Antonio Tabucchi “Sostiene Pereira”

sosA me Tabucchi piace (uso il presente perché gli scrittori hanno il privilegio di non morire mai completamente, almeno quando si parla dei loro libri).

Mi sono trovato per un caso a rileggere “Pereira”, confermandomi nell’opinione che è il suo miglior libro.

Mi è in particolare piaciuto il modo col quale viene descritto il silenzioso e crescente disagio e isolamento del mite Pereira, responsabile e unico collaboratore della pagina culturale di un quotidiano pomeridiano di Lisbona, nell’onda montante del totalitarismo salazariano.

Pereira dice più volte di non occuparsi di politica, ma a un certo punto si trova a dare ospitalità a due ragazzi impelagati fino al collo in attività contro il regime, prende anche un sacco di legnate, ma alla fine riesce, prima di andarsene dal Paese, a dare un suo piccolo colpo di coda.

Anche la trama è a suo modo ingegnosa e insolita.

Nel rileggere il libro ho colto l’echeggiare dello stile nientedimeno che di Saramago, di cui T. sembra un bravo nipote.

Forse ho visto anche il film con Mastroianni; eppure continuo a credere che l’interprete ideale di Pereira sarebbe stato, pensate un po’, Gino Bramieri.

Poronga

3 thoughts on “Antonio Tabucchi “Sostiene Pereira”

  1. A me Tabucchi piacque fino a un certo punto, che raggiunse l’apice proprio con ‘Sostiene Pereira’, ma trovai belli anche ‘Notturno indiano’ ‘Requiem’ e ‘Il filo dell’orizzonte’. Meno belle, o perlomeno discontinue, altre raccolte di racconti. Poi trovai decisamente mal riuscito ‘L’angelo nero’ e ‘La testa perduta di Damasceno Monteiro’ mi sembrò un libro un po’ ruffiano. Intanto, Tabucchi mi diventava piuttosto antipatico per i suoi interventi da saggista politico e di costume, e infine ‘Si sta facendo sempre più tardi’ mi irritò a tal punto da interromperne la lettura, cosa che mi succede di rado.
    Poronga parla di Saramago, e questo mi fa tornare in mente che , quando entrambi erano vivi, mi chiedevo come mai, con tutto il suo amore per il Portogallo e la sua letteratura, non mi capitò mai di leggere una riga di Tabucchi su Saramago. Naturalmente può essere mia mancanza di informazione, ma sarei curioso di sapere se qualcuno ne sa qualcosa di più preciso.
    Infine su Gino Bramieri non saprei, ma a me Mastroianni era sembrato perfetto.

    • Ho appena letto “Per Isabel. Un mandala”. La storia mi è parsa un filo troppo lieve per sostenere una struttura chiusa e rigorosa come un mandala.
      Certo la vita in fondo non è spesso che un rimpianto, un addio che non si vorrebbe aver pronunciato, un nome che insegue i nostri giorni.
      Un piccolo libro suggestivo ma che promette più di quanto non mantenga, mi è parso.

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