Marcel Proust “I Guermantes”

guer… ovvero l’apoteosi della nobiltà e dei salotti parigini consumata in 600 pagine: Eppure me le sono lette da cima a fondo senza discutere né protestare: potenza di Proust.

Si attacca con l’infatuazione del narratore per  Oriane Guermantes, che egli fa di tutto per incontrare (d’altra parte la cosa è quasi nulla rispetto alla iperbole della Signora di Cambremier che, gravemente malata, si preoccupa seriamente di morire prima di poter essere ricevuta dal Duca di  Guermantes).

Comunque l’aristocrazia è descritta come qualcosa di veramente importante. Innanzitutto ineffabile e irraggiungibile; poi oggetto di un rispetto quasi da culto da parte degli umili; e, soprattutto, istituzione.

Oriane, la Duchessa, ne rappresenta il simbolo più puro: vero faro per la élite parigina per i modi, i motti, le battute, i comportamenti controcorrente subito assunti a paradigma dello chic e dello stile.

Questa autentica fissazione non impedisce a Proust di scrivere una importante e profetica pagina (492/493) su una futura possibile società di eguali, né di prendere in un certo senso le distanze, raccontando con distaccata ironia (almeno così mi è parso e così spero) l’interesse maniacale per le genealogie e casati, oppure la tipologia dei saluti che i Guermantes rivolgono, quando li rivolgono, a chi li incontra.

Va però ugualmente detto che P. non si astiene minimamente, per esempio, dal fare, serissimo, una lista dei gentiluomini per i quali a Parigi viene fatto un certo tipo di cappello svasato…

Insomma, un mondo che è croce e delizia per molti, primi fra tutti forse proprio i rappresentanti di questa nobiltà così rigida, inaccessibile, ipocrita e amorale (che gli uomini –tutti- abbiano una amante mantenuta è fatto accettato, presumibilmente per mancanza di alternative, dalle stesse mogli), e con le sue regole spietate quanto vacue, che vengono riassunte nella frase che P. mette in bocca ai Duchi di Guermantes verso la fine di questa terza sezione della Recherche: “I doveri mondani vengono prima della morte di un amico“.

Parte integrante di questo mondo è ovviamente quello dei salotti, che viene rappresentato attraverso un chiacchiericcio instancabile, vuoto e assordante (150 pagine solo sul salotto di M.me de Villeparisis), con tutto il corredo di malignità e falsità che i loro frequentatori si scambiano. Tutto ciò osserva, annota, narra, un Proust defilato, pressoché muto, autorerelegatosi a ruolo di mero testimone.

P., pur impegnato nella stesura di un’opera “universale”, non disdegna affatto la cronaca del contingente mondano, letterario, politico, primo fra tutti il caso Dreyfuss che riecheggia lungo le pagine di tutto il romanzo.

Per il resto poco altro, ma sublime: la morte della nonna, descritta con toccante, dolorosa dedicata partecipazione; un altro po’ di  Françoise, fedele, pettegola, impicciona, infallibile: una straordinaria figura popolare a tutto tondo; Proust stesso, con le sue merende, passeggiate, emorragie nasali, vestizioni e svestizioni, soggiorni nella sala da bagno.

Sicuramente delle varie sezioni della Recherce quella più “inutile”, ma in realtà utilissima, anzi imprescindibile per il fatto stesso di essere stata composta da un uomo capace di scrivere, fra le tante, cose del genere:

Di fronte a quelle idee, il ricordo della Signora di  Guermantes all’Opera era ben poca cosa: la piccola stella di una cometa in confronto alla sua lunga e splendente coda”.

Poronga

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