Romano Bilenchi “Anna e Bruno e altri racconti”

biBilenchi è un autore del secolo scorso che rischia immeritatamente di passare nel dimenticatoio.

Credo possa invece essere considerato in Italia un piccolo caso letterario; ciò non solo e non tanto per la scrittura, semplice e accurata, ma per il particolare “clima” dei suoi scritti, che ben si coglie in questi racconti (ma anche nel romanzo “Conservatorio di Santa Teresa”, che merita anch’esso).

Si tratta di storie brevi, scarne, cupe, senza speranza, quotidiane e forse per questo ancora più disperanti. Danno l’impressione di essere cose molto personali e a loro modo misteriose.

Domina la piccola città, la campagna, l’ambiente familiare vagamente opprimente. Per esempio in “Anna e Bruno”, che dipinge il forte rapporto fra una madre e un figlio, non si avverte quasi nessuna gioia, se non in rari momenti (le passeggiate dei due, mai più ripetute), e nei ricordi malinconici del ragazzo.

I racconti sono tutti belli, ma fra essi vi sono due gemme: “Un errore geografico” (buio e stralunato: stupendo ) e “Il capitano”.

Poronga

 

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