Antonio Manzini “Sull’orlo del precipizio”

manz.pngA chi sia preoccupato per la recente acquisizione della Rizzoli libri da parte della Mondadori  consiglio la lettura di questo breve volumetto. Lo leggerete nello stesso tempo che impieghereste a vedere una puntata di Chi l’ha visto? ma ne trarrete un profitto ben maggiore.

Manzini, noto all’Asino per i gialli valdostani del poliziotto Schiavone, ha scritto con intelligente ironia ma anche con fondata preoccupazione questo pamphlet sul nebuloso futuro del mondo dell’editoria. La fusione fra i gruppi editoriali – nel libro sono tre invece di due ma cambia poco – non è che l’anello finale di un processo iniziato coi meccanismi della comunicazione di massa e inasprito dalla globalizzazione. La letteratura in una lingua ormai marginale come quella italiana diventa ” comunicazione in lingua indigena “;  la saggistica è ” comunicazione in lingua indigena un po’ più complessa dove magari impari qualcosa “; il teatro? ” comunicazione che non si capisce una mazza “; e la poesia? beh, quella ” è proprio sparita. Tanto non la compra nessuno “.

Ci sono aspetti molto divertenti. C’è un editor russo che ha ” corretto le bozze di Tolstoj “: Guerra e pace viene ridotto a trecento pagine, niente guerra solo pace ( ” non si può angosciare il lettore ” ); Oblomov ” fa tante cose, fa industria, diventa imprenditore e fa amore! “; e Anna Karenina, naturalmente, non si butta sotto al treno. Fa di meglio – o di peggio – l’editor italiano che riscrive I promessi sposi ( ” sa, quell’italiano lì… che palle, no? ” ).E gli stessi editor, implacabili, vogliono anche riscrivere da cima a fondo il nuovo romanzo del povero protagonista seguendo i dettami di un farneticante ma irresistibilmente comico marketing editoriale dei tempi moderni.

L’animo di giallista di Manzini viene fuori in altri aspetti. I dirigenti e anche le sedi fisiche delle vecchie case editrici incorporate nella nuova, potentissima Sigma, spariscono misteriosamente da un giorno all’altro; gli scrittori vengono terrorizzati, persino pedinati da nani travestiti da bambini; chi cerca di opporsi viene spietatamente emarginato. Tutti devono accettare i nuovi tempi, i libri non sono prodotti culturali ma merci come tutte le altre da vendere con logiche commerciali ( e qui ci si può chiedere se si stia parlando di futuro o quanta strada sia già stata percorsa ).

Insomma, si ride ma con un po’ di amarezza. Ho detto all’inizio che questo è un pamphlet, ma può anche essere considerato un esempio di distopia, e certo non può non venire in mente 1984 di Orwell e la sua neolingua. Rispetto alle classiche distopie c’è più ironia, ma non meno preoccupazione.

Tiresia

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...