Javier Marìas “Il tuo volto domani”

il1Questo è un romanzo interminabile in tre volumi, per complessive 1240 pagine. Vale la pena di imbarcarsi in un’opera così titanica? Io l’ho fatto con piacere, con tempi rallentati. Poronga ha detto di aver cominciato a leggere il primo volume della trilogia e di averlo mollato pensando ” questo si crede Proust “. C’è del vero, nel senso che il modello letterario è quello di una scrittura torrenziale, piena di divagazioni che sviano dal centro della trama e diventano esse stesse trama. Dirò addirittura di più: tutta l’opera di Marìas, non solo questi tre volumi, è quasi un unico lunghissimo romanzo nel quale appaiono spesso gli stessi personaggi e vengono ripresi fili sospesi ma mai abbandonati del tutto.

Non proverò neppure a riassumere la trama di questo interminabile romanzo. Perché al di là delle mille divagazioni una trama c’è ed è complessa e avvincente, con storie d’amore, di spionaggio, di rapporti familiari e come in molti altri suoi libri il rapporto col Franchismo, la Guerra Civile e più in generale la storia della Spagna nel ventesimo secolo. Marìas ha una scrittura affascinante e una grande capacità di intrecciare diversi racconti senza mai lasciarli andare, li riprende magari dopo centinaia di pagine. Il vantaggio e che anche se è vero che per leggere tutta questa roba uno dovrebbe giocarsi le ferie, è anche vero che la sua è una scrittura affascinante proprio perché debordante e si può leggere qua e là traendone sempre piacere. Diciamo che è il tipico libro che uno può tenere sul comodino e leggerne qualche pagina ogni tanto. Ci si mettesse anche un anno, il piacere è assicurato. So che non tutti saranno d’accordo, perché entrare nella scrittura di Marìas richiede all’inizio una certa fatica e la reazione di Poronga è del tutto legittima. Eppure, in questo come in altri libri, io sono stato affascinato dall’intelligenza, dalla cultura enciclopedica e dall’ironia di Marìas.Tanto per dare un piccolo saggio dell’ironia, chi inizierebbe un libro di oltre 1.200 pagine con queste parole: ” Non bisognerebbe raccontare mai niente, né dare dati né tirare in ballo storie né fare in modo che la gente ricordi degli esseri che non sono mai esistiti né hanno mai messo piede su questa terra … ” ? E più avanti fa dire a un personaggio, che non a caso è una spia di alto livello  ” La verità è che tutto tende a essere creduto, in prima istanza. E’ molto strano, ma così succede.

Leggere Marìas non significa soltanto leggere un’opera di narrativa. La narrativa c’è sicuramente nella struttura del romanzo, ma viene continuamente interrotta da incisi storici, filosofici, psicologici. La lettura è impegnativa, richiede attenzione e disponibilità ad affrontare i grandi temi, e anche la capacità di mettere in gioco le proprie opinioni consolidate che vengono spesso sfidate dalla mente acuta di Marìas. Ma la mia opinione è che, affrontandolo quasi più come una raccolta di saggi che come un romanzo, se ne possono trarre grandi soddisfazioni.

 

Tiresia

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