Mordecai Richler “La versione di Barney”

barneyBerney Panofsky scrive non la biografia, ma la sua versione di quella che è stata la sua vita a partire dal periodo bohemienne nel quale, assieme ad alcuni suoi amici di belle speranze (tra i quali Boogie, l’unico vero genio del gruppo che, a differenza degli altri, non riuscirà a combinare nulla di buono), viveva nella Parigi degli anni ’30, fino alla vigilia della sua morte.

Barney è un personaggio decisamente riuscito, direi quasi memorabile: smodato, iracondo, impulsivo, con un eterno sigaro avana in una mano e un bicchiere di eccellente cognac nell’altro.

Racconta delle sue tre mogli, del successo (solo economico) ottenuto producendo tramite la  “Totally Uneccessary Production” imbarazzanti serie televisive di infimo livello ma popolarissime (fra le quali il celeberrimo “Giubba Rossa Mc Iver Presente”, il cui protagonista è perfidamente omonimo di un rivale di Barney che ha riscosso uno strepitoso successo letterario), del processo subito per la accusa di omicidio del suo amico Boogie, dei suoi figli, del grande amore della sua vita, Miriam, che dopo decenni di vita in comune e tre figli decide di lasciarlo per andare a stare con il paradisiaco Blair, nelle cui braccia Barney la butta con un insensato tradimento; e, infine, dell’altra sua grande passione: l’hockey, al quale ha sacrificato decine di paia di calzature e ombrelli gettandoli, inviperito, sul ghiaccio.

Con padronanza stilistica e costruttiva da romanziere di razza Richler ti accompagna per quasi 500 pagine tramite il racconto torrenziale, divagante e linguacciuto di Berney; ed è veramente uno spettacolo di raro virtuosismo vedere come l’iniziale errare e perdersi della narrazione, che salta avanti e indietro, scappa di qua e torna di là -e qui effettivamente ci vuole un po’ di pazienza- trovi un filo conduttore sempre più preciso e sempre più facile da seguire, in modo spettacolarmente parallelo e contrario al progredire della sindrome di Alzheimer che, alla fine, ridurrà il povero Barney a uno stato di totale deficienza.

Oltre a ciò il romanzo ha una serie di altri punti di forza: molti momenti esilaranti; il rimpianto inconsolabile di Barney per Miriam; la resa a tutto tondo del protagonista; il dubbio, che con grande arguzia viene lasciato aleggiare, se questo famoso delitto Barney l’abbia commesso oppure no.

Non fatevi scoraggiare dal film, sbiaditissima copia del libro.

Poronga

4 thoughts on “Mordecai Richler “La versione di Barney”

  1. Beh, a me il film non era dispiaciuto. Quasi sempre i film sono inferiori ai libri da cui sono tratti, e in questo caso il libro è un susseguirsi di monologhi interiori che è difficile rendere sullo schermo, ma mi sembra che almeno qualcosa dello spirito del libro si trovi nel film, e in particolare lo sguardo. Perché quello che rende unico ‘La versione di Barney’ secondo me è lo sguardo di Richler, che vede il mondo in un modo tutto suo.
    A Lucia dico che la capisco benissimo: a me le prime 100 pagine hanno annoiato e un po’ irritato, ma per ostinazione sono andato avanti e alla fine avrei voluto che continuasse per altre 500 pagine.
    A Poronga dico che concordo in pieno col suo giudizio. Aggiungo solo un aspetto che mi sembra importante: questo libro, almeno in Italia ma non solo, ha segnato la fine del politicamente corretto, o almeno degli eccessi a cui era giunto, riportando un po’ di buon senso. Il discorso è lungo, e non voglio abusare della pazienza dei lettori dell’Asino. Avrei anche delle cose da dire su altri libri di Richler che ho letto dopo Barney, ma forse ci saranno altre occasioni, se l’argomento interessa.

  2. Bellissimo!! dopo la lettura l’ho prestato a un tipo che, a distanza di tempo, quando gli ho chiesto la restituzione, ha detto di non averlo mai ricevuto..beh, nonostante l’avessi già letto, me lo sono ricomperato

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