Melania Mazzucco “Vita”

vitaDopo avere sbocconcellato con inappetenza una serie di libri, tutti abbandonati senza grandi rimpianti (tra questi,uno dei primi romanzi di Iris Murdoch, L’incantatore, e Il migliore amico dell’orso di Paasilinna, troppo simile all’Anno della lepre perché riuscissi a trovare davvero divertenti le strampalate avventure dei suoi bislacchi personaggi,) ecco alla fine dell’inverno finalmente un libro che mi ha subito stregato.
È l’ultimo romanzo di Melania Mazzucco, a metà strada tra l’autofiction e un racconto tradizionale. Narra la storia, vera, documentata e durissima, dello zio del padre dell’autrice, Diamante Mazzucco, che a dodici anni viene spinto dai genitori a lasciare la miseria disperante di Tufo per tentare la fortuna in America. Diamante arriva a New York insieme a Vita che di anni ne ha appena nove e parte per raggiungere il proprio padre a New York, e le loro esistenze saranno da allora destinate a essere legate da un filo che né gli eventi, né loro saranno mai in grado di recidere.
Non sarà un’esistenza facile, né noiosa, quella che attende Diamante e Vita, ma quel che avvince il lettore è la grande capacità di scrittura della Mazzucco (splendida autrice di Limbo, un altro libro tanto bello quanto diverso da Vita, per stile ed ambientazione) che, senza mai cadere in facili sentimentalismi né nella retorica di un passato tragico ma pittoresco, ricrea con tale vivezza un mondo d’ambizioni, sogni e amarezza, slanci di tenerezza e quotidiana crudeltà, da far girare le pagine con quel misto d’avidità e rimpianto che ben conosce ogni lettore.

la signora nilsson

4 thoughts on “Melania Mazzucco “Vita”

  1. Mah, a me il merito principale di questo romanzo, peraltro più programmatico che altro, è sembrata la ostinata ricerca della memoria, delle radici, delle persone e delle storie da cui veniamo (in effetti Mazzucco racconta la storia dei suoi parenti).
    Detto ciò ho trovato questo libro lento, verboso, inframezzato di pause, ispirate riflessioni e pensieri hanno finito per rendermelo decisamente pesante. E quindi ho iniziato a saltare qua e là, giusto per vedere “come andava a finire”.
    Parlando di saghe, di molto superiori mi sono sembrati “Il dolore perfetto” di Riccarelli (già recensito) e “Il coraggio del pettirosso” di Maggiani.

    • Devo dire che trovo ‘Il coraggio del pettirosso’ un libro stupendo e Maggiani uno dei maggiori scrittori italiani contemporanei (direi forse il maggiore se non nutrissi una passione per Erri De Luca che nulla può spegnere, neanche qualche romanzo meno bello e il fatto che sforna libri con un ritmo irritante). ‘Vita’ non ha il respiro epico del libro di Maggiani (non ho letto Riccarelli), né ne condivide l’indignazione profonda nei confronti delle ingiustizie della storia: è un libro “privato”, intimo, una storia d’amore, forse, più di ogni altra cosa: amore per i vinti, e amore, malgrado tutto, per la vita.

  2. Incuriosito dalla recensione della signora Nilsson, e non dissuaso dal parere di Poronga ( scusa, cosa vuol dire che un romanzo è ‘ più programmatico che altro’ ? ) ho letto Vita, e anche se non ‘ stregato ‘ ho comunque capito e apprezzato il fascino di questo libro. In particolare, ho ammirato la capacità della Mazzucco – della quale non avevo mai letto una riga – di usare diversi registri narrativi, mischiare storie e tempi diversi. Al contrario di Poronga, non l’ho trovato pesante, ma ponderato, e la ricerca delle radici ha un suo indubbio fascino. Anche la scrittura mi è parsa scorrevole, il libro è lungo ma secondo me non beneficerebbe di tagli, quello che c’è è tutto utile e il ritmo narrativo tiene bene.
    p.s. la Nilsson ci dice che è l’ultimo romanzo della Mazzucco, ma la quarta di copertina ci informa che è del 2003, e dopo ne ha scritti altri sei. Non lo dico per tirare le orecchie ma solo per sapere se, prima o dopo Vita, la Mazzucco ha scritto altri romanzi consigliabili.

    • È vero, Vita non è affatto l’ultimo libro della Mazzucco (mi deve aver indotta in errore la riedizione da parte di Einaudi, chiedo venia), la quale da allora ha pubblicato Limbo (2012), di cui ha scritto sull’Asino il nostro Silver, deluso. Con il suo commento, come ho scritto, non mi sono trovata d’accordo. È un libro singolare, è vero, ma molto bello.
      Diverso, meno affascinante, La lunga attesa dell’angelo, che invece ha ricevuto una descrizione appassionata sulle pagine dell’Asino da parte di Davide Steccanella.
      Non ho ancora letto la recente raccolta di scritti sui capolavori della pittura di tutti i tempi Il grande museo del mondo, ma credo che, lo farò presto. Non è che per caso l’ha letto il nostro Maturin?

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