Giuseppe Pontiggia “Il giocatore invisibile”

ponir Stimolato da Poronga che ci ha parlato di Vite di uomini non illustri e dai commenti che sono seguiti, sono andato a leggermi questo libro, il primo che ha dato il successo a Pontiggia. Siamo alla fine degli anni Settanta, nell’ambiente universitario milanese. Un professore di filologia viene attaccato su una rivista specializzata da un critico anonimo. All’inizio cerca di convincere se stesso a non dare importanza alla cosa, ma poco a poco viene preso da una vera ossessione e vuole a tutti i costi scoprire l’identità del suo nemico. Inizia allora ad indagare nel suo ambiente, fra colleghi e studenti, e veniamo così introdotti in un mondo di invidie accademiche, di relazioni extra-coniugali intrecciate, di meschinità ammantate di alibi culturali.

La cosa che mi piace più di Pontiggia è che è allo stesso tempo uno sperimentatore – sia di storie che di linguaggio – e uno scrittore che traduce poi le sue sperimentazioni in un linguaggio che si vede benissimo essere frutto di lunghe riflessioni, ma che alla fine risulta estremamente chiaro e semplice. Questo romanzo pone problemi etici e indaga sul comportamento umano in maniera profonda, ma lo fa con delle metafore che risultano del tutto spontanee. La principale è la metafora degli scacchi, che affiora più volte sin dal titolo. Il giocatore invisibile è ovviamente il nemico anonimo, ma lo è anche lo stesso protagonista – non veniamo mai a sapere il suo nome, è indicato sempre come ” il professore ” e poco o nulla sappiamo della sua vita – che si trova invischiato in una partita che non vorrebbe giocare ma nella quale è trascinato ineluttabilmente. Vede così messe a nudo le sue insicurezze, le sue obiettive mancanze nei rapporti umani con i colleghi, con gli studenti, con la moglie, con l’immancabile amante. Il finale sarà tragico, perché tutti i protagonisti si troveranno coinvolti in una partita a scacchi in cui possono giocare soltanto il ruolo delle pedine in un mondo che rimane inesorabilmente falso e artefatto.

Un’ultima cosa: per certi aspetti Il giocatore invisibile, per la sua vena di accusa degli ambienti accademici, mi ha ricordato certi romanzi di David Lodge scritti grosso modo negli stessi anni o poco dopo. Lodge è una lettura piacevole, ma resta sul piano della satira, mentre Pontiggia va ben più in profondità. Però come è naturale, Lodge scrive in inglese ed è diventato un caso di successo planetario, Pontiggia, sia pur tradotto in diverse lingue, resta a livello internazionale uno scrittore di nicchia. Forse era meglio quando tutti scrivevano in latino!

Tiresia

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