Amos Oz su libri, lettori e scrittori (da “Una storia di amore e di tenebra”)

oz.pngTutto è autobiografia: se un giorno scrivessi una storia d’amore fra madre Teresa e Abba Eban sarebbe di sicuro una storia autobiografica – benché non confessa. Ogni storia che ho scritto è un’autobiografia, nessuna è una confessione. Il cattivo lettore nutre una costante ansia di sapere subito e immediatamente ” cosa è successo in realtà “. Di sapere insomma qual è la storia dietro la storia, di che cosa si tratta, chi è contro chi, chi scopava con chi per davvero. ” Professor Nabokov ” domandò una volta una intervistatrice durante una diretta televisiva americana ” professor Nabokov, ci dica per favore, are you really so hooked on little girls?

Che cosa vogliono, in fondo, questi intervistatori impudenti da Nabokov e da me? Che cosa vuole il cattivo lettore, cioè quello pigro, sociologo, pettegolo-guardone?

A volte sono anche disposti a rinunciare alle idee e financo alle mucche sacre, si accontentano della ” storia che c’è dietro la storia “. Vogliono i pettegolezzi, insomma. Vogliono una soffiata. Che gli si dica che cosa ti è successo per davvero nella vita, non quello che, dopo, ne hai scritto nei tuoi libri. Vogliono scoprire finalmente, e senza eufemismi né ammennicoli, chi veramente ha fatto quel che ha fatto, e con chi, e come, e quanto.

Il cattivo lettore pretende da me che speli per lui il libro che ho scritto … Il cattivo lettore è una sorta di amante psicopatico che aggredisce e strappa i vestiti della donna capitatagli a tiro, e quando quella è completamente nuda continua, scorticandola …

Il cattivo lettor è insomma appagato del fatto che il grande Dostoevskij, proprio lui, fosse vagamente sospettato di una torbida propensione a rapinare e poi assassinare anziani, mentre William Faulkner era certamente incline all’incesto, e Nabokov aveva rapporti con minorenni, Kafka era tenuto d’occhio dalla polizia … mentre Yehoshua appiccava il fuoco ai boschi del Fondo Nazionale … per non parlare di quello che Sofocle fece a suo padre e alla sua povera mamma, perché altrimenti come avrebbe potuto descrivere tutto con tale vividezza, proprio dal vivo, anzi più che dal vivo?

Chi cerca il cuore della storia nell’interazione fra la storia e il suo autore si sbaglia: conviene invece cercare nel campo non fra lo scritto e lo scrittore, bensì in quello che sta fra lo scritto e il lettore.

Allora, ogni opera letteraria ci invita, in fondo, a infilare la testa dentro una figura o un’altra … Invece di tentare di mettere la testa del’autore, come fa il lettore banale, forse sarebbe meglio provare a incastonare in quell’apertura la nostra di lettori, e vedere l’effetto che fa. In altre parole: lo spazio che il buon lettore preferisce ricavarsi mentre legge non è quel terreno che sta fra lo scritto e il suo autore, bensì tra lo scritto e noi stessi: ” Quando Dostoevskij era ancora studente, avrà davvero ucciso e derubato vecchie vedove? ” Prova tu, invece, lettore, a metterti al posto di Raskolnikov , per sentire il terrore e la disperazione e la meschinità bruciante frammista a un’arroganza napoleonica, e la megalomania e la febbre della fame e la solitudine e lo spasimo e la stanchezza assieme alla nostalgia della morte per tentare un paragone … non fra i personaggi della storia e gli scandali scovati nella vita dell’autore, bensì fra i personaggi della storia e l’io di te, quello segreto, quello pericoloso e disgraziato, folle e criminoso, la creatura spaventosa insomma che tieni imprigionata sempre nel profondo di te stesso, nella cella d’isolamento più buia, così che nessuno al mondo possa mai sospettarne l’esistenza – né i tuoi genitori, né i tuoi affetti, perché altrimenti scapperebbero via in preda al panico, come si fugge da un mostro. Ecco che quando leggi le storie di Dostoevskij, sempre che tu non sia il lettore pettegolo e invece quello buono, allora puoi trattenere quel Raskolnikov dentro nelle tue cantine, nei tuoi meandri più oscuri, dietro le grate e dentro la cella, così da incontrarsi con i tuoi scheletri più terrificanti e inconfessabili, paragonare quelli di Dostoevskij ai tuoi, che nella vita normale non potresti mai accostare a nulla, perché dove troveresti il coraggio di presentarti di fronte a chicchessia, nemmeno in un bisbiglio, nemmeno fra le lenzuola, all’orecchi di colui o colei che trascorre la notte con te e che lì per lì, avvolto nel lenzuolo, scapperebbe via il più lontano possibile da te, urlando con terrore.

E tu non domandare: che, sono proprio fatti veri? E’ così lo scrittore? Domanda a te stesso. Delle cose tue. Quanto alla risposta, puoi serbarla tutta per te.

a cura di Tiresia

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