Georges Simenon “Il grande male”

simAl giorno d’oggi forse parlare male delle suocere è politicamente scorretto, ma che direste di una suocera che, simulando un incidente, scaraventa il genero giù da una finestra? Per di più con la certezza di farla comunque franca, visto che il poveraccio era svenuto per una crisi epilettica. E infatti è proprio lei a prendere in mano la situazione con grande energia: organizza i soccorsi, chiama un medico, sembra voler fare di tutto per salvare la vita al genero.

La signora Pointreau, protagonista di questo romanzo che suscitò l’ammirazione di Gide, è una donna fredda e determinata: ” Si intuiva che lì, a casa della figlia e del genero, comandava lei, come del resto ovunque andasse. Non alzava mai la voce. Non faceva scenate. Ma prendeva le redini di una casa con la stessa freddezza con cui un ufficiale si pone alla testa di un battaglione “. Rimasta vedova con tre figlie, ha dovuto vivere in grande povertà, e l’omicidio del genero, che ha sempre disprezzato, è un modo per garantire a sé e alle figlie un minimo di agiatezza. In questo romanzo tutti i personaggi notevoli sono femminili: oltre alle figlie, c’è una domestica pazza, ma che, come spesso succede ai pazzi, vede e dice cose che agli altri sfuggono.

Ad un certo punto, sembra che qualcuno abbia visto come si sono svolti veramente i fatti, ed allora sulle quattro donne, prima della mano della giustizia, cala implacabile l’ostracismo di vicini e conoscenti; ma, naturalmente, non è senso della giustizia, ma giustizialismo. Come spesso in Simenon quando disegna piccole comunità arcaiche, colpisce la totale mancanza di senso morale: non solo non ne ha l’assassina, ma neppure l’accusatore, che in realtà non ha visto nulla e arriva ad accusare se stesso di complicità pur di togliersi una vendicativa soddisfazione, e tanto meno il padre dell’ucciso, al quale ben più della morte del figlio interessa riappropriarsi delle proprietà. Hanno invece grande importanza, anzi dominano totalmente, le convenzioni sociali, per quanto sordide e ipocrite.

Alla fine le tre figlie, schiacciate dall’esuberante personalità della madre, reagiranno in modo diverso, e soltanto una riuscirà ad affrancarsi. L’amara conclusione ce la offre Simenon: ” Alcune galline si ostinano a rimanere nell’ombra calda del nido anche quando le uova si sono schiuse. Altre covano ancora con le ali un pollo ormai grande come loro. ” Una gran tristezza: non è certo un libro che vi tirerà su il morale, ma vi darà da pensare.

Tiresia

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