Gianrico Carofiglio “La Regola dell’equilibrio”

caroConfesso che avevo un po’ di timore ad acquistare questo libro, timore che derivava dal discreto numero di romanzi pubblicati da Carofiglio (in media uno ogni anno) dopo quello che per me era stata veramente una bellissima scoperta, la sua opera prima, credo,  “Testimone Inconsapevole” nel 2002.

La Regola dell’Equilibrio si colloca a metà strada, cioè secondo me non è certo un capolavoro, ma contiene alcuni spunti non banali, è scritto in modo piacevole  e in certi punti è davvero “godibile” (come odio questa parola ma non me ne viene una migliore).

La vicenda riguarda l’abile avvocato Guerrieri che, in preda a dubbi e disillusioni tipiche dei cinquant’anni, viene contattato da un alto magistrato, (Larocca) preoccupato  da voci di indagini a suo carico che sarebbero svolte dalla procura competente e letteralmente potrebbero , anche se alla fine le accuse risultassero infondate, “rovinargli la carriera” per il solo fatto che se ne parlasse.

Larocca incarica Guerrieri  di indagare discretamente in modo da predisporre, se del caso, adeguate contromisure: non dico nulla di come si sviluppa la vicenda, salvo che la collaboratrice a cui Guerrieri affida le indagini è un tipo alla Tex Willer, che uno si vorrebbe augurare di non avere mai come avversario (per più ragioni).

Alla fine sono stato contento: i frequenti riferimenti giuridici a cui Guerrieri ricorre, i verbali degli interrogatori, il preciso linguaggio utilizzato da Carofiglio, unitamente all’incalzare degli eventi (senza flash back, finalmente un libro facile da seguire…) hanno reso questo racconto (non lo definirei romanzo)  una lettura rilassante e piacevole, che in più, mi ha lasciato anche qualche motivo di riflessione personale.

Silver 3

2 thoughts on “Gianrico Carofiglio “La Regola dell’equilibrio”

  1. Ho letto questo libro di Carofiglio, come diversi altri suoi. Devo dire che la lettura è sempre piacevole, ma alla fine ci si chiede: cosa rimane? Carofiglio sa scrivere bene, soprattutto i dialoghi, ed è senz’altro una persona intelligente. Mi sembra però che la sua consapevolezza di essere intelligente e l’autocompiacimento che ne deriva a volte gli prendano un po’ la mano ( star lì a guardarsi l’ombelico, non si dice così? ). In questo modo, il gioco delle citazioni colte, il sentirsi parte di una élite intellettuale e morale diventa un po’ fine a se stesso e a volte addirittura irritante ( soprattutto se, come è il mio caso, di quella élite non ti senti parte ).
    Devo anche dire che il suo libro che mi è piaciuto di più non fa parte della serie dell’avvocato Guerrieri, ma è ‘Il passato è una terra straniera’. Guerrieri, appunto, è un po’ troppo costruito sul modello dell’intellettuale raffinato e snob. Inoltre, mi disturba un po’ la sua passione per la boxe ( che sarà pure la ‘nobile arte’, ma a me sembra solo due disgraziati che si tirano cazzotti, con esiti sempre dannosi e a volte addirittura mortali ).

  2. Io di Carofilgio ho letto solo “Testimone inconsapevole” e mi è piaciuto.
    Data questa parvenza “letteraria” passo alla ragione del mio intervento. Secondo me il di gran lunga più grande atleta di tutti i tempi è stato un pugile: Muhammad Alì. A parte che io darei la sua biografia da studiare nelle scuole (da campione del mondo ebbe il coraggio di rifiutare il Viet Nam e andare in galera dicendo “Nessun viernamita mi ha mai chiamato negro”), grazie alla nobile arte ha sconfitto dei veri mostri, molto più forti di lui sul pano della forza bruta.
    Un vero mito

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