Jòn Kalman Stefànsson ” I pesci non hanno gambe “

stefaL’Islanda ha lo stesso numero di abitanti della provincia di Ragusa, ma un numero incredibile di scrittori e di lettori. Saranno le lunghe notti artiche…  La sola Reykiavik ha tre quotidiani, o almeno li aveva negli anni ’80. Chi non ha modo di fare un viaggio in quelle terre affascinanti può almeno tuffarsi in una ricca produzione letteraria, e a maggior ragione chi pensa di andarci farà bene a cominciare a scoprire l’Islanda attraverso la sua letteratura. Da quando avevo letto sull’Asino una positiva recensione della signora Nilsson su Luced’estate, ed è subito notte di Stefànsson mi ripromettevo di leggerlo, ma la recente uscita di questo I pesci non hanno gambe mi ha indotto a cominciare a conoscere Stefànsson da qui. Il sottotitolo è Storia di una famiglia, e in effetti di una grande saga familiare si tratta, spaziando nell’arco di un centinaio di anni e di tre generazioni, e credo che sia prevista anche una seconda parte che verrà pubblicata più avanti.

La storia non procede linearmente in ordine cronologico ma con diversi salti temporali in avanti e all’indietro, e questo, nelle mani di uno scrittore in grado di padroneggiare questa tecnica, rende la storia più affascinante. Ci sono diversi personaggi di spessore, maschili e femminili, ma su tutti la grande protagonista è l’Islanda, terra ” impietosa ” col suo mare, la sua neve, le sue montagne. E se l’Islanda è impietosa, la cittadina dove si svolgono le vicende, Keflavik, è una Islanda al quadrato. Fra i soldati americani di stanza nella vicina base di M… ( impronunciabile ) gira la battuta: Qual è la differenza fra M… e l’inferno? Che all’inferno almeno si è morti! Ma anche i militari americani vengono forgiati da questa terra impietosa, se uno di loro, tornando molti anni dopo, fa questa riflessione:  ” ho sempre patito la solitudine in questo paese … è come se questa maledetta solitudine la produceste proprio qui, come se affiorasse in superficie con le vostre eruzioni vulcaniche e poi si riversasse sul mondo intero. ”

Terra impietosa dove c’è posto soltanto per esseri umani  duri, pescatori in un mare pericolosissimo o contadini in una terra arida e gelata, uomini e donne di grande coraggio e di grandi emozioni, capaci di grandi affetti e di grandi collere. Fin da bambini, del resto, imparano la durezza della vita: c’è una scena bellissima, da fare invidia agli scugnizzi napoletani, in cui una banda di ragazzini salta sui camion militari americani in corsa per rubare merci di ogni tipo, che arrivano direttamente dagli Stati Uniti e sono introvabili in patria, gettandole agli altri della banda che corrono dietro ai camion.

Seguiamo le vicende di membri della famiglia di cento anni fa, quando l’Islanda era probabilmente ancor più dura di oggi, e dei loro nipoti adolescenti negli anni ’70, e ci commuoviamo per i loro tentativi di stare al passo con i loro coetanei europei ed americani, in un mondo senza internet. Seguono come possono le mode, ascoltano e suonano il rock’n’roll e hanno la consapevolezza di essere la prima generazione, in mille anni di storia islandese, destinata ad aprirsi al mondo. Adolescenti capaci di riflessioni profonde: ” Non sono sicuro che ci proviamo sul serio a capire gli altri – ce la mettiamo davvero tutta? Non è invece che cerchiamo sempre, per tutta la vita, di far vedere agli altri il mondo come lo vediamo noi ? “.   Uno dei ragazzi ha una commovente storia d’amore, solo platonica, che avrà dei risvolti tristi e drammatici, ma indispensabili per uscire dall’adolescenza. E questa storia avrà poi, ai giorni nostri, anche un grande colpo di scena finale , che nella sua drammaticità farà capire molte cose al protagonista ormai adulto.

Insomma, un romanzo profondo e avvincente, che vi farà sentire tutta la durezza e il fascino di quell’isola lontana da tutto e vi farà venir voglia di visitarla.

Tiresia

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