Orhan Pamuk

pamukCome abbia fatto Pamuk a diventare uno scrittore di interesse non dico nazionale ma addirittura mondiale è per me un autentico mistero (e se qualcuno me lo spiega mi fa un favore).

Avevo provato anni fa con “Neve” che, nonostante il tema narrativo decisamente interessante e le scottanti problematiche affrontate, in primis il rapporto fra mondo mussulmano  e Occidente, a un certo punto ho abbandonato, trovandolo scialbo e alla fine noioso; mi ricordo che proprio non riuscivo a concentrarmi.

Ho riprovato con “Istanbul”, e i difetti che avevo trovato nel primo libro li ho ritrovati tali e quali. Una scrittura opaca, imprecisa, di nessuna incisività. L’ho finito, a dire il vero saltando un po’ qua e là, giusto perché poco tempo fa sono stato a Istanbul.

Dopo di che non escludo affatto che l’uomo possa essere una persona interessante; ma lo scrittore certamente no. E invece gli hanno dato il Nobel, ancora più assurdo, secondo me, di quello dato a Fo, che almeno una cosa veramente buona nella sua vita l’ha fatta.

Poronga

10 thoughts on “Orhan Pamuk

  1. concordo. non ho letto “istanbul”, ma prima di “neve” avevo letto “il mio nome è rosso”. l’unica cosa interessante è la struttura del libro. stop. pesante e cerebrale all’eccesso (non mi sento di dire che non neanche è scritto bene, perché c’è di mezzo il “filtro” della traduzione). alla tedesca direi che è un classico esempio di “pallösigkeit”: uno di quei libri che (come accade anche per certi films) ti fa pensare che per avere premi è necessario che facciano del male, e riescano oscuri alla maggior parte di coloro che osano leggerli…

  2. caro Poronga, grazie per il tuo illuminante contributo… soprattutto, perchè dopo aver vissuto più o meno le tue stesse esperienze con gli stessi libri di Pamuk, ho da tre mesi sul tavolino dei “libri in attesa di essere letti” un’altra sua opera “Il signor Cevdet e i suoi figli”, che mi era stato regalato e che esitavo a iniziare proprio per le suddette esperienze… ora ti lascio indovinare … penso che il signor cevdet scenderà di alcune posizioni….

    Silver 3

  3. Io ho letto “Il mio nome è rosso” e l’ho trovato ipnotico, avvolgente incrocio di storie e personaggi di un mondo a sua volta storico incrocio di culture e storia. Molto ricco, al suo meglio sontuoso e raffinato come un arabesco, ma anche vagamente inquietante e ahimè confuso.
    “Istanbul” invece l’ho abbandonato dopo una trentina di pagine appena.
    Anche a me Pamuk non convince del tutto, ma trovo che la sua scrittura sinuosa e miniata abbia qualcosa di affascinante, forse l’incanto di un mondo velato che, si ha quasi la sensazione, non ci aprirà mai le sue porte.

  4. scusa poronga, ma perché mai assurdo il Nobel a Fo, che è un grande genio del nostro teatro, secondo solo al più grande di tutti che è Eduardo?
    avrò visto il ‘Mistero buffo’ almeno tre o quattro volte e ogni volta lo trovo strabiliante per la forza, la capacità di coinvolgere e di far immedesimare, l’umanità letteralmente sconfinata e, non ultima, l’invenzione di una lingua strepitosa – veemente, incisiva, icastica, straordinariamente divertente.
    e non mi verrai a dire che tutto il resto che ha fatto non vale niente…

  5. L’unica cosa veramente buona che secondo me ha fatto Dario Fo è Mistero Buffo (tutt’ora mi riguardo qualcosa ogni tanto su YouTube), che però è soprattutto una grande prova di attore, visto che il testo non c’è ma solo un canovaccio tematico, per quanto molto brillante.
    Le altre commedie scritte da Fo a me sono sempre sembrate abbastanza tremende: fondamentalmente un po’ rozze.
    Fra lui e Eduardo esiste un abisso, e il fatto che abbiano dato il Nobel a Fo e non, per dire, a Calvino mi sembra una cosa dell’altro mondo.

  6. Io, dei romanzi di Pamuk, ho letto solo Il mio nome è Rosso. Mi era stato segnalato, e prestato, da una anziana signora, colta ma un po’ bolsa; di quelle, appunto, per cui i libri per essere meritevoli devono essere difficili da leggere. Comunque del fiuto ce l’aveva, perché poco dopo Pamuk vinse il Nobel. A me era piaciuto, anche se pesantuccio e onestamente l’avevo letto un po’ per dovere nei confronti di questa signora, e mi ero annotato di rileggerlo prima o poi con più calma. I miei ricordi, a distanza di otto anni, coincidono sostanzialmente con quanto detto da Lucia. Di fatto, non ho più trovato stimoli né per rileggerlo, né per leggere altri suoi romanzi. Ho letto però, e ho trovato molto bello, ” Romanzieri ingenui e sentimentali “. Sono le Norton Lectures di Harvard, le stesse delle Lezioni americane di Calvino e di Sei passeggiate nei boschi narrativi di Eco. I romanzi di Pamuk possono non essere granché, ma quando parla dei romanzi degli altri è molto bravo e dimostra una conoscenza e un amore per la grande letteratura che non può non coinvolgere. Spiega che cos’è un romanzo, come lo si scrive e come lo si legge con grande abilità. Forse è proprio questa sua profonda conoscenza delle tecniche della narrazione che ne fa più un teorico della letteratura che un romanziere, ma sentirlo parlare di romanzi è affascinante. Anche quando spiega come lui stesso scrive i suoi romanzi, con una attenzione ai dettagli che lo impegna in ricerche da storico o da scienziato sociale, è molto interessante e ho capito meglio il significato delle atmosfere della Turchia del XVI secolo che avevo trovato nel suo romanzo. Ma forse questo spiega anche perché sia uno scrittore che piace più ai giudici del Nobel che ai lettori comuni. Del resto, ho trovato un brano dove, dopo un’interessante discussione sui rapporti fra pittura e scrittura, lui stesso afferma che come scrittore usa solo l’intelletto, e come pittore il talento. Per vincere un Nobel il talento è importante, ma non è indispensabile: può bastare anche solo l’intelletto.

    P.S. per Lucia: non mi stupisce che tu sia stata la più indulgente con Pamuk: provi un’istintiva empatia perché anche per lui Anna Karenina è il più grande romanzo che sia mai stato scritto.

  7. Confesso di provare una profonda passione per Pamuk ,già prima del Nobel, e di avere letto quasi tutti i suoi romanzi. Condivido il commento di Lucia su “il mio nome è rosso” mentre Neve” mi ha ricordato il grande Dostoevskij di “delitto e castigo” . Ho amato “Istanbul ” per la visione della città e per la sua storia. Sarà perché anche per me Anna Karenina è il più grande romanzo mai scritto?……l’ho letto 4 volte……

  8. In che senso? Già, è vero che non sono direttamente chiamato in causa, ma che c’entra, scusa, poronga?
    “Confesso” è un modo di dire come mille altri e non significa nulla.
    Perché allora te ne esci con una frase così,,. che tutto sommato sembra voler proprio dire il contrario di quello che dice?

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