

Un Saramago che scherza, gioca, e mette in piedi una nuova, grande allegoria sul destino, e sulla vita, spesso così normale, a volte così beffarda.

Poronga

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One thought on “Josè Saramago “L’uomo duplicato”

  1. Ho trovato anch’io bellissimo questo libro, forse il suo più filosofico e impegnativo da leggere. Io sono un grande appassionato di Saramago, che sostanzialmente non mi ha mai deluso anche se ho trovato davvero pesante L’anno della morte di Ricardo Reis, ma proprio per questo vorrei riprovare a leggerlo e vedere se mi fa la stessa impressione. Tutti gli altri libri che ho letto mi sono piaciuti molto, e se proprio devo indicare i miei prediletti dirò Saggio sulla lucidità e Manuale di pittura e calligrafia.

    P.S. Poronga mi scuserà se sono pedante, ma Saramago ha scritto questo libro a 80 anni, non a 88. A 88 purtroppo era già morto. E per essere ancora più pedante, mi citerò e ricordo che sulla sua straordinaria longevità artistica e sui capolavori che ha scritto negli ultimi anni mi ero permesso di dire qualcosa parlando del suo ultimo romanzo, incompiuto, Alabarde Alabarde.

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