Kader Abdolah “Il re”

reSe vi è piaciuto, o almeno vi ha interessato, Il cacciatore di aquiloni, libro che a me è sembrato mediocre, vi consiglio di leggere La casa della moschea, che è in qualche modo simile, con l’Iran al posto dell’Afghanistan, ma molto più bello.

 Kader Abdolah è nato in Iran, è stato perseguitato prima dal regime dello Scià e poi da quello di Khomeini, ha scelto di vivere in Olanda e di scrivere i suoi libri in olandese. Detto per inciso, va ammirato anche per questa scelta, perché è arrivato in Olanda a 34 anni, ha studiato la lingua e solo 5 anni dopo ha cominciato a scrivere in olandese. Anche se naturalmente parla della sua patria d’origine, e lo fa da artista quale è ma ancor più da esiliato che sente il dovere morale di rendere testimonianza di ciò che ha vissuto, dal momento che è uno dei pochi a poterlo fare, perché i suoi compagni di lotta sono morti o incarcerati. In questo sentire il dovere della testimonianza ricorda molto da vicino Primo Levi. Iperborea ha già tradotto sette suoi romanzi, che a me sono sembrati tutti di ottimo livello.

In questo libro Abdolah si riallaccia esplicitamente alla tradizione millenaria dei cantastorie persiani, mischiando realtà e finzione, fondendo insieme fatti e personaggi di un periodo storico più lungo della vita dei singoli. Nella figura del re infatti vengono riportati aspetti della vita di quattro scià, che regnarono in un arco di oltre cento anni, fra il 1797 e il 1906. Tanto per fare un paragone con l’Italia, sarebbe come fondere in unico personaggio Cavour, Giolitti, Mussolini e De Gasperi, ma vi assicuro che Abdolah lo fa molto bene. Molti altri protagonisti sono ispirati a personaggi storici, dalla volitiva madre del re al gran visir che cerca di portare l’Iran verso la modernità, e che addirittura era un prozio dello scrittore e che ha pagato con la vita per il suo coraggio civile. Il risultato è un romanzo che si legge come un libro di avventure ma allo stesso tempo ha grandi qualità di approfondimento storico e psicologico. Vi troverete immersi nelle complessità della politica internazionale, negli intrighi di Russia e Inghilterra per il predominio nel medio Oriente e il controllo delle risorse petrolifere di cui solo allora si cominciava a capire l’importanza. Si parla della posizione strategica della Persia e dell’Afghanistan come passaggio verso l’India e l’intera Asia. Vedrete un paese di antica e raffinata civiltà lacerato fra il medioevo e l’avanzare inesorabile della modernità, immerso in conflitti religiosi alla base anche della situazione attuale.

E su tutti lo scià, uomo debole, tormentato, più amante della poesia che del potere di cui è comunque schiavo e padrone allo stesso tempo, perché questo è il suo destino. Succube volta a volta delle grandi potenze straniere, della madre e dei vari consiglieri, intuisce i segni del cambiamento ma non lo sa affrontare. Ha capricci spesso infantili, ma quei capricci sono legge e determinano la vita e la morte dei suoi sudditi, che manda a morire con la sovrana indifferenza dei tiranni che hanno infestato tutta la storia dell’umanità. Ha più di 200 concubine, ma divide il letto con un’unica femmina, la sua amatissima gatta, a cui confida i suoi pensieri e di cui è gelosissimo ( … i gatti selvatici facevano un gran baccano sui tetti del palazzo. Che avessero sedotto Sharmin? Che lei avesse preferito il calore di un gatto selvatico a quello delle sue braccia? ).

Non entrerò troppo in dettaglio per non rovinarvi il piacere della lettura ma devo dire almeno che mentre in altri libri Abdolah raccontava vicende più vicine nel tempo, qui si ferma ai moti rivoluzionari che portarono alla prima Costituzione in Iran, nel 1906. Mischiando abilmente realtà e finzione, tratteggiando vivissime figure di intellettuali che hanno studiato in Occidente e poi diventano capi rivoluzionari, e di fanatici religiosi che l’Occidente non sanno e non vogliono sapere cosa sia, ma gli scherzi della storia portano ad allearsi con i primi, Abdolah ci sta parlando del mondo di oggi.

traddles

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2 thoughts on “Kader Abdolah “Il re”

  1. Un altro buon consiglio dal nostro Traddles.
    Libro interessante ed avvincente, prosa da “Mille e una notte” e contenuti importanti. Deliziosa la gatta Sharmin, peccato che sparisca a circa metà del libro…..ma, come si sa, i gatti sono magici e lei, prevedendo l’aria che stava per tirare ha preferito dileguarsi. La sua sparizione le rende merito.
    Illuminante la Postfazione di Elisabetta Svaluto Moreolo

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