Andrea Vitali ” Pianoforte vendesi “

PianoAllora, stimolato dal dibattito sull’Asino, ho letto Pianoforte vendesi. Che devo dire? E’ una storia carina, leggibile, con tre o quattro personaggi ben delineati . Come lettura di svago ci si potrebbe anche accontentare. Però francamente mi aspettavo qualcosa di più. Provo quindi a esporre brevemente almeno due motivi della mia insoddisfazione.

Il primo riguarda la storia in sé: carina, accattivante, la magia della notte dell’Epifania ha attratto molti scrittori a cominciare da Shakespeare. Però qui mi sembra che siamo a metà fra il fantasy e il fumetto, detto senza offesa per nessuno dei due generi letterari, senza decidere bene da che parte stare. L’atmosfera magica dovrebbe essere data da una stella solitaria che sparisce, dalle nuvole, dalla neve … insomma, un po’ banale. Non che nuvole, stelle e neve non siano gli ingredienti giusti ma, come in cucina, bisogna poi saperli usare nelle giuste proporzioni e non mi sembra che Vitali ci riesca. C’è poi anche il fantasma vero e proprio, e qui andiamo un po’ meglio; ma se non si è creata l’atmosfera magica prima, con altri elementi, quando arriva il fantasma il gioco diventa troppo facile da un lato e troppo scoperto dall’altro. Insomma, per me quell’atmosfera di magia Vitali non è riuscito a crearla.

La mia seconda critica riguarda il linguaggio, che ho trovato un po’ sciatto. Non mi riferisco certo all’uso del linguaggio ” basso ” quando a parlare sono personaggi semplici e quindi va benissimo ( anzi, semmai mi sarebbe piaciuto un uso maggiore del laghéè ) ma piuttosto ad una mancanza di coerenza nell’alternanza fra le voci dei personaggi e la voce narrante. Il protagonista è un ladro detto il pianista per l’abilità delle sue mani. E qual è la prima azione che lo vediamo compiere nella prima pagina con quelle abilissime mani ? ” si sistema le palle “. Non mi scandalizzo certo, ma se la prima azione che fai compiere al tuo protagonista è quella, poi devi essere coerente nello sviluppo della sua personalità e non mi sembra che lo sia. Devo però confessare che il mio giudizio non è affatto equanime, perché quelle che il pianista si sistema a me sono girate poche pagine dopo, quando ho visto la terribile, ubiqua espressione romanesca-televisiva ” quant’altro ” per contrastare l’uso della quale io sarei favorevole a punizioni corporali. Ditemi voi cosa diavolo c’entra col linguaggio del lago di Lecco! ( per di più nel 1966, quando grazie al cielo quell’orribile espressione era ancora nella mente di Giove ).

 Insomma, per usare un’espressione milanese che credo che usino anche lassù, col quant’altro Vitali mi è andato giò de birlo e da lì è poi difficile farlo risalire. Ciò nonostante, tengo in gran conto l’opinione degli Asinisti, e una seconda chance non si nega a nessuno, quindi mi sono già comprato Una finestra vista lago. Che leggerò però rigorosamente sotto l’ombrellone.

Traddles

6 thoughts on “Andrea Vitali ” Pianoforte vendesi “

  1. Caro Traddles, chiedere una “atmosfera di magia” al buon Vitali è come chiedere una dissertazione teologica a Don Camillo; non la fa, non la sa fare, e neppure gli interessa farla.
    Vitali non parla con Dio ma con il sacrestano: preferisce.
    E’ uno da bar, terra terra, ed è emblematico, e tipico suo, che la prima cosa che descrive del ladro-pianista dalle affusolate mani è che “si sistema le palle” (non me lo ricordavo, e, se contestualizzato nel racconto, lo trovo anche abbastanza divertente).
    Per carità, hai ragione, trattasi di letture da ombrellone; per quanto (si può dire “per quanto”?), se poi ti infastidisci per “quant’altro”, mi sa che sei troppo severo ed esigente lettore per le pretese del nostro ruspante e spensierato laghee.
    Poronga

    • Caro poronga,
      uè, per quanto te vuoi pitturarmi come un lettore snobbico con la puzza dentro nel naso, io non ci stò. Se sarei quel snobbone che dici te, mica me lo leggevo il Vitali. Siccome che genericamente mi piacciono letture più impegnanti, non ti dò mica il permesso di prendermi non ti dico per il checosa perchè sono un gentelmen ma mi hai capito, mica come il Vitali che stà lì tutto il tempo a toccarsi non ti dico neanche quì che cose. Sotto l’ombrellone mica mi leggo il Ghete ( che poi a bel vedere va bene anch’esso, se nò quandechè si ha il tempo di leggerlo? ) ma se perforza si vorrebbe fare letture svaganti, invece che il Vitali c’è di meglio. Tanto per dare l’esempio, non sò, hai mai provato Alexander McCall Smith?
      Che poi, se proprio devo dirti tutta la verità, allora ti confesso che l’ultima volta che sono andato al mare avevo 14 anni …

  2. Strana richiesta, in tempi di internet. Accetto la sfida e vado solo a memoria.
    Alexander McCall Smith è un professore di diritto che vive e insegna metà anno a Edimburgo e l’altra metà in Sudafrica. Scrittore molto prolifico ( in genere vale la regola che chi scrive molto e molto in fretta non scrive capolavori ma scrive libri di agevole lettura, da ombrellone ) ha scritto diverse serie di libri con personaggi ricorrenti, fra cui una serie i cui protagonisti formano un club di lettura simil-Asinisti, e anche di molti libri per bambini. Non so se sono tutti tradotti in italiano ( internet verrà in aiuto ) ma è sicuramente tradotta la serie che ne ha fatto un autore di culto nei paesi di lingua inglese: la No.1 Ladies’ Detective Agency, una agenzia investigativa femminile fondata e diretta da una indimenticabile e grassissima signora. Non aspettatevi misteri e omicidi: qui i casi da risolvere sono il furto di un camioncino o la rottura delle vetrine di un negozio, ma il tutto è un pretesto per manifestare l’amore dell’autore per l’Africa, e in particolare per il Botswana di cui vengono descritti con grande abilità i cittadini, la natura, le istituzioni politiche e sociali … e quant’altro! Per chi ama ancora i libri di carta, la serie è caratterizzata da bellissime copertine che fanno sentire il sapore dell’Africa e faranno bellissima figura sui vostri scaffali.

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