Raymond Carver “Principianti”

carNei racconti di Carver c’è tutto quello che ci intriga degli Stati Uniti: la natura selvaggia, le tavole calde, le uova al bacon, i pick up con le gomme da fuori strada, la pesca sul fiume, gli utensili, gli hamburger con le patatine, i jeans e le camicie a scacchi……..ma tutto, al contrario del nostro immaginario ereditato dall’invidia del nostro dopoguerra, è illuminato da una luce drammatica…violentemente drammatica.

Nei viaggi che vi ho fatto, gli Stati Uniti mi hanno sempre provocato una duplice contraddittoria sensazione. La gioia del divertimento ed il fascino dei paesaggi sconfinati, contrapposti alla tristezza legata ad un quotidiano asfissiante e penosamente vuoto e monotono. I canyons selvaggi da un lato e le città di provincia dall’altro, con i loro centri commerciali, le highway che passano per il centro deserto, i loro inutili grattaceli…Sensazioni opposte e inscindibili, ma emblematiche di un paese.

In nessun posto al mondo ho mai percepito come qui una “mancanza” così evidente: la completa assenza di spiritualità. Si percepisce una forte presenza di religione (tutte le possibili ed immaginabili religioni del mondo!) e di rigido conformismo, entrambi completamente svuotati di ogni senso del profondo, quasi entrambi questi concetti fossero soltanto una questione di mera forma superficiale…

Più volte mi sono chiesto il “perché” di queste sensazioni così determinate e la mia risposta è stata perennemente la stessa: gli Stati sono l’avanguardia della decadenza del mondo occidentale e Carver, nei suoi racconti ci narra in maniera magistrale proprio questo.

Non c’è altro e non deve esserci altro: questo è il messaggio e questo deve essere.

Mi salta inevitabilmente in mente la drammatica fine di “La valle di Elah” quando Tommy Lee Jones issa la bandiera americana al contrario, gesto che nel codice militare è il segnale inequivocabile di richiesta di aiuto…

In questo deserto culturale gli individui si muovono spaesati, con le loro piccole gioie ed i loro enormi dolori. Loro si, gli individui, occasionalmente provano ancora sentimenti profondi, emozioni vitali ed intense, ma sono soli. Drammaticamente soli. Non vi è più spazio per una condivisione ed una alleanza. L’occidente ha parcellizzato le coscienze, ha inibito la comunicazione e gli individui sprofondano nella loro solitudine.

Robert Altman, contraddistinto dalla sua abituale genialità, ha colto nel segno l’attualità del messaggio di Carver girando nel 1993 il capolavoro “America oggi”, libera interpretazione di alcuni racconti e poesie di Carver, mischiandoli e fratturandoli con mestiere estremamente sapiente.

Libro e film sono lo stesso drammatico capolavoro, frutto amaro delle coscienze più attente e vivaci che si aggirano per gli Stati….

Mi torna in mente soltanto un altro titolo assolutamente emblematico di ciò che si è detto: l’ “Incubo ad aria condizionata” di Henry Miller che già nel ’39 metteva il dito nella piaga e che, anche soltanto nel titolo, metteva tutta l’angoscia del paese più potente del mondo.

Che volete che vi dica? Da leggere, leggere assolutamente………

Mr. Maturin

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One thought on “Raymond Carver “Principianti”

  1. Non posso che condividere l’entusiasmo del dottor Maturin.
    Aggiungo per la cronaca che “Principianti” non è che la raccolta di racconti pubblicati sotto il titolo “Di cosa parliamo quando parliamo d’amore” restituiti alla loro integrità e riparati dagli impietosi tagli, certamente peggiorativi, fatti dall’editor di Carver, e di cui il Nostro a ragione tanto si lamentava.
    Ne risulta valorizzata la scrittura incredibilmente nitida e affidata, talmente formidabile da saper rendere avvincente e interessante qualsiasi tema (per esempio il bellissimo “La calma”, storia di un litigio dal barbiere per una questione di caccia e che, non so neppure bene perché, ho trovato magistrale).
    Carver non descrive mai i sentimenti dei protagonisti dei suoi lividi e fulminanti racconti, ma solo quello che accade: l’investimento di un bambino, la presenza dei genitori in ospedale, una torta di compleanno non ritirata, il telefono che suona…. (“Una piccola buona cosa”, un racconto perfetto).
    Dietro a tutto questo sta la robusta stoffa di un sapiente e geniale narratore, capace forse quant’altri mai di rendere la terribilità del vivere (si veda il fulmineo “Mio”), o la bizzarria di situazioni che si impadroniscono di te, delle tue ore e forse del tuo destino.
    Implacabile testimone dell’impossibilità dell’amore (“Perdenti”), dell’indifferenza, incomunicabilità e profonda solitudine del vivere, è anche capace di descrivere piccole e rare oasi di pace (“Distanza”).
    Un vero grande.

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