Yasunari Kabawata “Bellezza e tristezza”

ka.pngL’ormai utracinquantenne Oki è uno scrittore di successo; e lo è diventato, in modo particolare, tramite un romanzo nel quale narra una storia effettivamente occorsagli, quella con Otoko, allora sedicenne. Otoko venne messa incinta da Oki, abortì dolorosamente, perdendo anche l’amante, per poi vivere per lunghi mesi quasi reclusa.

I due non si sono visti per oltre vent’anni, ma l’amore è in entrambi in qualche modo sopravvissuto.

Oki si reca a Kyoto per ascoltare il suono delle campane dell’ultimo giorno nell’anno –questo l’inizio del romanzo- ma in realtà è un pretesto: vuole rivedere Otoko, e così fa.

In questa occasione incontra la misteriosa Keiko, giovane amante e discepola di Otoko che nel frattempo è diventata una pittrice di fama.

Keiko, bella e triste, forse il personaggio più significativo del romanzo, vuole in qualche modo vendicare Otoko, e a tal fine dà vita a un gioco di seduzione che coinvolge tanto Oki che il figlio Taichiro.

Vi è un singolare contrasto fra il dramma che si racconta (Keiko ha anche delle non troppo velate tendenze sadomasochiste) e le atmosfere pensose e rarefatte tipiche di Kabawata, premio Nobel nel 1968 e a quanto pare (ma non è sicuro) morto suicida.

Un romanzo senz’altro interessante, anche se secondo me inferiore a “La casa delle belle addormentate” e a “ Prima neve sul Fuji”, di cui prima o poi bisognerà parlare.

Poronga

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