Amos Oz ” Tocca l’acqua, tocca il vento “

ozHo visto che sull’Asino si è parlato spesso di Oz, e sempre in termini positivi. A me è piaciuto in diversi suoi romanzi, meno in altri. L’ho sempre ritenuto un gradino sotto ad un altro scrittore israeliano che al contrario mi piace senza riserve, Yehoshua – che invece ha ricevuto giudizi meno benevoli sull’Asino -, ma ritengo sia comunque da leggere sempre. Non mi sono dunque fatto scappare questo romanzo, tradotto per la prima volta in Italia ma scritto molti anni fa, nel 1973.

Dirò subito che sono rimasto decisamente deluso, pur riconoscendo che, se letto 40 anni fa, forse il libro avrebbe avuto un maggior senso; ma adesso sembra davvero molto datato, sia per i contenuti che per la forma. Iniziando dai contenuti, è una storia non certo originale di una coppia di ebrei polacchi travolti e separati dalla guerra nel 1939. Lui, un orologiaio col pallino della matematica, fugge a lungo per l’Europa e riesce poi a riparare in Israele. Lei invece non percepisce il pericolo, resta nel suo paese e si trova poi ad avere a che fare coi sovietici dei quali diventa una collaboratrice. Nel personaggio di lei, anche per il suo ruolo di insegnante di filosofia e per i suoi rapporti con Heidegger, si intravede la figura di Hannah Arendt.

( Apro una parentesi filosofica,perché il libro è stato accolto con entusiasmo, per esempio dal New York Times, anche per le sue riflessioni filosofiche. A un certo punto si parla della possibilità di immergersi due volte nello stesso fiume, o persino una sola. Non capisco se è un semplice errore o c’è qualcosa di troppo profondo che mi sfugge, dovremmo sentire il parere di Eraclito ).

Non che la storia in sé non possa essere interessante, pur non essendo certo originale; ma la debolezza viene dal fatto che non si capisce bene perché i due protagonisti si separano, quali sono le loro motivazioni, quanto è forte la loro voglia di ritrovarsi. Insomma, sembrano più marionette in balia degli eventi che personaggi reali, e nessuno dei due né le persone che incontrano assume una statura rilevante. Non si sente né la drammaticità della guerra, né le tribolazioni della nascita dello stato di Israele, che occupa la parte finale del libro, che a quel punto non sembra neanche più un romanzo ma un rapporto documentaristico.

Passando alla forma, riporto alcuni esempi che mi sembrano delle vere ingenuità stilistiche: ” In fondo al silenzio “; ” Le valli chiuse in se stesse si porgevano improvvisamente all’estasi… “; ” I tetti di lamiera avvampati dal sole emanavano un odio incandescente.”; ” E proprio sotto i loro piedi, il fiume e il ponte, senza riguardo alcuno, scorrevano incessantemente in due direzioni opposte, e le due correnti incrociate erano amore. “; ” E la foresta polacca tutt’intorno, senza sosta, freme.” ” Sotto, un fremito nero: il tartufo della creatura canina. “

E se questi fremiti vi fanno venire in mente che una delle prove più difficili per uno scrittore è affrontare l’erotismo, ecco qua ( vi prego di fidarvi, non ci sono errori da parte mia, io correggo le bozze al contrario di altri, ma su questo nel poscritto ): “Lento e testardo, penetrava, perdonava, s’inteneriva, il fiotto di fremiti le saliva su per la schiena, s’insinuava sulla punta dei capezzoli, montava e inondava e allora era ancora era vieni era dammi sì animale rinoceronte sì dammi dai sì dai.”

Io capisco il linguaggio metaforico, capisco certe concessioni al realismo magico – il libro esce pochi anni dopo Cent’anni di solitudine – ma questo non è il linguaggio di uno scrittore sia pur giovane ma già trentaquattrenne, si potrebbe perdonare ad un esordiente ventenne. E mi viene da fare questa considerazione: ci sono scrittori che danno il meglio di sé in giovane o giovanissima età, magari scrivono un capolavoro a vent’anni e poi vivono di rendita su quello senza più eguagliarlo; altri maturano più lentamente. Oz è senza dubbio un grande scrittore, ma per i casi della vita a 34 anni non era affatto maturo. E infatti il suo primo libro davvero bello, La scatola nera, arriva a quasi 50 anni, il suo capolavoro a 63 e a 75 riesce ancora a scrivere un libro bellissimo come Giuda. Le vie di Yhaweh sono infinite.

In conclusione, l’unica cosa che salvo del libro, e l’unico motivo per cui potrei consigliarne la lettura agli appassionati di Oz, è che anticipa certe tematiche del capolavoro autobiografico che Oz scriverà 30 anni dopo, Una storia d’amore e di tenebra, e quindi ha un significato storico per chi vuole avere una panoramica completa dell’evoluzione dello scrittore israeliano.

P.S. Come spero si vedrà nella foto, se Poronga non è stato indulgente, la Feltrinelli ha storpiato il nome di Oz mutandolo da Amos in Amoz. Sembra impossibile ma è successo. Pare che abbiano poi ritirato tutte le copie non ancora vendute e stampato subito una nuova edizione. Non voglio calcare la mano – vi confesso che avevo avuto la tentazione di scrivere ” Tocca l’aqqua … ” – ma la cosa la dice lunga sullo stato dell’editoria italiana. Spero soltanto che in circolazione siano rimaste poche copie, così magari fra qualche anno la mia varrà un patrimonio, come certi francobolli o certe monete coniate male.

P.P.S. Sulla Lettura del Corriere del 2 aprile c’è una entusiastica recensione di ben due pagine di Alessandro Piperno. Il quale per la verità parla per almeno il 90% di altro che non il libro, e per un buon 50% di se stesso, il che rende perlomeno legittimo il sospetto che in realtà il libro non lo abbia letto, o almeno che lo abbia solo sfogliato. Su altri libri di Oz dice cose condivisibili, ma sul giudizio che dà su Tocca l’acqua… lascio giudicare gli Asinisti. Sul guardarsi troppo l’ombelico dei critici letterari, invece, non posso non riportare questa perla ( si parla della noia causata dalle troppe storie sempre uguali di Ebrei e le loro vicende durante la guerra ) : ” tra i tanti colpi di genio di Philip Roth c’è anche quello di aver smesso di scrivere poche ore prima che potessi pensare altrettanto di lui o di un suo libro. ” Tra i tanti ( ? ) colpi di genio di Roth aggiungiamo allora quello di saper leggere tempestivamente nella mente di Piperno.

Traddles

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One thought on “Amos Oz ” Tocca l’acqua, tocca il vento “

  1. Caspita! mi tocca ripetere, e con vero piacere, una cosa che ho già scritto un po’ di tempo fa: Traddles è un grande! Non solo per il suo giudizio, che condivido, su Yehoshua e Oz (sempre grande il primo, a corrente alternata il secondo), ma soprattutto per la stroncatura di Alessandro Piperno. Per me A.P. non esiste proprio, mi è capitato anni di leggere le prime 2 (due) pagine di “Con le peggiori intenzioni”), e mi è bastato per disinteressarmi di lui come scrittore. Tuttavia, mi capita di ritrovarlo come “recensore”, di solito entusiasta del libro di cui scrive e soprattutto di sè stesso. Sulla copertina de “La simmetria dei desideri” di Eskol Nevo, si legge questa frase del Nostro: “ritengo La simmetria dei desideri di E.N. uno dei libri più significativi e toccanti in cui mi sia imbattuto negli ultimi anni”. Ora, dopo questo giudizio, ero restio a leggerlo, ma ci ho comunque provato, mi è parso un lavoro nella media, con una buona partenza, che poi a mio parere si perde un po’ in varie divagazioni. Certamente si può leggerlo, ma è ben lungi dall’essere uno dei libri più significativi ecc. ecc. Bah! Meno male che c’è L’asino.

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