Cormac Mc Carthy “Suttree”

cormacMc Carthy è davvero un grande. Questo libro del 1979, uscito in Italia, chissà perché, solo 40 anni più tardi, mantiene tutte le promesse di uno che ha scritto “La strada”, “Cavalli selvaggi”, “Meridiano di sangue”…

Suttree è il nome di un pescatore, un uomo vero, che vive su una casa galleggiante, rispettoso dell’ambiente e del prossimo, che ha un numero inverosimile di amici veri,  persone magari  molto improbabili se prese singolarmente, , ma che paradossalmente nel contesto e nella narrazione disegnano un insieme, un modo di vivere, un “sottouniverso” a suo modo verosimile e coerente. Si tratta di una umanità ai margini, che vive in posti inimmaginabili per la insalubrità e la precarietà che ispirano al lettore, che si arrabatta a vivere anche inseguendo sogni, e aiutandosi con espedienti anche incredibili, ma sempre in un modo che potremmo certamente definire fondamentalmente “onesto”. Una umanità con la quale Suttree  sa instaurare e mantenere relazioni solide e profonde, di quelle che restano vere in qualsiasi circostanza e a dispetto di qualsiasi esperienza apparentemente negativa, esperienze che si dipanano in mezzo ad avventure allo stesso tempo incredibili e verosimili. E spesso esilaranti, ma per niente “insopportabilmente tristi” come viene definita l’opera in quarta di copertina da un certo Stanley Booth. Il mistero per me più grande  nella scrittura di McCarthy è come lui riesca a descrivere ciò di cui parla in un modo dettagliato, preciso, univoco, ti “fa vedere” le cose di cui parla, senza mai sfiorare la ripetitività o la ridondanza. Anche se non c’entra niente, mi ricorda la analoga capacità di David Foster Wallace, e mi pare di entrare davvero nell’olimpo degli scrittori.

Una citazione a parte merita la traduttrice Maurizia Balmelli, che ha saputo rendere in modo mirabile la prosa di McCarthy…. magari è per questo che ci hanno messo 40 anni a pubblicarlo J ; e a me  pare molto probabile che,  nel tentativo riuscitissimo di tener dietro a quel diavolo  scatenato dell’autore, la traduttrice si sia dovuta inventare di sana pianta diverse parole … ce ne sono di stranissime… da cercare su internet per chi ne ha voglia… Un libro da leggere!

Queste  le righe finali, a pag. 560:  “Un enorme e magro segugio era sbucato dai prati lungo il fiume come un cane degli abissi e fiutava il punto in cui Suttree aveva sostato. Da qualche parte nella foresta livida lungo il fiume è in agguato la cacciatrice, e tra i pennacchi di grano e nella moltitudine turrita delle città. Opera in ogni dove e i suoi cani non si stancano mai. Li ho visti in sogno*, sbavanti e feroci, cogli occhi pazzi di una fame vorace d’anime di questo mondo. Fuggili.”

Un capolavoro nel capolavoro: McCarthy non lo sa, ma sembra una citazione di Fabrizio De Andrè.

*Il libro è scritto tutto in terza persona. Quindi” li ho visti” si riferisce a McCarthy stesso.

Silver 3

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