Harry Bernstein “Il muro invisibile”

muroIncuriosito dalla segnalazione di Traddles ho letto questo libro. Harry Bernstein racconta la sua infanzia passata nella comunità ebrea in una cittadina nei dintorni di Manchester, dagli inizi del ‘900 fino alla partenza per l’America.

Il romanzo ha due scenari fondamentali: quello della famiglia di Harry, dominato dalla madre e dalla sua strenua lotta per mantenere ed istruire i cinque figli nonostante la miseria e un marito beone e violento –un vero orco che terrorizza tutti; e quello dei rapporti fra le comunità ebraica e cristiana, le cui case si fronteggiano sui lati della medesima via.

Il muro di cui parla B. è quello che divide ebrei e cristiani, e che i primi contribuiscono più dei secondi a mantenere, al punto di considerare morta una loro ragazza che sposi un cristiano.

È un muro che poche volte viene valicato; ed è solo in presenza di eventi eccezionali, come la guerra, che le due comunità trovano momenti di solidarietà e in qualche modo di unione, salvo tutto cancellare non appena la eccezionalità è finita.

La particolarità del libro -nulla di straordinario, ma di buon intrattenimento e non inutile- è che e stato scritto da un uomo di 94 anni. È un libro di memorie, fondamentalmente dedicato alla madre, ma non è affatto un libro vecchio; e colpisce anzi che a quell’età B. possa ancora scrivere:

Avrei ricordato per tutta la vita la mezz’ora che seguì, non soltanto perché ero lì a mangiare una caramella a notte fonda, ma anche perché me ne stavo finalmente solo con mia mamma e, almeno per una volta, l’avevo tutta per me”.

Poronga

2 thoughts on “Harry Bernstein “Il muro invisibile”

  1. Poronga non me ne vorrà se ribadisco che il mio giudizio su questo libro è decisamente più positivo del suo, che non è comunque negativo: i gusti sono gusti, e questo per me è un libro molto bello, e lo definirei un capolavoro in considerazione del fatto di essere stato scritto da un quasi centenario. Dove proprio dissento è nel definirlo ” di buon intrattenimento “. C’è la povertà estrema, l’apartheid, l’incomunicabilità quasi assoluta fra culture e religioni diverse, i rapporti familiari, il padre-padrone e la madre eroina, l’amore contrastato fra un Romeo cristiano e una Giulietta ebrea, la guerra, l’emigrazione, la perdita delle radici … Questo è solo intrattenimento? Allora è a intrattenimento anche il Riccardo Terzo!

    • Questa contabilità dei temi trattati non mi convince; allora “Niente di nuovo sul fronte Occidentale” o “Se questo è un uomo” sono libri scarsi perché parlano “solo” di guerra o dei campi di concentramento? E basta affrontare molti grandi temi per scrivere un ottimo libro?
      A me non sembra che B. aggiunga alcunché di significativo alla gran parte dei temi da te elencati. Racconta una storia, fondamentalmente quella sua e della sua famiglia, collocandola, senza approfondimenti di rilievo, nel contesto in cui si è verificata.
      Per me un libro discreto/buono, come ne ho letti tanti altri.

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