Roberto Costantini “Tu sei il male”

tu.pngOra io dico: chi scrive lunghi libri richiede parecchio al lettore, soprattutto in termini di tempo il che, con tutto quello di bello che vi è da leggere (ho sempre il cruccio dei libri belli o bellissimi che non leggerò), non è poco.

Quindi un libro che supera le 300/400 pagine non deve essere solo discreto, ma francamente buono.

Questo poliziesco è lungo quasi 700 pagine, e per giustificarsi e motivare il lettore dovrebbe avere ritmo, essere avvincente e ben scritto.

Non è che sia un brutto libro, ma queste doti mi pare possegga in misura insufficiente, essendomi sembrato un po’ lento e prolisso (per esempio i dialoghi sono troppo dilatati), mentre il plot non fa certo saltare sulla sedia.

Quindi la storia del commissario Michele Balestrieri, che viene rappresentato dapprima come fascista sciupafemmine non privo però di una sua integrità, e quasi 25 anni dopo depresso, amareggiato e un po’ in disarmo, ma saggio, (forse –speriamolo- ha anche cambiato idee politiche) mi ha provocato un progressivo accumulo di quello che chiamerei  “l’acido lattico del lettore” sicché, giunto quasi la metà, ho lasciato perdere.

Spesso sento dire: “una volta incominciato un libro lo devo finire“. Grave errore. Giustamente Pennac indica quali fondamentali diritti del lettore quello di abbandonare un libro che non piace o di saltarne delle parti. Penso che quanto più si legge tanto più questi diritti vengano agevolmente esercitati, con sicuro giovamento dell’interessato.

Poronga

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4 thoughts on “Roberto Costantini “Tu sei il male”

  1. Sì, non si può non essere d’accordo sul diritto di piantare lì un libro, o di leggiucchiarlo saltando qua e là nella speranza di ritrovare motivi di interesse.
    Però… però… come lettore in questi casi me la prendo innanzitutto con me stesso, mi sembra di aver fallito in qualche modo. Proprio perché, come dice Poronga, ci sono molti libri bellissimi che non si avrà mai il tempo di leggere, bisogna cercare di essere molto selettivi nelle scelte ed evitare i bidoni. Le fonti di informazione sono tante: amici, critici – queste due categorie non necessariamente in positivo, ci sono anche quelli che consigliano libri da cui sai che bisogna tenersi alla larga, ma alla fine sono informazioni utili anche queste – quarte di copertina, blog come l’Asino. Ma soprattutto c’è la visita in libreria e la lettura delle prime pagine, tenendo conto di quanto diceva il grande Dostoevskij.
    Se alla fine di tutti questi processi incappo lo stesso nel bidone, esercito sì il mio diritto ” Pennac-Poronga-Ayelet “, ma mi resta l’amaro in bocca e mi sembra che le mie antenne perdano colpi.

  2. Io il metodo di piluccare un libro in libreria non l’ho mai utilizzato un po’ perché non lo amo e soprattutto perché delle mie antenne non mi fido proprio.
    Preferisco il passaparola -e infatti l’Asino è nato per questo: v. “Presentazione”- anche se il rischio della delusione (soggettiva) c’è sempre.

  3. Francesco Bacone, nei suoi famosi “Saggi” pubblicati nel 1552, scrivendo sull’importanza degli “Studi”, ebbe modo di occuparsi del modo migliore per utilizzare i libri.

    La stampa era invenzione relativamente recente ma già emergeva la necessità di mettere ordine in un’attività ed una impresa umana che sarebbe diventata sempre più importante.

    “Alcuni libri devono essere gustati, altri masticati e digeriti, vale a dire che alcuni libri vanno letti solo in parte, altri senza curiosità, e altri per intero, con diligenza ed attenzione. Alcuni libri possono essere letti da altri e se ne possono fare degli estratti, ma ciò riguarderebbe solo argomenti di scarsa importanza o di libri secondari perché altrimenti i libri sintetizzati sono come l’acqua distillata, evanescente. La lettura completa la formazione di un uomo; il parlare lo fa abile, e la scrittura lo trasforma in un uomo preciso. E, pertanto, se un uomo scrive poco, deve avere una grande memoria, se parla poco ha bisogno di uno spirito arguto; se legge poco deve avere bisogno di molta astuzia in modo da far sembrare di sapere quello che non sa. Le storie fanno gli uomini saggi; i poeti arguti; la matematica sottile; la filosofia naturale profondi; la logica e la retorica abili nella discussione.”

    Detto ciò, condivido per certi aspetti, la recensione che mi pare molto severa.
    Sarà l’ambientazione un poco esotica o la fame di notizie storiche sul quel periodo storico ma il libro l’ho letto tutto.
    Anzi, a dire il vero, ho letto tutta la trilogia.
    E’ stata più forte la curiosità di conoscere l’epilogo della vicenda e la conclusione del contrastato rapporto col padre delle “pecche” evidenziate da poronga.

    kermit

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