Roy Arundhati “Il Dio delle piccole cose”

roy“Il Dio delle piccole cose” della scrittrice indiana Roy Arundhati, letto qualche annetto fa su prezioso consiglio del mio amico Gigi, resta ancora oggi un capolavoro assoluto e che consiglio a tutti di leggere qualora se lo fossero perso. Il romanzo narra la vicenda di una donna che lascia il marito violento e torna a casa con i suoi due bambini, i gemelli Estha e Rahel, maschio e femmina. Ma nell’India meridionale dei tardi anni Sessanta, una donna divorziata come Ammu si ritrova priva di una posizione sociale riconosciuta; a maggior ragione se commette l’errore imperdonabile di innamorarsi di un “paria”. Non è dunque una vita facile quella toccata ai due gemelli, legati nel profondo da “un’unica anima siamese”. Attraverso lo sguardo di Estha e Rahel, prende forma la storia di un grande amore, in cui si riflette il tema universale dei sentimenti in conflitto con le convenzioni.

La stupenda (quanto drammatica) saga della famiglia di paria del Kerala, vissuta attraverso gli occhi della bambina Rahel, è stata accostata da alcuni critici “per i toni e per il respiro” a “Cent’anni di solitudine” di Marquez.

Imperdibile e non solo per chi ama quello stupendo paese che è l’India.

Davide Steccanella

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2 thoughts on “Roy Arundhati “Il Dio delle piccole cose”

  1. mah… non so.
    cominciai a leggerlo quando ancora vivevo in india e lo abbandonai, mi parve troppo, violentemente tragico.
    forse mi sbaglio, però. so che i miei amici in italia lo hanno amato molto, e si sa, quando si legge vengono coinvolti sentimenti personali che difficilmente è possibile separare dalla qualità della scrittura, o della narrazione.
    in realtà gli unici autori indiani (amitav gosh, vikram seth) che ho amato sono quelli letti prima dei miei anni in india, e tra loro anche gosh nei suoi ultimi romanzi mi ha molto deluso – ma seth, no, anche se il suo libro migliore, a mio giudizio, è lo splendido Una musica incostante, ambiente non in India, bensì a Londra.

  2. In effetti anche io, pur riconoscendo il valore del libro, era rimasto un po’ freddino. Nelle mie note di lettura vedo però che avevo trovato bellissime le ultime 50 pagine nelle quali si scioglie il dramma finale del romanzo.

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