Yuval Noah Harari “Da animali a dei. Breve storia dell’umanità”

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Raramente sull’Asino vengono recensiti saggi, ma voglio parlarvi di questo che, sebbene decisamente divulgativo, mi è sembrato davvero interessante, non tanto per alcune nozioni che ho appreso, ma soprattutto per una sorta di sistematizzazione di tutto ciò che riguarda la storia umana in un quadro omogeneo, estremamente lucido e scevro da appartenenze ideologiche. Una storia dell’umanità vista con metodo scientifico, una volta tanto non di parte.

2.000.000 di anni fa, sulla terra vivevano almeno 6 specie diverse di umani, tutte appartenenti al genere Homo.

Specie diverse vuole dire che ognuna di esse aveva un patrimonio diverso dall’altra ed erano quasi totalmente preclusi i rapporti sessuali tra una e l’altra. Se i rari accoppiamenti ci fossero stati avrebbero prodotto figli nella stragrande maggioranza sterili (è noto a tutti il caso del figlio di un cavallo ed un’asina…).

Quindi sei tipi “diversi” di Uomo.

13.000 anni fa, sulla terra rimane solo una specie appartenente al genere Homo: l’Homo Sapiens, noi.

I nostri antenati hanno fatto fuori tutti gli altri ed hanno incominciato ad evolversi da soli. Il fenomeno non può non stupire.

Esiste una ipotesi sul perché i Sapiens siano riusciti a prevalere su tutti gli altri. Perché erano più forti fisicamente e più aggressivi?

Niente di più falso: se un Neanderthal avesse incontrato un Sapiens da solo nella foresta, lo avrebbe probabilmente fatto a pezzi senza tanti complimenti. Erano loro i più forti.

E, allora, perché?

Harari ce lo spiega efficacemente.

Si pensa che circa 70.000 anni fa vi siano state delle mutazioni casuali nel cervello dei Sapiens, che gli abbiano dato la capacità di inventare categorie immaginarie, assolutamente non riscontrabili nella realtà sensibile: cose come “Il Capo” , la “Tribù”, “Dio o gli Dei”….

In quel momento è nato il pensiero astratto e in virtù di questo, grazie alla capacità di formulare miti e leggende presenti solo nelle menti, il Sapiens è riuscito ad organizzare gruppi omogenei di individui, metterli in comunicazione tra loro,farli lavorare e combattere sotto una guida esterna. E questo in gruppi notevolmente più numerosi e coordinati di quelli appartenenti ad altre specie. E’ nata così una formidabile macchina da guerra e di controllo che difficilmente si poteva contrastare, e così fu che i Sapiens divennero padroni della Terra. Prima di tutto fecero fuori tutti gli Uomini, appartenenti alle altre specie e poi fu la volta degli altri giganteschi animali che potevano contrastarli.

Questo è stato il motore di tutto il resto, fino ai giorni nostri.

Comincia così, questo interessante saggio.

Il resto è forse meno eclatante, ma sicuramente molto istruttivo.

Harari percorre la storia umana, evidenziando non i singoli fatti storici, ma i fenomeni, le invenzioni astratte, le rivoluzioni culturali che hanno mutato il corso della storia. Per intenderci, il processo storico è segnato da salti qualitativi, come il passaggio da una economia di Raccolta/ Caccia ad una Agricola, che hanno modificato integralmente (con aspetti sia positivi che negativi) il modo di vivere e di interagire degli individui. E il cammino non si è evidentemente esaurito con questi grandi mutamenti, ma le “rivoluzioni” si sono succedute in modo sempre più rapido e dinamico.

I concetti di tribù, di popolo, di nazione, di patria e di religione, sono state invenzioni immaginarie che di volta in volta hanno pesato sull’assetto sociale mondiale. Hanno spostato poteri e ricchezze, hanno determinato vittorie e sconfitte, creato ed avvicendato dominazioni.

Sul pianeta si è affacciata ad un certo punto la Scienza, che con il suo metodo ha sconvolto le pratiche precedenti, spingendo la tecnologia a livelli mai prima nemmeno ipotizzati.

Nascono le “moderne religioni”, le ideologie, le etiche diverse, condivise da gruppi diversi. Nasce il concetto astratto di danaro, e con lui il capitalismo, il mercato e l’invenzione del credito. Vi sembra forse che questi termini siano poco conciliabili ed abbiano poco a che fare tra loro. Niente di più falso secondo Harari, tutte queste sono invenzioni immaginarie capaci di guidare e controllare gruppi di Sapiens sempre più grandi e sempre più complessi.

Sono astrazioni in grado di farci produrre di più, di farci costruire istituzioni sociali, di farci consumare un prodotto al posto di un altro, di mandarci in guerra, di farci vivere nell’abbondanza o di farci tirare la cinghia.

Ovviamente sono tutte categorie che hanno provocato fenomeni sorprendentemente positivi (debellamento di malattie mortali, diminuzione della mortalità per fame e così via…) ma anche drammaticamente negative (e vi risparmio una scontata esemplificazione…). La cosa certa è che al mutare di ciascuna di queste categorie muta la storia e muta il pianeta.

Harari, da serio studioso quale è, con grandissimo equilibrio non si erge mai a giudice, non prende mai parte. Si limita a descrivere, analizzare con pensiero critico e libero ogni situazione ed ogni presa di posizione. Scava nei fatti per evidenziarne i lati positivi e quelli negativi, per mostrarci con animo imparziale ogni evoluzione della nostra storia. Questo è il grande merito del suo saggio: una analisi oggettiva, direi rigorosamente scientifica, del comportamento sociale umano, delle sue ideologie e delle categorie che si sono evolute nel corso della storia.

In particolare ho trovato molto interessante ed acuta una analisi sull’etica.

H. si sofferma sulla definizione morale di ciò che è Naturale e di ciò che viene definito Contro Natura.

Ne risulta una acuta riflessione, che prendendo spunto dalla evoluzione delle specie (teoria piuttosto accreditata, malgrado pochi detrattori), mostra quanto sia scientificamente fuorviante affermare l’esistenza di queste categorie.

Egli, con grande senso dell’umorismo, ci dimostra che tenendo per buono il concetto morale di Contro Natura, dovremmo condannare moralmente senza attenuanti ogni zanzara che usa le sue ali per volare intorno a noi cercando di infilzarci…..

Non vi spiego come, perché vi rovinerei senz’altro il piacere di scoprirlo dalle sue parole………….

Spero che lo leggiate, secondo me ne vale assolutamente la pena.

Mr. Maturin

 

10 thoughts on “Yuval Noah Harari “Da animali a dei. Breve storia dell’umanità”

  1. Be’, Maturin, la scienza, così come ogni altro prodotto dell’intelletto umano, è sempre, necessariamente, per sua stessa natura, di parte.
    E forse, in questo saggio, se mi permetti, più che mai.
    Non so se mi convince la tesi del tuo Harari, e soprattutto non credo che sia scevra da appartenenze ideologiche. Naturalmente mi posso sbagliare.

    • Cara Lucia, come spesso accade, mi hai preso in castagna! Ok, è vero, non esiste scienza neutra. Sono d’accordo.
      Ma, al di là di questo, posso dire che il pensiero di H. sia un pensiero profondamente laico? E con laico intendere che non solo non sia figlio di alcuna religione, ma anche che non sposi alcuna delle ideologie correnti? Forse, esprimendomi effettivamente in modo un po’ brutale, volevo intendere proprio questo.

      Posso inoltre affermare (e ti invito a leggere il libro per rendertene conto) che quando H. ad esempio, scrive dell’applicazione sociale della filosofia marxista, lo fa sottolineandone pregi e difetti con assoluto rigore. Quando poi tratta di temi opposti, scrivendo della nascita del denaro, del credo capitalista e del mercato, francamente mi sembra che lo faccia con lo stesso rigore e con la stessa severità evidenziandone sia i lati positivi che negativi. Ho apprezzato molto questo modo di affrontare il discorso ed è perciò che mi sono sentito di definirlo non di parte.

      Forse, ho notato quel che potrebbe apparire come uno sbilanciamento ideologico, solo quando si mette a trattare del fenomeno del “consumismo”, come deriva del capitalismo e della globalizzazione.
      In questo caso potrei vederlo effettivamente schierato verso un “Ambientalismo misurato e consapevole” e, forse anche qui c’è un rischio ideologico.
      Ma, siamo sicuri di poterlo definire “di parte” per questo ? Alla fine, non credo.
      In fondo, essere ambientalisti consapevoli, è forse soltanto una posizione obbiettiva. La scienza ( anche se non neutra!!) ci da indicazioni abbastanza indiscutibili (per esempio quando ci rivela che la % di anidride carbonica in atmosfera non è mai stata così elevata come ora, nella storia del pianeta…..) e pertanto mi sembra semplicemente, che essere “ambientalisti” sia solo una posizione di buon senso, trasversale a qualunque ideologia degna di rispetto (ovviamente non alle posizioni manifestamente disoneste…)

      Quello che sicuramente H. non è, consiste nel “non essere religioso”. Questo sicuramente.
      Secondo lui, le religioni, come ogni altra umana categoria, sono frutto dell’immaginazione e dell’ingegno umano: pensiero astratto. E forse hai ragione tu: questo è “essere di parte”.
      Ma questo mi è sfuggito…..come spesso accade quando senti un pensiero che ti appartiene e ti illudi per un istante che sia un pensiero assoluto e non soltanto “una opinione”….

      In realtà mi piacerebbe molto che tu leggessi questo libro, perché penso se ne potrebbe discutere parecchio, con indubbio gusto.

      P.S. Il nostro caro editore Poronga, si è bellamente dimenticato di pubblicare una parte piuttosto rilevante della mia modesta recensione….mi auguro che rimedierà al più presto, perché possa arrivarvi il testo integrale

      • Temo, caro Maturin, benché ami discutere di libri con te, che questo non lo leggerò affatto.
        Trovo irritante l’arroganza di un autore di presentare la propria tesi vestendola dei panni di un rigore scientifico che non può avere. Irritante e, nella peggiore delle ipotesi, ipocrita, nella migliore, superficiale e fuorviante.
        Ti chiedo scusa, ma questo mi basta a non avvicinarmi a questo libro che qualche pregio dovrà pur avere se lo caldeggi tanto…
        E poi oggi sono troppo demoralizzata… non avrei mai creduto che potesse andare com’è andata, in America.
        Non c’entra, lo so. Ma in fondo c’entra anche questo.

  2. Su Internazionale di questa settimana, c’è una intervista interessante ad Harari.
    Riguarda soprattutto la parte finale del libro dove lo scrittore ipotizza scenari socio/tecnologici piuttosto originali e un po’ inquietanti, Anzi, molto inquietanti…..
    Forse per apprezzare a pieno l’intervista, giova aver letto almeno questa parte del libro….però comunque è degna di interesse.

  3. Grazie a Maturin per la segnalazione di questo libro, del quale si è molto parlato anche fuori dall’Asino. Io l’ho trovato interessante e stimolante, e francamente non ho capito l’animosità dello scambio fra Maturin e Lucia. Dando per scontato che non esiste la scienza ” neutra ” e quindi giusta la correzione di Maturin, per il resto mi sembra che Harari esponga le sue tesi in modo corretto e appunto laico. Dopodiché naturalmente si può concordare o meno, ma non sono certamente bizzarre né tantomeno peccano di ” imperialismo ” culturale, essendo condivise da molti altri scienziati sociali. Ma la cosa che mi è sembrata più interessante – e in questo mi ha ricordato i libri di un altro scrittore eclettico, Jared Diamond, che parte dalla sua prospettiva di geografo-antropologo per giungere a conclusioni spesso simili – è la capacità di Harari di collegare fenomeni apparentemente distanti evidenziando nessi di causalità ai quali normalmente non si pensa. Per esempio, come cambiamenti climatici o progressi tecnologici hanno ripercussioni sui sistemi sociali magari anche a molta distanza sia di tempo che di spazio. Naturalmente nei fenomeni storici e sociali non c’è mai la forza dell’evidenza che danno gli esperimenti ripetibili nelle scienze naturali, ma sono interpretazioni convincenti e comunque affascinanti. Se un libro ti fa pensare e mette in dubbio alcune tue certezze acquisite per pigrizia mentale, non si può chiedere di meglio.

    • Caro Traddlez, mai stata nessuna animosita’ tra me e Maturin, me ne guarderei bene! …semmai con Poronga 😉, ma questa è un’altra storia 😂

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