Archibald Cronin “E le stelle stanno a guardare”

cr.pngInvogliato dalla lettura del già recensito “Le chiavi del regno” (che credo manderebbe in sollucchero Papa Francesco), mi sono letto anche quest’altro romanzone ambientato nell’industria mineraria estrattiva inglese nel primo quarto del novecento.

Cronin aveva maturato una profonda conoscenza del settore, e in particolar modo delle proibitive condizioni in cui lavoravano i minatori, essendo stato prima medico di miniera e poi ispettore minerario.

I principali protagonisti del romanzo sono tre: Davey Fenwick, ultimo esponente di una famiglia formata da generazioni di minatori, che un drammatico episodio induce alla lotta politica a favore dei suoi compagni, che lo porta a entrare in Parlamento nelle file laburiste; Arthur Barras, figlio dell’inflessibile e cupo proprietario di una importante miniera, che vince la sua debolezza di carattere dapprima rifiutandosi di partire per la guerra, in seguito compiendo enormi sforzi per portare la miniera che ha ereditato a un livello di sicurezza e a condizioni di lavoro accettabili; Joe Gowlan, arrampicatore sociale privo di scrupoli che da umile minatore diventa uno spietato e vorace capitalista senza scrupoli.

L’intento didascalico, permeato da forti istanze e venature socialiste, è assai marcato e induce Cronin a scrivere una storia-simbolo con encomiabili impegno e serietà.

La resa letteraria però mi è parsa nettamente inferiore a “Le chiavi del regno”, anche perché il libro è fortemente penalizzato da una traduzione vetusta e per certi versi assurda (quindi chi volesse leggere questo libro lo faccia, se può, in edizione originale).

Non mancano però momenti alti, quali la descrizione di un terribile incidente minerario, il processo cui è sottoposto Arthur, il dibattito sulla nazionalizzazione delle miniere, mentre la complessiva caratterizzazione dei tre protagonisti è senz’altro riuscita.

Vi sono anche molte altre buone figure di contorno (la vacua e patetica Jenny, la granitica madre di Devey, Marta, Barras padre), che fanno pensare un po’ a Dickens, ma con la dovuta distanza.

Poronga

One thought on “Archibald Cronin “E le stelle stanno a guardare”

  1. E bravo Poronga che ha mantenuto fede alle sue promesse e ha recensito anche “E le stelle stanno a guardare”. Ti ho sentito più tiepido rispetto a “Le chiavi del regno”, forse a ragione, ma come ho già detto, il mio è un approccio sentimentale a Cronin, e ricordo di aver letto, subito dopo “E le stelle stanno a guardare”, Emile Zola e il suo Germinal, che tanti punti di contatto ha con questo libro di Cronin, dalla miniera alla lotta sociale e alla ricerca di un nuovo ordine delle cose. Entrambi i romanzi sono stati amati dalla nostra generazione che, in fondo, se ne è nutrita quasi di nascosto, temendo che apparissero troppo poco intellettuali. Un po’ come per la musica, per cui ascoltavamo Dylan, i Led Zeppelin, Clapton e Jimy Hendrix, e nello stesso tempo conoscevamo tutte le parole delle canzoni di Battisti.

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