Heinrich Böll “Casa senza custode”

bollQuesto libro ha 60 anni, e li dimostra tutti. Ciò non vuole affatto dire che sia superato, ma che è strettamente inquadrato in un contesto storico ben definito tanto da essere un libro fondante della nuova Germania che stava uscendo a fatica dai disastri della guerra. Lo stimolo a riprendere in mano Böll, naturalmente, mi è stato fornito dai recenti contributi apparsi sull’Asino.

Le vicende narrate sono viste attraverso gli occhi di due ragazzi pre-adolescenti, Heinrich e Martin, uno di famiglia proletaria, l’altro borghese. Entrambi orfani di guerra, entrambi vedono le madri ” accoppiarsi ” – come dicono nella loro pudica scoperta del sesso – con vari ” zii “, alcuni brave persone, altri meno. E’ la sorte di milioni di vedove e di orfani di guerra. In casa, entrambi hanno le foto de padri in divisa da soldato, a loro volta poco più che adolescenti, che mentre loro crescono e le mamme invecchiano rimangono eternamente giovani e incongruenti col mondo che va avanti. Heinrich, il proletario, si occupa già di far quadrare i conti di casa, mentre Martin, il borghese, ha un rapporto col danaro che ricorda Eta Beta, ma ne capisce comunque molto bene l’importanza eccessiva che esso ha per gli adulti.

Veniamo a conoscere una serie di personaggi che Böll tratteggia molto bene. Le due madri naturalmente, ma anche una nonna, e un altro personaggio fondamentale, il più positivo di tutto il romanzo: Alberto, amico fraterno del padre di Martin, che ha condiviso con lui le torture subite dai nazisti per la sua opposizione al regime. E adesso Martin, a scuola, si sente dire che ” i nazisti non erano poi tanto cattivi “!

Nel libro non succedono fatti determinanti, può essere in qualche modo considerato un romanzo di formazione: per i due ragazzi, ma soprattutto per la Germania che deve risollevarsi. Le descrizioni di fatti della vita quotidiana, della ripresa di una vita normale dopo l’immane tragedia che la Germania non aveva ancora metabolizzato – ci vorranno ancora decenni – vengono descritti magistralmente da Böll, che ci introduce così ad un tema fra i più spinosi del secolo passato. Su tutto, naturalmente, incombe la guerra che, nonostante sia finita da anni, resta una presenza costante e inquietante.

Nonostante Böll sia noto per le sue critiche spesso feroci alla società tedesca ed occidentale, questo libro si chiude con parole di speranza per ambedue i protagonisti:

” … e per la prima volta in vita sua Martin conobbe con piena consapevolezza che cos’è il dubbio, e si rese conto che qualcosa era finito: che cosa fosse, non l’avrebbe saputo dire, ma qualcosa era finito per sempre. ”

” … Heinrich … pensava alla speranza che per un momento era apparsa nel viso di sua madre: per un momento solo, ma Heinrich sapeva che un momento era molto.”

Tiresia

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