Ian McEwan “L’amore fatale”

McJoe è un affermato e agiato autore di testi di divulgazione scientifica. Ama, riamato, la bella Clarissa, docente universitaria. È’ complessivamente felice.

Un giorno si trova in giro con Clarissa nella campagna inglese per un picnic. Attirato da alte grida, si accorge di un uomo che tenta disperatamente di mantenere a terra un pallone aerostatico dentro il quale è prigioniero un ragazzino terrorizzato. Insieme ad altre tre o quattro persone si precipita per cercare di zavorrare il pallone ed evitare una tragedia.

La descrizione di quello che avviene è magistrale; McEwan ha una capacità narrativa quasi unica nel sospendere determinati momenti e descriverli fotogramma per fotogramma, con una precisione e chiarezza quasi scientifiche e mozzafiato (una cosa del genere mi pare faccia anche in “Bambini nel tempo”, descrivendo un mancato incidente automobilistico, probabilmente mortale).

Non solo: questo episodio diviene mezzo per una potente metafora: “ Appesi lassù a qualche metro di altezza sopra la scarpata delle Chiltern, il nostro equipaggio affrontò l’antico irrisolto dilemma morale fra il noi e il sé. Qualcuno optò per il sè, e a quel punto non ci fu più nulla da guadagnare scegliendo il noi”.

Da quel momento tutto per Joe cambia, e ciò non tanto per l’accaduto, quanto perché uno del manipolo dei salvatori, Parry, si innamora perdutamente di lui. È un sentimento totalmente patologico, farneticante, incontenibile, che invade suo malgrado la vita di Joe.

Questi, pur essendo persona molto razionale e controllata, al punto da riuscire esattamente ad individuare anche la sindrome psicotica di Parry, ne viene quasi travolto, complice in questo anche lo scetticismo non solo della polizia ma addirittura della sua donna.

Il romanzo credo voglia essere una rappresentazione simbolica di come il caso e le coincidenze possano sconvolgere le nostre vite, molto più appese a un filo di quanto normalmente si pensi e si voglia credere; lo stesso Joe si trova a constatare che, di fronte alle avversità, “Come molte persone che conducono un’esistenza sicura, immaginavo subito il peggio“.

Ho però trovato che un buon 80% del romanzo, ossia dall’ingresso di Parry in poi, nonostante alcuni sprazzi, sia troppo stagnante e insistito, e quindi nel complesso noioso. Peccato perché l’inizio è davvero eccellente.

Alla fine dei conti questo romanzo, fra quelli che ho letto di McEwan, è quello che mi è piaciuto meno.

Poronga

6 thoughts on “Ian McEwan “L’amore fatale”

  1. caro Poronga, questo è il secondo libro di Mc Ewan che ti è piaciuto meno… il primo era Amsterdam, forse più si legge Mc Ewan più si resta delusi… è quello che è capitato anche a me, come ho scritto nel commento a “La ballata di Adam Henry” Mc Ewan si è iscritti al club di quelli che una volta sono stati grandi e ora non lo sono più. Per me basta con questo autore… Silver 3

    • C’è poco da dire, Silver 3 mi ha beccato in castagna.
      Dirò allora , emendandomi, che “L’amore fatale” è senz’altro meglio di “Amsterdam”; anzi le prime 30-40 pagine (non so bene, l’ho letto in formato e-book) valgono senz’altro l’acquisto del libro.
      Che Mc sia in declino però non direi: parlando di ciò che ho letto, ricordo che “Bambini nel tempo” e “Cani neri”, che sono libri di tutto rispetto, sono in effetti anteriori ad “Amsterdam” e a “L’amore fatale”; ma “Espiazione” -per me il miglior libro di Mc- è posteriore, come pure “Chesil Beach”, che ho trovato prova di grande bravura (parla della prima disastrosa notte di nozze fra due sposini…).
      Secondo me è che a te, Silver, è proprio Mc che non piace, come m’induce a pensare il fatto che, se non ricordo bene, “Espiazione” non l’hai apprezzato.
      Il che è il bello della letteratura, come di tante altre cose della vita.

      • Io non sono un super-appassionato di McEwan, però con poche eccezioni i suoi libri mi sono piaciuti e non penso affatto che si ai in declino. E comunque spicca in un panorama di scrittori contemporanei non propriamente esaltante. Ma quello che mi preme dire su L’amore fatale è che concordo con Poronga: le prime 30 pagine, quelle della mongolfiera, sono straordinarie!

      • va bene poronga, io Espiazione non l’ho letto, a me Cani Neri e Bambini nel tempo erano piaciuti tanto, forse non ho ben chiara la cronologia di questo autore… comunque direi allora che Mc Ewan ha scritto cose buone e meno buone senza una regola precisa…
        Silver 3

  2. Ian McEwan è forse l’autore contemporaneo che più mi è caro.
    Adoro i suoi personaggi e le loro storie mi attraggono sempre in modo profondo. Ho sempre l’impressione di entrare in intimità con suoi personaggi, di diventare amico fraterno degli uomini e di infatuarmi delle sue donne.

    Come spesso accade, anche qui McEwan, approfitta di un fatto, di un evento caratteristico e intricato, per scrivere in realtà della complessità dell’animo umano. E’ accaduto in altri romanzi con casi giudiziari (La ballata di Adam Henry) e con fatti di cronaca nera (Sabato) e questa volta accade con la descrizione di una sindrome psicologia piuttosto particolare. La sindrome di Clérambault.

    Questo è il fatto. Interessante e descritto con magnifica professionalità e competenza (anche questo è un aspetto del tutto mirabile di M., che prima di scrivere una parola, consulta l’inimmaginabile di esperti in materia…). Ma come al solito è la descrizione delle dinamiche personali, dei dialoghi interni, delle emozioni e dei fraintendimenti dei suoi personaggi, che colpisce di più. In realtà i fatti sono quasi un pretesto, uno sfondo su cui costruire il vero nucleo del romanzo.
    I rapporti umani, si sa, non seguono i cammini ne della logica, ne delle capacità intellettive. Sono per lo più il frutto di fantasie individuali, che riguardano sia il sé, che l’altro e sono molto spesso dettati da reciproche incomprensioni e fraintendimenti. Dinamiche, che hanno ben poco a che fare con la comprensione della realtà.
    “…la psicologia spicciola si aspetta troppo dalla pratica della verbalizzazione dei problemi (ndr. …dalla logica…) I conflitti sono come organismi viventi: hanno una loro durata naturale. Il trucco consisteva nel sapere quando lasciarli morire. Usate nel momento sbagliato, le parole potevano funzionare come scosse di un defibrillatore”
    Più le situazioni sono complesse e foriere di stress e maggiori diventano le difficoltà di comprensione. Non vorrei essere scontato, ma preferisco ribadire che i rapporti interpersonali non funzionano utilizzando le reciproche intelligenze, ma confrontando i reciproci vissuti.
    Bene, McEwans è un maestro nel mostrarci la complessità di ciò che ho appena affermato e come speso accade nei suoi romanzi, ci narra la relazione particolare di due dei suoi personaggi mettendo in luce nell’intimo dettaglio e non solo nella enunciazione teorica, quanto ho più sopra affermato.
    Molto intrigante.
    Doloroso, come solo l’incomprensione tra chi si ama può esserlo.
    Con una consolazione: gli uomini anche in mezzo a questo caos emotivo, riescono talvolta ad amare. Non sempre, non per sempre, ma qualche volta, ed è già abbastanza.
    E’ un romanzo che ho amato.

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