Marcel Proust “La fuggitiva”

fuggChiusasi la  precedente sezione con l’annuncio della fuga di Albertine, questa parte e interamente quasi dedicata alla autoanalisi: in particolare al minuto svisceramento dello stato di dolore che la fuga di A. genera nel narratore e la descrizione dei tortuosi percorsi mediante i quali questo dolore, immane, intollerabile, si trasforma a poco a poco, ma fatalmente, in oblio.

Per lunghissime pagine P. si addentra in una analisi così parossisticamente acuta e minuta da diventare labirintica e quasi, salvo enormi sforzi, incomprensibile, e comunque complicatissima.

In tutto ciò il narratore è anche molto onesto, tanto da non nascondere nulla delle vere e proprie bassezze che, con estrema disinvoltura, racconta aver fatto pur di riavere Albertine. Egli così decide in un primo tempo di fingere indifferenza, sembrandogli quello il miglior modo per riavere A., salvo però essere disposto addirittura a pagare denaro per riuscire nello scopo. Addirittura le invia delle lettere lusingandola con lo yacht e la Rolls Royce che le dice avere già ordinato per lei. Infine mette in piedi una squallida manovra con Andree, fingendo di averla presi in casa al posto di Albertine con la speranza che questa, ingelositasi, ritorni.

Diciamolo: in alcune, anzi parecchie parti, questo “La fuggitiva” è un po’ indigesto, anche se in tutto ciò Proust, oltre alla consueta straordinaria capacità descrittiva, offre una superba rappresentazione degli ondivaghi e contrapposti moti di chi soffre per amore, svelandone anche le piccolezze e miserie: addirittura il narratore arriva al punto di vagheggiare la possibilità di parlare con Albertine solo per poterle dire che sapeva dei suoi tradimenti, specie con le donne e anzi, a quanto pare, esclusivamente con loro.

Anche questa parte è dominata da una singolarissima, e chissà come psicanaliticamente interpretabile, avversione e orrore per il lesbismo, a maggior ragione sorprendente posta la forte propensione di Proust al voyeurismo e, in genere, a tutto ciò che è torbido (ad esempio l’interesse per le orge organizzate da Albertine e dal violinista Morel, ex manutengolo di Palaméde, conte di Guermantes).

Riappare Gilberte, ormai sfiorita agli occhi di Proust che, ricchissima, se non ricordo male sposa Saint-Loup, ormai quasi ex amico di Proust.

Per finire questa parte, quella che complessivamente mi è piaciuta meno, offre comunque una vera e propria perla rappresentanza delle descrizioni di Venezia, veramente stupende.

Poronga

 

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