Ian McEwan “The Children act” (La ballata di Adam Henry)

mcFra poco uscirà la traduzione italiana dell’ultimo libro di McEwan, col titolo che vedete sopra e su cui dirò qualcosa alla fine, ma io l’ho letto in originale e preferisco parlarne subito.

La protagonista è Fiona Maye, un alto magistrato del Tribunale dei minori, quasi sessantenne, che si è trovata spesso ad affrontare problemi giuridici spinosi – ad esempio ha dovuto decidere di far morire un gemello siamese per salvare almeno la vita dell’altro. Il suo ambiente è quello dell’alta borghesia intellettuale: suona il piano ad ottimo livello, ama la pittura e la poesia. Non ha avuto figli, e il suo matrimonio è un po’ in crisi anche a causa di una sua certa freddezza e del troppo impegno nel lavoro. Anche il marito fa parte di quella stessa classe sociale, insegna storia all’università, ma in lui vediamo soprattutto gli aspetti negativi di quella upper- class inglese, e francamente risulta un po’ antipatico.

Il caso che Fiona si trova ad affrontare è abbastanza classico: il rifiuto da parte di due genitori Testimoni di Geova di accettare una trasfusione di sangue senza la quale il figlio minorenne è destinato a morte certa. In questi casi la decisione è abbastanza scontata, ma qui è complicata dal fatto che al ragazzo mancano solo tre mesi alla maggiore età, è molto maturo e intelligente, ed è estremamente determinato a far valere i dettami della sua fede religiosa. La questione pone formidabili problemi giuridici e morali, e va riconosciuto a McEwan di affrontarli in modo eccellente. Ho appreso da una sua intervista che, da scrittore scrupoloso qual è, ha passato molto tempo a documentarsi, assistendo ad udienze nei tribunali e parlando con magistrati e avvocati. Normalmente questi problemi vengono trattati da giuristi – in modo noioso e cavilloso – o da filosofi politici – in modo molto difficile e astratto. McEwan riesce a parlarne in maniera chiara ma allo stesso tempo profonda e stimolante, mettendosi nei panni di un giudice di grande dottrina e sensibilità umana, che sente sulle proprie spalle tutto il peso di una decisione tremendamente difficile.

Come ho detto, la decisione di Fiona non è sorprendente in sé, benché molto sofferta, ma sorprendente è poi lo sviluppo della situazione, che non rivelo, ma che dimostra appunto la capacità di McEwan di avere una prospettiva non da giurista o filosofo, ma da artista che conosce e sa descrivere le complessità dell’animo umano.

A me piace molto McEwan, ma devo dire che nei suoi confronti, come pure per altri scrittori, c’è un certo atteggiamento snobistico di molti critici e lettori sofisticati che tende a sostenere che le sue cose migliori le ha scritte in gioventù. A me sembra vero che McEwan è ” nato grande ” e ha scritto libri di grande livello da subito, ma nella maturità ha scritto due romanzi bellissimi come Amsterdam e Espiazione. A questi è seguito un altro romanzo di ottimo livello come Sabato, e poi riconosco che, anche per un lettore suo fan come me, gli ultimi tre – Chesil Beach, Solar e Miele – non sono di uguale livello. E lo stesso vale, nella mia modesta opinione, per The Children Act. Però voglio dire due cose. Anzitutto, il fatto di aver scritto dei capolavori non può diventare una maledizione, e non è sempre possibile migliorarsi in eterno; se certi romanzi sono un po’ meno belli dei precedenti, restano sempre di gran lunga migliori del 99,9% di quelli che ingombrano le librerie reali o virtuali. E poi aggiungo che se può essere vero che McEwan ha perso un poco della fantasia e della vena creativa che l’hanno sempre caratterizzato, nella maturità ha in compenso acquisito una padronanza della scrittura, del ritmo narrativo e in generale degli equilibri che è così difficile raggiungere in un romanzo, che leggerlo è sempre, almeno per me, un grande piacere. E a proposito di stile, spero che la traduzione gli renda merito. Per la verità, non si comincia bene. Perché non mantenere il titolo originale e intitolarlo invece La ballata di Adam Henry, titolo perlomeno ambiguo, anche se si riferisce a una cosa che nel libro c’è? Ma è vero che queste scelte le fanno gli editori e gli addetti al marketing, non i traduttori.

traddles

5 thoughts on “Ian McEwan “The Children act” (La ballata di Adam Henry)

  1. Non leggevo libri di McEwan da diverso tempo, dopo la mezza delusione di letture quali Solar e Espiazione: Ora, complici i regali di Natale, ho letto questa “ballata”, ricevendone ahimè la conferma che anche McEwan si è tristemente iscritto al club di quelli-che-una-volta-erano-grandi-e-ora –non-sono-più.
    Questa storia la trovo veramente deboluccia e fin sconclusionata: partendo da una idea in sé buona anche se non originalissima (una giudice chiamata a decidere se consentire o meno una trasfusione a un ragazzo testimone di Geova che la rifiuta, insieme ai suoi genitori, pur sapendo che morirà se non se la lascia praticare), la protagonista attraversa vicende familiari poco credibili e poco rilevanti, che si mischiano alla discussione della causa facendo da riempitivo. Il clou della vicenda è il “colloquio” della giudice con il ragazzo, colloquio veramente surreale, in cui lei arriva a cantare con lui, a invaghirsene e naturalmente a ordinare la trasfusione. Questo magari lo avrebbe fatto lo stesso, ma quello che segue è che il ragazzo guarito si innamora della giudice, la quale nel frattempo ha ritrovato una sua “normalità”, lo trascura, fino a un finale tragico. Nulla da ricordare in questo libro.
    Silver 3

  2. A me questo libro è decisamente piaciuto, soprattutto perché ho trovato che tratti i temi spinosi di cui parla in modo molto informato e meditato. Per esempio quando rappresenta l’udienza nella quale gli avvocati delle parti espongono le ragioni dell’ Ospedale che chiede che si proceda alle trasfusioni di sangue, e quelle dei genitori del ragazzo che vi si oppongono per motivi religiosi, lo fa con molta precisione ed efficacia, al punto che ho pensato che non augurerei a nessuno di trovarsi nella posizione di dover decidere un caso così maledettamente complicato.
    Mc si prende anche dei bei rischi narrativi (il rapporto fra la giudice e il ragazzo, fra la giudice e il marito), ma secondo me ne esce più che bene.
    Ho trovato anche molto riuscite le figure di tutti i protagonisti del romanzo.
    Per me un libro che si colloca sulla linea delle cose migliori scritte da McEwan.

  3. Dimenticavo questa esilarante citazione.
    Siamo in tribunale:
    “Durante un controesame un avvocato piuttosto insistente chiede all’anatomopatologo si gli sia possibile dichiarare con assoluta certezza che un certo paziente era deceduto prima che lui iniziasse l’autopsia. Il patologo risponde che si, ne è sicuro. E, sentiamo, come fa ad esserlo? Per il semplice fatto, dice il medico, che il cervello del paziente stava sul mio tavolo, dentro un contenitore di vetro. Ma, incalza l’avvocato, non poteva forse il paziente essere vivo, ciononostante? Beh, risponde il medico, non escludo in effetti che stesse svolgendo la professione forense in qualche aula di tribunale”.
    Grande.

  4. D’accordo con traddles: è un libro profondo, con padronanza della scrittura e del ritmo narrativo (ho sintetizzato troppo?).
    D’accordo con poronga: un libro che mi è decisamente piaciuto, con rischi narrativi (che fanno fare a luigi un commento così severo) che sono ben superati.
    Non mi ritrovo nella “storiella” riassunta da luigi. Una per tutte: non è vero che la giudice “si invaghisce” del ragazzo e non è vero che Adam “si innamora” della giudice… Tutto è molto più complesso e trovo magistrale il personaggio di Fiona. Per me la parte più bella del libro sono i suoi pensieri e la sua fatica interiore.

    Oleandro

  5. Completamente d’accordo con Traddlers, fantastica la citazione di Poronga, assoluto disaccordo con Silver: il romanzo ha valore, per la profondità con cui sono affrontati i temi etici e giuridici e per il raffinato dialogo interno della protagonista

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