Simonetta Agnello Hornby “La Mennulara”

la.pngLa Mennulara è un romanzo a cui ci sia affeziona.

E’ una storia complessa, di arroccato paese siciliano, ambientata nei “primordiali” anni 60, storia di provinciale borghesia, di intrighi famigliari, di gente povera e disperata e di gente ricca e svogliata.

E’ una storia di meschinità borghesi, di pettegolezzi popolari, di violenze e di grandi passioni. Violenza sulle donne, violenza all’interno della famiglia e fuori di essa, ma è anche una storia di sconfinata umanità, di personaggi che si finisce per adorare.

Un medico condotto, un sacerdote non totalmente integro, che si incontrano, che si rivelano intimità ma anche segreti pesanti riguardanti la famiglia più importante e discussa del paese, con la quale non è possibile non avere relazioni. Sono uomini modesti, sperduti nelle montagne di una Sicilia assolutamente arretrata, ma personaggi di grandissima umanità, di sconfinata capacità di comprensione dell’animo umano. Uomini tolleranti con il prossimo, perché tolleranti e comprensivi con se stessi ed , a loro modo, uomini felici.

Protagonista una cameriera, assolutamente originale ed intraprendente, una storia di dolore ma anche di passione. Un personaggio contraddittorio e discusso, ma anche una donna serena, capace di ritrovare in una esistenza subordinata, i suoi momenti di intenso piacere, di amore, di cultura e capace di dare alla sua vita di modesta cameriera un senso assolutamente profondo, tale da essere ricordata con commovente affetto (anche se non da tutti, ed è questo forse il suo merito più grande…) dai personaggi migliori e più cari di questa complicata vicenda.

Nel romanzo c’è molto, una discretamente sarcastica analisi della meschinità borghese, l’orrore della cultura maschile, la violenza insensata sulle donne, il pettegolezzo non sempre benevolo dei più umili, la drammaticità economica e sociale della comunità contadina siciliana (neanche troppo antica….) e soprattutto c’è l’amore, incondizionato, che infrange qualunque regola o norma, che esiste e si manifesta anche nelle condizioni più avverse.

Non ultima la passione per l’arte, lo studio e la cultura, che arricchiscono l’anima e medicano le ferite della vita.

L’ambiente descritto è pieno di quel fascino siciliano che conosciamo attraverso numerosi altri scrittori e, devo dire, rappresentato con grande efficacia da Simonetta Agnello Hornby che non teme il confronto con gli altri più noti.

S.A.H. scrive bene. I toni della sua narrazione variano molto, dal drammatico al piacevolmente comico della commedia. Il suo linguaggio miscela sapientemente l’italiano con accenti e costruzioni dialettali. E’ abilissima a descrivere il dramma, ma ci regala anche visioni assolutamente rassicuranti. Alcuni momenti, malinconici e riflessivi, ambientati in interni oscuri e riparati , dove la luce del sole penetra discretamente attraverso le tende socchiuse a consolare i pensierosi astanti, sono piccoli capolavori, non solo letterari ma addirittura pittorici (come ogni tanto mi sovviene pensare, leggendo i miei scrittori preferiti…)

E’ un romanzo che ho apprezzato molto e ne consiglio vivamente la lettura.

Mr. Maturin

4 thoughts on “Simonetta Agnello Hornby “La Mennulara”

  1. Leggo nei miei appunti (agosto 2003!): l’idea è buona, l’ispirazione quasi pirandelliana. Su tutto campeggia la figura misteriosa e quasi mitologica della Mennulara, contadina ignorante ma ferrea e intelligentissima, per esempio consapevole dell’importanza dell’istruzione, e a suo modo acculturatasi, pur potendo a malapena leggere.
    Ma il romanzo è un po’ lento, a tratti stanco, e non dà ragione dello spasmodico interesse che tutto il paese dedica alla vicenda degli Alfallipe. In ciò si traduce la differenza di classe fra una penna onesta, quella della Agnello, e un’ottima penna, quella di Camilleri nell’assai più agile, scattante ed efficace “Un filo di fumo” (già commentato sul sito).

    • Caro Poronga,
      “Un fil di fumo” come “La concessione del telefono” o “Il birraio di Preston” sono romanzi brevi di grande interesse, ma ritengo che la Hornby denoti almeno lo stesso spessore e la stessa padronanza di linguaggio

  2. ho un ricordo molto bello di “la Mennulara”: a me pare che l’accostamento con Camilleri (di cui peraltro condivido in pieno l’apprezzamento di Poronga per i tre racconti citati) sia un po’ improprio… una vicenda seria su cui riflettere il romanzo della Hornby, vicende ben narrate e molto divertenti i secondi. Un plauso a entrambi gli Autori
    Silver 3

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