Massimiliano Timpano e Pier Francesco Leofreddi “Chiuso per kindle – Diario di un libraio in trincea “

chiusoOgni tanto mi piace parlare di libri che non sono romanzi, ma che parlano di altri libri. Questo mi aveva attirato per l’ormai annosa diatriba ” libro di carta-libro elettronico ” richiamato sin dall’aspetto simpaticamente sagomato in modo da imitare un e-reader (ma il libro è di cara, vecchia cellulosa ). In realtà, su questo argomento c’è qualcosa, ma non molto, e neppure si fanno previsioni su quale dei due contendenti risulterà infine vincitore; ma di questo, in fondo, si parla dappertutto sino alla noia. Il libro è però interessante e divertente per quello che promette il sottotitolo ” diario di un libraio in trincea “, cioè la descrizione delle difficoltà a cui va incontro chi si ostina a fare questo antico e nobile mestiere, minacciato non solo dai libri elettronici, ma dalle vendite on-line, dai mega-store multimediatici dove i libri finiscono per essere l’ago nel pagliaio nonché dai libri venduti nei supermercati.

Ovviamente la visione dei due autori non è e non vuole essere imparziale. Qui si cerca di dimostrare e di difendere l’importanza e la insostituibilità della funzione del libraio anche nel mondo tecnologico. Gli argomenti sono grosso modo quelli che possiamo immaginare, a cominciare dall’importanza del rapporto personale di fiducia fra libraio e lettore, ma gli autori dimostrano notevole abilità nel difendere la propria causa, e non si può non simpatizzare per loro. Da cliente di librerie, mi sono molto divertito a vedere la prospettiva dall’altra parte del bancone. Le descrizioni delle diverse tipologie di clienti sono spassose. Ci sono anche alcuni dialoghi fra libraio e cliente che sembrano scritti dai fratelli Marx, ma che ci viene assicurato essere avvenuti realmente ( <cerco Vestivamo alla marijuana> <uhm… quello di Susanna Agnelli?> <sì sì quello> <Bene, intanto che il collega lo prende, filtri e cartine le servono?>; <Cerco un libro per una persona in ospedale che è in fin di vita,mi servirebbe qualcosa che lo tiri su…>; <Senta, se non trovo questo libro entro oggi andiamo a finire alle candele greche>; <Beato lei che sta tutto il giorno in libreria!> <Sì, non è male tutto sommato> <Pensi che io devo andare a lavorare!>; <Mi prende per cortesia una copia del Fu Mattia di Pascal?> e via di questo passo ).

Molto  divertente anche la descrizione di quel fenomeno imprevedibile che è l’arrivo del ” Caso Letterario ” che esplode come una bomba. Quando, come spesso è successo recentemente, il caso letterario è un libro erotico, con stereotipi che si ripetono immutabili da secoli, si arriva veramente allo spasso.

Si punta molto l’accento su un fatto a cui non sempre si pensa: il libraio è il principale intermediario fra i lettori e gli editori, e spesso anche fra gli scrittori, a parte quelli già famosi, e gli editori. I librai hanno a che fare tutti i giorni con scrittori ansiosi che vanno a controllare la collocazione dei loro libri sugli scaffali e che ovviamente non ne sono mai soddisfatti. Sul mondo dell’editoria, presente e passata, ci sono poi molti aneddoti succosi, da veri addetti ai lavori ( ecco cosa scrisse Faulkner all’editore che gli chiedeva un’introduzione per una nuova edizione di Santuario: ” E’ stata un’idea commerciale: ho scritto Santuario per fare soldi e spero che dopo averlo acquistato consiglierete di farlo anche ai vostri amici. ” )

Il libro si chiude con una difesa, corporativa ma ben documentata, delle librerie tradizionali mostrando le cantonate che il lettore ingenuo può prendere frequentando le librerie on-line. Alla fine, sarò un dinosauro nostalgico ma non posso non simpatizzare con i nostri due autori. E non posso non ammirare questi librai che, avendo passato una vita fra libri e lettori, dimostrano anche una notevole cultura. I librai, al contrario di molti critici che leggono solo le quarte di copertina, i libri li leggono davvero! E, parafrasando un troppo famoso personaggio di un troppo famoso libro di un troppo famoso scrittore, due librai così verrebbe voglia di conoscerli e di farseli amici.

Traddles

2 thoughts on “Massimiliano Timpano e Pier Francesco Leofreddi “Chiuso per kindle – Diario di un libraio in trincea “

  1. Ho sempre mitizzato, come molti lettori, il mestiere di libraio, finché un amico, che amava molto i libri, non ha abbandonato il lavoro che faceva da anni per aprire una libreria. E da allora confessa di avere praticamente smesso di leggere i libri che gli piacciono, perché costretto a leggere quelli di cui si parla, quelli che vendono, o meglio, che si tenta di vendere. Non tutto è oro…
    Continuo però ad ammirare chi ha l’audacia di aprire, o tenere aperta, una libreria vera in tempi di grandi magazzini dei libri (ce ne sono così poche anche in un posto come milano, e quasi tutte specializzate. Anzi se ne conoscete qualcuna, segnalatemela, s’il vous plait). Ce n’è ancora una, di libreria vera, che io conosca, a Rimini, in una delle più belle piazzette della città, dove un tempo le mogli del pescatori vendevano le vongole (le “poveracce” in dialetto riminese) il posto è piccolo, ma se vi capita di passare di lì, andate a trovare Mirco. Vi parlerà di libri come non capita più tanto spesso di sentire.

    • Certo, anche a Milano le librerie sono poche e quelle poche spesso chiudono. La mia preferita è La Scientifica ( il nome è una vecchia eredità, in realtà è una libreria generalista ) è piccola ma sono molto gentili e competenti, il proprietario è della storica famiglia di librai Cortina. Trovo molto disponibili ad aiutare i clienti anche i librai della Libreria del Corso in Buenos Aires. Per me rimane valida anche la Hoepli, la prima libreria milanese a vocazione internazionale e organizzata per settori come le grandi librerie straniere. FNAC e Feltrinelli non mi stanno molto simpatiche, ma possono essere utili per le dimensioni che consentono un grande magazzino, anche se la logica editoriale ormai è spietata: o un libro diventa un classico, o dopo pochi mesi sparisce e va ancora bene se si può ordinare e non è fuori catalogo.Rimini? Bene, è l’occasione buona per una gita nelle riviera romagnola. Sono appena stato a Ferrara, e mi sono stupito della quantità e qualità delle librerie, mi sembra decisamente superiore rispetto a Milano. Posso anche dare qualche consiglio, se interessa, su librerie in città straniere, ma diventa lungo. Mi limito a segnalare quella che, secondo me e ovviamente non le conosco mica tutte, è la miglior libreria al mondo: Blacwell’s ad Oxford.

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