Jandy Nelson “I’ll give you the sun”

Un romanzo che stupisce e incanta per la potenza narrativa di una lingua originale ed esplosiva che costringe i lettori a tuffarsi in apnea nel mondo interiore dei due giovani protagonisti, Noah and Jude: gemelli, artisti, adolescenti, che perdono la madre all’improvviso in un incidente d’auto.

illUn libro per Young Adults che consiglio a qualsiasi adulto che abbia voglia di leggere un libro fresco, vitale, appassionato. Tra la narrativa contemporanea, senza ombra di dubbio una delle cose più belle e coinvolgenti che ho letto negli ultimi tempi. Un inno alla creatività e alla forza irrefrenabile della vita.

Ahimé, non è ancora stato tradotto in italiano, ma se leggete in inglese (senza fatica, perché la lingua è densa, travolgente, ricchissima, e rischiate altrimenti di perdervi tutto il piacere di questo libro), fateci un pensierino, non credo che ve ne pentirete.

la signora nilsson

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One thought on “Jandy Nelson “I’ll give you the sun”

  1. Questa scheda l’ho scritta senza ricordare che il libro era già stato recensito dalla signora nilsson. Per pigrizia la tengo così com’è.
    Jude e Noah Sweetwine sono due gemelli dalla strapotente vena artistica. Hanno una intesa quasi soprannaturale (nei momenti di dubbio, per verificarla, giocano a “carta forbice o sasso”, dove invariabilmente entrambi scelgono sempre la stessa giocata ). I loro rapporti sono però molto complicati: si contendono le attenzioni della madre, sono iperprotettivi l’uno nei confronti dell’altro (“se un gemello si taglia, l’altro sanguina”), giocano a strani e macabri giochi (il preferito dei quali è “come preferiresti morire?”), ammirano incondizionatamente le rispettive produzioni artistiche (Jude a un certo punto in cambio di un disegno di Noah promette di dargli il sole, gli alberi e le stelle, donde il titolo del romanzo), ma sono nel contempo l’uno gelosissimo dell’altra, il che sfocia in una serie di dispetti, piccoli, grandi e talora grandissimi.
    Nel romanzo aleggia anche un (piacevole) soffio soprannaturale, soprattutto dovuto alla presenza del fantasma della nonna e della sua “bibbia” (un condensato di stravaganti regole, riti e scaramanzie che Jude segue alla lettera: per esempio gira con una cipolla in tasca), ma anche alla presenza della madre, prematuramente morta, e che per motivi che si chiariranno nel corso del romanzo rompe tutte le crete che Jude produce.
    Noah e Jude si alternano nel racconto, che copre la loro vita che va dai 13 a 16 anni. Una buona parte è dedicata alla descrizione dei loro, ma anche di altri amori; domina su tutto una passione incendiaria che Nelson racconta con molto trasporto e un parlare lirico e spesso iperbolico (“Quel che è avvenuto fra noi mi ha colonizzato il cervello fino all’ultima cellula. Riesco a malapena ad allacciarmi le scarpe. Stamattina ho dimenticato perfino come si fa a masticare”) nel quale dimostra molta e varia fantasia immaginativa, a gusto mio alla fine anche esagerando un po’.
    Ma la cosa più bella di questo denso e ricco libro è la rappresentazione dell’impulso, dell’atto e del genio artistico dei due ragazzi (Noah dipinge e disegna, trasformando in un quadro mentale tutto quello che vede; Jude è una scultrice), che trova il suo apogeo in Guillermo Garcia, una specie di orco/icona che, per esempio, Noah descrive così: “Si siede e si mette a disegnare insieme al gruppo. Le sue mani che corrono avanti e indietro lungo il blocco e i suoi occhi che sembrano divorare ogni briciola delle modelle in posa davanti a lui [Guillermo disegna con gli occhi fissi sul soggetto senza mai guardare il foglio: N.d.R.] sono la cosa più incredibile che abbia mai visto. Ho lo stomaco in gola mentre provo a capire che cosa sta facendo, mentre studio il modo in cui tiene la matita, in cui lui è la matita. Non mi serve vedere cosa c’è sul suo blocco per sapere che trabocca di genio”.
    Che dire? Io in questo romanzo qualche difetto, quali una certa sovrabbondanza, una prosa un po’ troppo sui registri alti, un che di zuccheroso, l’ho trovato. Però Jandy Nelson è una autrice di tutto rispetto e “Ti darò il sole” un libro molto particolare e, alla fin fine, più che bello. Quindi tre teste d’asino e mezzo.
    Una nota di biasimo per la copertina, bruttissima.
    Poronga

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