Taiye Selasi “La bellezza delle cose fragili”

selasiTaye Selasi “La bellezza delle cose fragili”

Un romanzo sulla fatica, l’impossibilità forse, di amare. Una storia su come il dolore possa sgretolare, disfare, far sfiorire la bellezza.

«Un uomo sa bene che deve morire, ma non avendo conosciuto altra realtà che la vita, non crede davvero nella propria morte. E poi, un giorno, il suo amore si raffredda. Il cuore dellamore smette di battere. Lamore muore. In questo modo luomo impara la realtà della morte. [] La morte deve avvenire nel cuore per essere creduta. Dopo la morte dellamore, luomo riesce a credere alla propria morte

Ma la bellezza non muore, non sfiorisce per sempre.

Perché il cuore può avvizzire, rattrappirsi, ma non spegnersi.

E la bellezza allora può tornare a divampare fiera e crudele. Terribile e fragile.

Un libro bellissimo, di grande potenza emotiva, che racconta la storia di una  famiglia americana che affonda le sue radici in Ghana e in Nigeria, e in Ghana infine fa ritorno, per ritrovarsi.

Una serie di personaggi che la vita spezza ma non riesce a schiacciare.

Una scrittura condensata, possente, e insieme fluida e rigogliosa, lussureggiante che tocca il cuore delle cose.

«…era stata questa cosa a convincerla, la disperazione con cui lui faceva lamore, come se tutto quello che lui desiderava in quelle ore (ed erano ore: era un uomo attento, scrupoloso, lento) fosse arrivare al nocciolo delle cose, del desiderio, del bisogno, degli sforzi grazie ai quali avevano  costituito la loro esistenza , come se desiderasse solo tuffarsi in profondità, inoltrarsi il più possibile, nudo e sudato, nuotando nel vuoto.

Fola non sapeva dire se lui avesse mai toccato il fondo veramente, non sapeva dire se lei avesse mai sentito lalluce di Kweku urtare contro il pavimento della piscina. Sapeva solo che lui si lasciava trascinare dalla corrente per tutta la notte e lei si teneva aggrappata a lui, lo seguiva, lo andava a cercare se mai rimaneva sotto troppo a lungo

la signora nilsson

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2 thoughts on “Taiye Selasi “La bellezza delle cose fragili”

  1. Avevo comprato questo libro alla sua uscita in Italia, due anni fa, attratto da due cose. La prima è che, essendo a mia volta gemello, l’autrice è una gemella e parla di una famiglia in cui ci sono due gemelli. La seconda era il titolo, ma quello originale, molto più duro di quello italiano: Ghana Must Go. Taiye Selasi è una figura affascinante di intellettuale cosmopolita, mezza ghanese, un quarto nigeriana e un quarto scozzese, ha studiato a Yale e Oxford, vive – o almeno viveva due anni fa – a Roma e parla anche un ottimo italiano. Come si capisce dal titolo originale, parla di una famiglia africana e della situazione dell’Africa. Chissà perché ( le vie della lettura sono imponderabili, dipendono da mille fattori e soprattutto dall’umore del momento ) ho però interrotto la lettura. Non vuol dire abbandonata, in quel caso i libri finiscono nel reparto dei cattivi, semplicemente sospesa. Casualmente, esattamente a metà libro, come dimostra il segnalibro a pagina 166. Segnalibro che è poi la fascetta con questa impegnativa affermazione. ” Una voce indimenticabile “, non lo dice uno chiunque, lo dice l’Economist. Chissà perché avevo sospeso la lettura, la recensione della signora Nilsson sarà l’occasione per riprenderla. Intanto vedo che avevo segnato questo brano su una leggenda africana ( scusate la mia insistenza sui gemelli ): ” sono la metà di un solo spirito, uno spirito troppo grande per essere contenuto in un solo corpo. Sono esseri… metà umani metà divini, e devono essere onorati come gli si confà, se non addirittura adorati. Il secondo gemello, in particolare… meno affascinato dalle cose del mondo rispetto al primo,viene sulla terra con grande riluttanza e vi rimane con maggiore sforzo, consumato dalla nostalgia per i regni spirituali. Alla vigilia del giorno in cui i due gemelli nasceranno… il secondogenito, scettico, dice al primo:’Vai fuori e vedi se il mondo è un bel posto. Se è così, restaci. Se non lo è, torna indietro’. ” Mi è sembrata molto bella, ma forse sono condizionato dal fatto di essere un gemello. Primogenito o secondogenito? No, questo non ve lo dico, è un fatto troppo privato.

    • Mi preme dire, a questo punto, che anch’io sono gemella e forse per questo anch’io ho subito il fascino del dialogo tra i due gemelli circa i dubbi di venire alla luce, rompendo per sempre la comoda e condivisa armonia dell’utero per andare verso un mondo sconosciuto e forse minaccioso.
      Nella metafora dei due gemelli è forse raccolta l’intera vicenda della famiglia Sai: abbandonare una terra, l’Africa, le sue tradizioni e convenzioni, e lanciarsi in un nuovo mondo che, pur regalando il benessere e il successo a diversi di loro, li farà sentire per sempre estranei, mezzi di qua e mezzi di là, impotenti di fronte all’impossibilità di ritornare ad essere un’unità spirituale. Solo un cammino a ritroso colmerà quest’angoscia e permetterà loro di rivelare le verità più nascoste e dolorose.
      Condivido con la signora Nilsson il giudizio sulla scrittura potente e ricca di questo bel libro.

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