Emmanuel Carrère “Limonov”

lim.pngVita vera del russo Eduard Limonov, controversa figura di artista ribelle coinvolto nelle principali tappe del trapasso dal finale del secolo breve al nuovo millennio. Ho trovato che, aldilà della storia, certamente intrigante, quello che rende speciale questo romanzo sia proprio la sua scrittura, al punto che, parlo personalmente, dopo essere stato inizialmente sedotto dall’indubitabile fascino del protagonista, ho finito alla lunga con l’amare visceralmente l’autore, ed il suo straordinario stile narrativo. Molto efficace anche nel resoconto di alcune cose che non vengono dette sugli attuali destini dell’ex unione sovietica, e sugli effetti reali della mal gestita caduta di quello che fu il maggior impero comunista del novecento. L’amica che me lo ha regalato mi scrisse “non è il libro della vita, ma è un piccolo capolavoro”. Concordo in pieno.

Davide Steccanella

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One thought on “Emmanuel Carrère “Limonov”

  1. C., di madre russa e buon conoscitore delle cose russe, utilizza questo bagaglio per scrivere la biografia romanzata di Eduard Limonov, al secolo E. Savenco.
    L., figlio di un piccolo funzionario di polizia dell’URSS, ha una vita a dir poco dura e avventurosa: poeta, sarto, teppista, domestico di un miliardario a Manhattan, soldato volontario nei Balcani per la Serbia, idolo dell’underground sovietico, fondatore e capo del partito nazi-bolscevico nella Russia del dopo-muro, odia la mediocrità e vuole dominare il mondo.
    L. è anche “a suo modo una persona onesta. Arrogante ma di una lealtà a tutta prova”. “Tra il denaro e la gloria sceglie la gloria, e anche se da giovane ha sognato di avere entrambi ora sa che non è quello il suo destino. Eduard è frugale, spartano, disprezza gli agi, non si sente umiliato dalla povertà che è stata la sua compagna per tutta la vita – anzi, ne trae motivo di aristocratico orgoglio”.
    Di una volontà e forza mentale ferree, affronta un periodo di carcere durissimo e abbrutente che riesce a trasformare nel “migliore capitolo della sua vita”.
    Fanatico educatore della mente e del corpo, vive grandi amori con donne spesso bellissime, che tratta con grande lealtà e dedizione non inferiore alla severità, e che quasi sempre lo lasciano.
    Ha anche una fase gay dalla quale trae il romanzo, autobiografico come tutti i suoi libri, “Al poeta russo piacciono i negri grandi”.
    “Ho avuto una vita appassionata. Una vita romanzesca, pericolosa. Una vita che ha accettato il rischio di calarsi nella storia”.
    E in effetti il romanzo, a traino della vita d L., nella storia ci entra eccome, dedicando ampio spazio alla feroce guerra jugoslava (un vero casino, dove odi e ragioni si intrecciano in un caotico viluppo sanguinoso), alla disgregazione dell’URSS e a tutto quello che ne è seguito.
    In queste pagine C. dimostra di avere una comprensione profonda e non preconcetta del comunismo.
    Bella anche la contrapposizione che a un certo punto si trova fra il meditare e il fantasticare.
    Complessivamente un libro insolito, coraggioso e meditato, senz’altro il più bello fra quelli di C. che ho letto.
    Caso letterario di quattro o cinque anni fa, una volta tanto non del tutto a torto.

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